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Curiosità meteo: perché il caldo improvviso ci stanca più del freddo?

Antonio Romano di Antonio Romano
06 Giu 2025 - 08:15
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Non è suggestione. Quando le temperature saltano di dieci gradi nel giro di due giorni, il corpo crolla prima della mente. Ci si sente svuotati, deboli, meno lucidi. Anche senza sforzi fisici, il caldo improvviso provoca una sensazione di fatica profonda che il freddo, nella maggior parte dei casi, non produce. Ma perché accade?

 

Il caldo non si combatte, si subisce

Quando arriva un’ondata di calore improvvisa, il corpo non ha il tempo di adattarsi. In condizioni normali, la termoregolazione impiega giorni o settimane per regolare sudorazione, pressione e ritmo cardiaco. Ma se si passa da 22 a 35 gradi in 48 ore, questo meccanismo va in affanno.

Il caldo improvviso non si sente solo sulla pelle, si insinua nel ritmo del cuore, nei vasi sanguigni, nella capacità di concentrazione e reazione. Si suda anche da fermi, ma quel sudore non basta a raffreddare: evapora troppo lentamente, soprattutto quando c’è anche umidità. Il corpo si scalda e resta caldo.

 

Perché colpisce di più rispetto al freddo

Con il freddo, il corpo si chiude, si difende. La pelle si restringe, la circolazione si riduce in periferia, ma l’organismo attiva reazioni che, per quanto scomode, sono reattive. Il freddo stimola. Il caldo stordisce. Sotto i 5 °C si trema, ma sopra i 35 si fatica a pensare. L’attività cerebrale rallenta, il battito sale anche da seduti, l’attenzione si abbassa.

Il freddo pungente può dare disagio, ma raramente toglie lucidità. Il caldo improvviso sì. E non serve arrivare al colpo di calore per accorgersene: basta una giornata afosa con aria ferma e cielo bianco, e tutto si muove più lentamente.

 

Lo sbalzo è il problema, non solo la temperatura

Non è solo il caldo in sé a stancare, ma la velocità con cui arriva. Un aumento costante e graduale viene assorbito, si gestisce. Ma se un giorno cammini al sole con la giacca, e due giorni dopo boccheggi in maglietta, il corpo si inceppa. Il sonno diventa più leggero, la digestione rallenta, i tempi di recupero si allungano anche dopo piccoli sforzi.

Ed è proprio nei passaggi rapidi — come quelli che si verificano spesso a GIUGNO, tra una perturbazione e un’ondata africana — che il senso di spossatezza generale si fa più evidente. (TEMPOITALIA.IT)

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Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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