Caravella portoghese nei mari italiani: dove è già arrivata e perché resta pericolosa anche da morta
C’è un nuovo ospite sulle nostre spiagge: la chiamano caravella portoghese, e già il nome basta a incutere un certo rispetto. Medusa? No. Le somiglia parecchio. Parliamo di uno degli organismi marini più urticanti in circolazione, con tentacoli lunghissimi capaci di trasformare un tranquillo bagno estivo in mare in una corsa al pronto soccorso. Episodica, finora, negli avvistamenti. Ma sempre meno. La si osserva di frequente in alcune località tropicali. L’ho vista sulle spiagge di Miami, ad esempio.
Che cos’è la caravella portoghese
La caravella portoghese, il cui nome scientifico è Physalia physalis, non è una vera medusa: è un sifonoforo, ossia una colonia di organismi specializzati che lavorano insieme come se fossero un animale solo. In superficie galleggia una vescica trasparente, sfumata di viola, simile a un sacchetto gonfio – la parte che si vede, insomma. Sotto, invece, scende il pericolo vero: una matassa di tentacoli sottili, lunghi, quasi invisibili. Ed è qui l’insidia maggiore.
Da dove arriva e perché è nei nostri mari
La sua casa sono le acque calde. Atlantico tropicale e subtropicale, Golfo del Messico, Caraibi, Oceano Indiano: lì sta di diritto. Nel Mediterraneo entra invece da intrusa, come altri nuovi ospiti invasivi, trasportata dalle correnti atlantiche e dai venti che soffiano da ovest attraverso lo Stretto di Gibilterra. Di lì il salto verso Spagna, Francia e coste nordafricane è breve; verso l’Italia, più raro ma niente affatto impossibile. Con il caldo la sua presenza rischia di aumentare, e siamo appena a Giugno.
Ma la sua presenza non è una novità degli ultimi tempi: segnalazioni e reperti nel Mediterraneo risalgono almeno alla metà dell’Ottocento. Quello che è cambiato, semmai, è la frequenza: gli avvistamenti sono aumentati di parecchio. La causa, in buona parte, va cercata nel Riscaldamento Globale e in un mare che si scalda, condizioni meteo che spalancano la porta a questa e ad altre specie “aliene” lungo le coste dell’Europa mediterranea. Ormai alcuni di questi ospiti si sono stabiliti da noi, come il noto granchio blu.
Gli avvistamenti in Italia
Le zone più interessate sono soprattutto il Sud e le Isole Maggiori. La Sicilia – coste catanesi e Isole dei Ciclopi comprese -, la Sardegna, tratti del Mar Ligure e dello Stretto di Messina, fino ai casi più recenti nel Tirreno calabrese.
Il primo episodio clamoroso nel Mediterraneo porta la data del 2010, in Sardegna, a Villaputzu, in provincia di Cagliari. Da allora si sono registrati vari contatti con i bagnanti, alcuni finiti con un ricovero in ospedale. Diversi enti la descrivono come una delle specie marine più pericolose per l’uomo presenti nei nostri mari. Pericolosa, su questo non si discute. Ma gli incontri restano sporadici, se li paragoniamo a quelli con le meduse di tutti i giorni.
Perché i tentacoli sono così pericolosi
Qui sta il cuore della faccenda. I tentacoli possono allungarsi per diversi metri – in condizioni ottimali si arriva a parlare di decine di metri – e restano sommersi. Tradotto: il più delle volte non li vedi nemmeno. Su di essi si annidano cellule urticanti specializzate, i cnidociti, che rilasciano un veleno potente, pensato per paralizzare in un attimo le piccole prede.
Il contatto con la pelle provoca un’ustione molto dolorosa: bruciore, arrossamenti, striature a frusta, un dolore che può trascinarsi per ore. A rischio sono soprattutto i bambini, gli anziani, gli allergici e chi soffre di problemi cardiaci o respiratori. Ma quando il contatto è esteso, le tossine possono scatenare reazioni serie: shock anafilattico, difficoltà a respirare, aritmie. Nei casi estremi, persino l’arresto cardiaco. Non proprio un nemico da prendere sottogamba, non vi pare?
Attenzione, resta pericolosa anche da morta o spiaggiata
C’è un dettaglio che in pochi conoscono, ed è il più insidioso. La caravella punge anche da morta. Anche spiaggiata, secca sulla battigia, all’apparenza del tutto innocua. Le cellule urticanti dei tentacoli, in effetti, possono restare attive a lungo e liberare veleno pure quando l’animale sembra ormai bell’e spacciato. Ecco perché la regola è una sola: mai toccarla a mani nude.
Cosa fare se la incontri in acqua
Mettiamo che ve la ritroviate davanti, in mare oppure a riva. Cosa si fa? Prima cosa, alla larga: dalla vescica galleggiante e soprattutto dalla zona sottostante, dove pendono i tentacoli, quelli che non si vedono. Poi, un avviso al personale di salvataggio o alle autorità competenti. In alcune spiagge, quando gli avvistamenti si moltiplicano, possono scattare divieti temporanei di balneazione: una scocciatura, magari, ma serve a evitare guai ben peggiori.
Se si viene punti, è meglio rivolgersi a un medico quanto prima, in base alla gravità dei sintomi.
Credit
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration : scheda ufficiale sull’identità e la biologia della caravella portoghese (Physalia physalis).
- National Geographic : approfondimento su habitat, comportamento e potenza del veleno della specie.
- Encyclopaedia Britannica : voce scientifica su distribuzione, tossicità ed espansione dell’areale legata al riscaldamento degli oceani.
- Current Biology : studio del 2025 sulla struttura genetica e la diversità del genere Physalia in mare aperto.