(TEMPOITALIA.IT) L’attività sismica nei Campi Flegrei sta vivendo una fase particolarmente intensa. Il terremoto di magnitudo 4.4, avvertito chiaramente fino ai comuni vesuviani, ha riportato sotto i riflettori una delle aree vulcaniche più complesse e sorvegliate d’Europa. A spiegare la situazione è il professore Giuseppe De Natale, vulcanologo dell’Ingv, che sottolinea come eventi simili siano da ritenersi attesi, finché il sollevamento del suolo non si arresterà.
De Natale chiarisce che la sismicità flegrea è legata a due fattori chiave: il livello assoluto dello sforzo nel sottosuolo e la velocità del sollevamento del suolo. Il primo cresce progressivamente dal 2006, portando a un aumento costante sia del numero che dell’intensità dei terremoti. Anche se la velocità si riduce, come avvenuto recentemente — passata da 3 cm/mese a circa 1.5 cm/mese — l’accumulo di sforzo può comunque generare scosse significative, seppur con minore frequenza.
La dinamica attuale richiama da vicino quella osservata prima dell’eruzione del Monte Nuovo nel 1538, l’unica eruzione storicamente documentata dell’area. Anche allora si verificò un lungo periodo di sollevamento e terremoti, proseguito per oltre un secolo prima dell’eruzione. Dal 1950, anno di inizio dell’attuale fase di bradisismo, sono passati 75 anni: lo stesso intervallo che precedette l’eruzione del XVI secolo. Tuttavia, sottolinea De Natale, il sollevamento cumulativo oggi è poco più di 4 metri, contro i circa 10 metri registrati prima del 1538, rendendo impossibile trarre conclusioni definitive.
Nessuno è in grado di prevedere con certezza quando e se questa fase culminerà in un’eruzione. È possibile, come già avvenuto in passato, che tutto si esaurisca senza un evento eruttivo. Tuttavia, finché il suolo continuerà a sollevarsi, la probabilità di terremoti forti resta concreta, con una magnitudo massima stimata intorno a 5.
Il vulcanologo ricorda infine di aver avvisato la dirigenza dell’Ingv nel 2018 dell’incremento sismico in corso, senza ricevere all’epoca risposte adeguate. Oggi, con una nuova conduzione al vertice dell’istituto, De Natale si dice fiducioso nella capacità dell’Ingv di continuare a svolgere con rigore la propria missione scientifica e di supporto alla protezione civile.
(Fonti: intervista a Giuseppe De Natale riportata su Il Mattino) (TEMPOITALIA.IT)







