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Quando a GIUGNO la colonnina di mercurio tocca i 40 gradi, non si può liquidare la questione con un’alzata di spalle. “È estate, è normale”, si sente dire. Ma i dati meteo dicono altro. E non sono opinioni: sono serie storiche, modelli, proiezioni, trend. Tutto indica che ciò che un tempo era un’eccezione, oggi sta diventando sistematico. E non è normale, né fisiologico.
Le estati calde c’erano anche prima, ma non così presto
Il confronto con il passato è spietato. Le ondate di calore in Italia non sono una novità. Ma quello che è cambiato è quando e quanto durano. I dati raccolti dal Copernicus Climate Change Service dimostrano che negli ultimi vent’anni le ondate di calore non solo iniziano prima, ma si prolungano per più settimane rispetto al trentennio 1961-1990, preso come riferimento climatico europeo. Il mese di GIUGNO, un tempo di transizione, oggi somiglia sempre più a LUGLIO pieno.
Nel 2003 si parlava di evento straordinario. Oggi condizioni meteo simili si ripetono quasi ogni anno, spesso già dalla prima decade del mese. Non sono coincidenze: sono segnali climatici.
Le temperature record non sono isolate
Non si tratta di picchi occasionali. Secondo il World Meteorological Organization (WMO), negli ultimi cinque anni l’Italia ha vissuto il suo periodo più caldo da quando esistono misurazioni moderne. Le estati del 2021 e del 2022 hanno visto superamenti dei 40 gradi già a GIUGNO in molte località meridionali, con picchi record a SIRACUSA, FIRENZE, IGLESIAS e nell’entroterra pugliese. Ora ci risiamo, ma con ancora più anticipo.
Le previsioni del Centro Europeo ECMWF per la prima metà di GIUGNO 2025 lasciano poco spazio a interpretazioni: anomalie termiche positive fino a +8°C rispetto alla media trentennale, soprattutto su SICILIA, CALABRIA, BASILICATA e SARDEGNA. Se si superano i 35-36 gradi per più giorni consecutivi già nella prima decade del mese, non è estate normale: è estate alterata.
Non solo caldo, ma caldo che cambia la vita urbana
Il problema non è solo termico, ma strutturale. Quando il caldo estremo arriva così presto, le città non sono pronte. Le scuole sono ancora aperte, i piani comunali per l’emergenza calore spesso non sono ancora attivi, gli impianti elettrici vanno sotto sforzo. Come ha dichiarato il Joint Research Centre della Commissione Europea, il rischio sanitario e infrastrutturale cresce in modo esponenziale ogni volta che un’ondata di calore si manifesta prima del previsto.
Le isole di calore urbane moltiplicano gli effetti negativi, specie nelle zone a bassa ventilazione e con alta densità di cemento. In città come NAPOLI, ROMA, CATANIA, il calore notturno non scende più sotto i 26-27 gradi durante le ondate africane. Questo impedisce il recupero termico e aggrava la vulnerabilità di milioni di persone.
Il caldo precoce è una spia del cambiamento climatico
Secondo l’IPCC, l’aumento delle temperature precoci è una delle forme più dirette e visibili di cambiamento climatico in atto. La frequenza e l’intensità delle ondate di calore sono in aumento in tutto il Sud Europa. Ma l’Italia è particolarmente esposta, trovandosi al confine tra la fascia temperata e quella subtropicale in espansione.
L’impatto sul lungo periodo è netto: caldo che arriva prima, dura di più e colpisce più duramente. Non è estate che arriva in anticipo: è un cambiamento climatico che riscrive le stagioni. (TEMPOITALIA.IT)






