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Home A La notizia del Giorno

Cosa succede se il caldo estremo dura troppo? I limiti del corpo umano

Antonio Romano di Antonio Romano
10 Lug 2025 - 17:20
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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Le ultime proiezioni meteo indicano una nuova ondata di caldo africano in arrivo sull’Italia attorno al 14-15 LUGLIO, con un impatto atteso soprattutto al Centro-Sud e sulle Isole Maggiori. Dopo la fase fresca e ventilata che ha interessato il Nord e parte del Centro, l’estate sembra pronta a riprendere il controllo con una delle fasi più calde e stabili di questa stagione.

Ma cosa succede al corpo umano quando il caldo estremo non lascia tregua per giorni interi? Non si tratta solo di sopportare un picco, ma di affrontare una condizione continua, che può diventare insidiosa anche per chi è in salute.

 

Il problema non è il picco, ma la durata

Il corpo umano è in grado di gestire condizioni estreme per brevi periodi. Il problema nasce quando il caldo non se ne va, soprattutto se di notte non c’è alcuna discesa termica, come sta accadendo sempre più frequentemente. È in queste situazioni che il nostro organismo inizia a soffrire: la temperatura interna non si abbassa, i meccanismi di dispersione del calore diventano inefficaci e il rischio di collasso termico aumenta.

Con temperature superiori ai 35°C di giorno e minime che non scendono sotto i 24-25°C di notte, il corpo non ha il tempo di recuperare. Il risultato è un accumulo di stress fisiologico, che si manifesta in modo progressivo: affaticamento cronico, pressione instabile, sudorazione inefficace, difficoltà respiratorie e alterazioni del battito cardiaco.

 

Le notti tropicali sono il nemico più subdolo

Il termine notte tropicale indica un periodo in cui la temperatura minima resta oltre i 20°C, ma è soprattutto oltre i 24°C che iniziano i veri problemi. Senza fresco notturno, l’organismo entra in uno stato di iperstimolazione continua, e non riesce più a recuperare energie. Si dorme male, il battito resta alto, la temperatura corporea non si stabilizza.

Chi vive in città, in edifici poco isolati e con scarsa ventilazione naturale, è ancora più esposto. E i disturbi si accumulano: difficoltà di concentrazione, irritabilità, aumento del rischio cardiovascolare e abbassamento delle difese immunitarie. Anche chi è giovane e sano può andare incontro a episodi di scompenso, se non si idrata a sufficienza o espone il corpo a sbalzi termici troppo netti tra ambienti climatizzati e strade roventi.

 

Non solo anziani: ecco chi è più a rischio

È vero che gli anziani sono fisiologicamente più vulnerabili, perché la loro capacità di termoregolazione è ridotta. Ma il caldo prolungato colpisce anche altre categorie spesso trascurate: chi assume farmaci (diuretici, betabloccanti, antidepressivi), i bambini piccoli, chi ha malattie croniche, ma anche gli sportivi amatoriali che praticano attività fisica all’aperto durante le ore più calde.

La percezione del rischio resta bassa, anche perché ci si abitua al caldo giorno dopo giorno. Ma è proprio questo adattamento apparente a rendere tutto più pericoloso. Quando arrivano i sintomi, spesso è troppo tardi.

 

L’aria calda costante modifica la nostra tolleranza termica

Uno degli effetti più insidiosi del caldo duraturo è la riduzione della flessibilità fisiologica. Vivere per giorni in ambienti surriscaldati riduce la capacità del corpo di adattarsi a eventuali sbalzi termici, rendendo più difficile anche la gestione dei giorni successivi.

E c’è un paradosso: più usiamo climatizzatori impostati su temperature troppo basse, più aumentiamo il contrasto termico con l’ambiente esterno. Il risultato è che il caldo viene percepito come ancora più aggressivo, anche quando non lo è.

 

La prossima ondata sarà lunga? Il corpo va preparato

Se le proiezioni verranno confermate, a partire dal 15 LUGLIO l’Italia potrebbe vivere una fase di caldo prolungato, con temperature in forte risalita al Centro-Sud, e possibili punte oltre i 38-40°C in Sicilia, Calabria, Basilicata e zone interne della Puglia. In quel caso, sarà fondamentale non arrivare impreparati.

La chiave sarà anticipare il disagio: evitare l’esposizione nelle ore centrali, mantenere il corpo idratato anche senza sete, limitare gli sforzi fisici, e soprattutto non sottovalutare i segnali del proprio corpo, anche i più lievi.

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Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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