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Home A La notizia del Giorno

Meteo e Atlantico: l’AMOC in crisi cambia le regole del clima in Europa

Antonio Romano di Antonio Romano
07 Giu 2025 - 14:00
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Una delle correnti oceaniche più decisive per l’equilibrio climatico globale sta dando segnali sempre più allarmanti. Si tratta dell’AMOC – Atlantic Meridional Overturning Circulation – la grande corrente di risalita meridiana dell’Atlantico che regola, tra l’altro, la stabilità della Corrente del Golfo. Il suo ruolo è fondamentale nel mitigare gli inverni in Europa occidentale e nel garantire condizioni atmosferiche relativamente stabili anche sul Bacino del Mediterraneo. Ma ora qualcosa si sta incrinando, e le conseguenze potrebbero cambiare in modo drammatico il meteo nei prossimi decenni.

 

Il cuore dell’oceano si sta surriscaldando troppo in fretta

Negli ultimi anni, si è osservato un riscaldamento anomalo in vaste zone dell’Emisfero Meridionale, con mari che hanno toccato temperature superiori anche di +4 °C rispetto alle medie storiche. Questo squilibrio termico sta minando la stabilità della circolazione termoalina, ovvero quel meccanismo che dipende da differenze di densità, temperatura e salinità delle acque, e che tiene in moto il sistema stesso dell’AMOC.

Le previsioni non sono più solo teoriche: secondo studi recenti pubblicati su Nature Communications, l’AMOC potrebbe cedere completamente entro la fine del secolo, se le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare. Si parla di un punto critico oltre il quale il sistema collasserebbe, con ripercussioni immediate su correnti, piogge, nevicate, venti e temperature in tutto l’Emisfero Nord.

 

L’Europa settentrionale a rischio inverni durissimi

Durante un convegno scientifico tenuto recentemente nei Paesi del Nord Europa, ricercatori e climatologi hanno condiviso scenari estremi per l’inverno in caso di ulteriore indebolimento dell’AMOC: crollo termico nei mesi freddi, stagioni rigide e prolungate, neve persistente fino in PIANURA, simili a quelle vissute durante la Piccola Era Glaciale.

Paradossalmente, proprio il riscaldamento globale spinge verso questo raffreddamento locale: più il pianeta si scalda, più si altera il delicato sistema oceanico che teneva lontane le correnti gelide artiche dalle regioni temperate europee.

 

Il Mediterraneo come zona di scontro meteo

Nel nuovo assetto che si prospetta, il Mediterraneo diventerebbe una fascia instabile e violenta, soggetta a continui scontri tra masse d’aria artiche in discesa dall’Europa centrale e correnti subtropicali africane in risalita. Un mix che potrebbe scatenare: nevicate improvvise anche a bassa quota; piogge torrenziali in grado di causare alluvioni lampo; venti di burrasca, con raffiche intense associate a sistemi frontali attivi.

Nonostante il trend climatico globale verso il caldo, l’instabilità meteo regionale potrebbe crescere vertiginosamente, come dimostrano anche le simulazioni elaborate dai centri di ricerca del Copernicus Climate Change Service e della NOAA.

 

Un’Italia più vulnerabile anche ai ritorni improvvisi del freddo

Se l’AMOC dovesse arrestarsi o rallentare sensibilmente, le irruzioni di aria fredda dall’ARTICO potrebbero intensificarsi, scivolando verso sud con maggior frequenza e potenza. Questo significherebbe neve a quote collinari, o addirittura in Val Padana, anche in pieno inverno, in netto contrasto con quanto accaduto negli ultimi anni.

L’energia accumulata nel Mediterraneo, insieme all’umidità crescente delle sue acque, offrirebbe alle correnti fredde un serbatoio perfetto per generare super-temporali e nevicate diffuse. E il tutto potrebbe accadere mentre le temperature medie continuano a crescere, generando quella sensazione disorientante di un clima che non segue più alcuna logica stagionale. (TEMPOITALIA.IT)

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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