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Le sorprendenti origini acquatiche di ornitorinco ed echidna a Dinosaur Cove

Sabrina Rubattu di Sabrina Rubattu
29 Apr 2025 - 14:31
in Magazine
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Nuove scoperte ribaltano la storia evolutiva dei monotremi

(TEMPOITALIA.IT) Per decenni si è pensato che i monotremi — un gruppo di mammiferi che include l’eclettico ornitorinco e l’irto echidna — si fossero evoluti esclusivamente sulla terraferma. Gli scienziati ipotizzavano che l’ornitorinco si fosse successivamente adattato a uno stile di vita semi-acquatico, mentre gli echidna si sarebbero tenuti ben lontani dall’acqua. Tuttavia, un’antica scoperta effettuata nella regione di Dinosaur Cove, situata nel sud-est dell’Australia, potrebbe riscrivere radicalmente questa narrazione.

Un omero fossile, rinvenuto circa trent’anni fa e analizzato solo di recente con moderne tecniche di imaging, suggerisce che i primi monotremi possedessero caratteristiche acquatiche. Il fossile appartiene a una creatura estinta chiamata Kryoryctes, vissuta ben 108 milioni di anni fa, durante il Cretaceo.

Densità ossea e adattamenti evolutivi: una nuova interpretazione

A fare la differenza nella recente analisi è stata la densità dell’osso. Le ossa dell’ornitorinco, come riportato nello studio pubblicato da PNAS, sono note per essere dense e pesanti, consentendo loro di rimanere sott’acqua con il minimo sforzo, similmente a quanto accade in animali come balene e delfini. Al contrario, le ossa degli echidna moderni risultano più leggere e cave, perfettamente adatte a uno stile di vita terrestre.

L’esame microstrutturale dell’omero del Kryoryctes ha mostrato una struttura interna paragonabile a quella degli ornitorinchi, suggerendo che i primi monotremi fossero probabilmente semi-acquatici. Secondo Suzanne Hand, paleontologa presso l’Università del Nuovo Galles del Sud, questa caratteristica rappresenta un raro caso di un mammifero che, invece di migrare dalla terra all’acqua — un percorso tipico di molte specie — ha compiuto il tragitto opposto.

Il fossile di Kryoryctes e la storia ancora tutta da scrivere

Il dibattito scientifico, che ha coinvolto specialisti da tutto il mondo, si è alimentato proprio grazie alle particolari somiglianze esterne tra l’omero di Kryoryctes e quello degli echidna contemporanei. Inizialmente, alcuni studiosi pensavano che potesse trattarsi di un antenato “basale” dei monotremi, il che avrebbe giustificato le somiglianze morfologiche con entrambi i rami evolutivi.

Tuttavia, il nuovo studio, basato su tecniche di imaging a sincrotrone non distruttive, ha aperto nuove prospettive: attraverso l’osservazione della microstruttura interna dell’osso, è emersa una forte correlazione con adattamenti semi-acquatici. Tali metodologie innovative permettono di preservare l’integrità del fossile unico, senza necessità di danneggiarlo con tagli tradizionali.

Il futuro della ricerca sui monotremi antichi

La scoperta lascia ancora molte domande senza risposta. Gli scienziati, guidati dal team australiano, continueranno ad analizzare l’unico omero disponibile, sperando di ottenere ulteriori informazioni grazie a nuove tecniche non invasive. I fossili dei monotremi antichi, specie del Mesozoico, sono estremamente rari, e ogni frammento può rappresentare una chiave fondamentale per svelare misteri risalenti a oltre cento milioni di anni fa.

Secondo quanto riportato anche da fonti come Nature e National Geographic, questa nuova prospettiva offre una comprensione più dinamica e complessa dei processi di adattamento ambientale dei mammiferi preistorici, invitando a riconsiderare l’intero albero genealogico dei monotremi. (TEMPOITALIA.IT)

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