(TEMPOITALIA.IT) I pattern meteorologici estivi che stiamo vivendo rappresentano la naturale prosecuzione di quelli invernali che hanno caratterizzato gli ultimi anni, creando una continuità climatica che sta ridisegnando completamente il volto delle nostre stagioni. Sono gli stessi fenomeni che hanno progressivamente tolto la neve dalla Val Padana, trasformando quella che un tempo era una caratteristica invernale costante in un ricordo sempre più sbiadito, e che gradualmente stanno annientando la presenza nevosa anche alle basse quote delle Alpi, dove rifugi e stazioni sciistiche si trovano a fare i conti con stagioni sempre più brevi e incerte.
Nel resto d’Italia, la neve è ormai diventata un ricordo nostalgico che molti fanno risalire al febbraio 2018, quell’ultimo grande evento nevoso che ha imbiancato città e campagne da nord a sud, o al massimo a qualche sporadico e fugace episodio meteorologico successivo che ha fatto notizia proprio per la sua eccezionalità. È impressionante pensare che in meno che non si dica si è materializzato davanti ai nostri occhi il cambiamento climatico, quel fenomeno di cui si parlava in termini teorici e futuristici e che invece si è manifestato con una velocità e un’intensità che hanno colto impreparati anche gli esperti.
Resta aperto il grande interrogativo: questo cambiamento sarà di breve durata perché troppo marcato rispetto a quello che dovrebbe essere il normale cambiamento climatico mondiale, oppure rappresenta una trasformazione permanente del nostro ecosistema? Qualunque sia la risposta, ce lo portiamo dietro attraverso tutte le stagioni, o meglio attraverso quelle che un tempo chiamavamo le quattro stagioni e che nelle aree a clima temperato si manifestano ancora, anche se tre di queste risultano notevolmente smorzate nelle loro caratteristiche distintive, mentre una sola, l’estate, è diventata caldissima e dominante sulle altre.
È del tutto prevedibile che accada tutto questo: se l’inverno è diventato progressivamente più mite rispetto al passato, il contraccolpo inevitabile lo si vede chiaramente anche d’estate, con un innalzamento termico generalizzato che mediamente può arrivare fino a circa quei 5°C che fanno la differenza tra vivibilità e sofferenza. Questo dato non è casuale né esagerato: se consideriamo che la media climatica tradizionale prevedeva per città come Milano temperature massime estive intorno ai 30°C, mentre ora ogni giorno tra metà giugno e praticamente tutto agosto si registrano sistematicamente massime di 35°C, il calcolo è presto fatto e il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Ma non finisce qui, perché ci sono sempre più frequenti le giornate in cui la calura diventa ancora più insopportabile, quelle in cui varie stazioni meteorologiche della pianura padana si spingono tranquillamente oltre i 40°C, temperature che fino a pochi anni fa erano considerate eccezionali e da prima pagina, mentre oggi stanno diventando una scomoda normalità estiva con cui fare i conti.
È soprattutto il Nord Italia ad aver subito il riscaldamento estivo più drastico, mentre in altre regioni del paese l’aumento delle temperature si può osservare in maniera lievemente più moderata. Tuttavia, la situazione al nord presenta un’aggravante particolare: qui il caldo è prevalentemente umido. Il fenomeno si spiega facilmente: i mari che circondano la penisola tendono a surriscaldarsi sempre di più e, di conseguenza, rilasciano nell’atmosfera quantità crescenti di umidità che rendono l’aria irrespirabile.
Si raggiungono così concentrazioni di umidità atmosferica che erano tradizionalmente tipiche del sud-est asiatico, regioni che fino a qualche decennio fa sembravano climaticamente lontanissime dalla nostra realtà mediterranea. Paradossalmente, anche in quelle zone del mondo la situazione è ulteriormente peggiorata, e oggi si registra un caldo umido ancora più intenso rispetto al passato, creando condizioni di vita sempre più difficili per milioni di persone.
Il cambiamento del clima interessa davvero tutto il Pianeta senza eccezioni, e questo è forse l’aspetto più inquietante della situazione attuale. Specialmente durante l’estate si percepisce una maggiore calura in modo diffuso e generalizzato, dall’Europa all’Asia, dall’America al resto del mondo, segno che non si tratta di fenomeni locali o temporanei, ma di una trasformazione globale che sta ridefinendo gli equilibri climatici su scala planetaria. Non esistono più zone franche o rifugi climatici: il riscaldamento globale è diventato una realtà tangibile e quotidiana che accompagna le nostre giornate, influenza le nostre scelte e ci costringe a ripensare il nostro rapporto con l’ambiente e le stagioni. (TEMPOITALIA.IT)






