• Privacy
domenica, 21 Giugno 2026
TEMPO ITALIA meteo news
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Tempo Italia
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Home A La notizia del Giorno

Caravella portoghese in Italia: dove è arrivata e quanto è pericolosa

Avvistamenti rari ma in crescita lungo le coste del Sud e nelle Isole Maggiori: ecco come riconoscerla, perché resta urticante anche da morta e quali errori non commettere mai.

Giovanni De Laurentis di Giovanni De Laurentis
21 Giu 2026 - 16:20
in A La notizia del Giorno, Wiki Meteo
Share on FacebookShare on Twitter

 

Caravella portoghese

Caravella portoghese nei mari italiani: dove è già arrivata e perché resta pericolosa anche da morta

C’è un nuovo ospite sulle nostre spiagge: la chiamano caravella portoghese, e già il nome basta a incutere un certo rispetto. Medusa? No. Le somiglia parecchio. Parliamo di uno degli organismi marini più urticanti in circolazione, con tentacoli lunghissimi capaci di trasformare un tranquillo bagno estivo in mare in una corsa al pronto soccorso. Episodica, finora, negli avvistamenti. Ma sempre meno. La si osserva di frequente in alcune località tropicali. L’ho vista sulle spiagge di Miami, ad esempio.

 

Che cos’è la caravella portoghese

La caravella portoghese, il cui nome scientifico è Physalia physalis, non è una vera medusa: è un sifonoforo, ossia una colonia di organismi specializzati che lavorano insieme come se fossero un animale solo. In superficie galleggia una vescica trasparente, sfumata di viola, simile a un sacchetto gonfio – la parte che si vede, insomma. Sotto, invece, scende il pericolo vero: una matassa di tentacoli sottili, lunghi, quasi invisibili. Ed è qui l’insidia maggiore.

 

Da dove arriva e perché è nei nostri mari

La sua casa sono le acque calde. Atlantico tropicale e subtropicale, Golfo del Messico, Caraibi, Oceano Indiano: lì sta di diritto. Nel Mediterraneo entra invece da intrusa, come altri nuovi ospiti invasivi, trasportata dalle correnti atlantiche e dai venti che soffiano da ovest attraverso lo Stretto di Gibilterra. Di lì il salto verso Spagna, Francia e coste nordafricane è breve; verso l’Italia, più raro ma niente affatto impossibile. Con il caldo la sua presenza rischia di aumentare, e siamo appena a Giugno.

Ma la sua presenza non è una novità degli ultimi tempi: segnalazioni e reperti nel Mediterraneo risalgono almeno alla metà dell’Ottocento. Quello che è cambiato, semmai, è la frequenza: gli avvistamenti sono aumentati di parecchio. La causa, in buona parte, va cercata nel Riscaldamento Globale e in un mare che si scalda, condizioni meteo che spalancano la porta a questa e ad altre specie “aliene” lungo le coste dell’Europa mediterranea. Ormai alcuni di questi ospiti si sono stabiliti da noi, come il noto granchio blu.

 

Gli avvistamenti in Italia

Le zone più interessate sono soprattutto il Sud e le Isole Maggiori. La Sicilia – coste catanesi e Isole dei Ciclopi comprese -, la Sardegna, tratti del Mar Ligure e dello Stretto di Messina, fino ai casi più recenti nel Tirreno calabrese.

Il primo episodio clamoroso nel Mediterraneo porta la data del 2010, in Sardegna, a Villaputzu, in provincia di Cagliari. Da allora si sono registrati vari contatti con i bagnanti, alcuni finiti con un ricovero in ospedale. Diversi enti la descrivono come una delle specie marine più pericolose per l’uomo presenti nei nostri mari. Pericolosa, su questo non si discute. Ma gli incontri restano sporadici, se li paragoniamo a quelli con le meduse di tutti i giorni.

 

Perché i tentacoli sono così pericolosi

Qui sta il cuore della faccenda. I tentacoli possono allungarsi per diversi metri – in condizioni ottimali si arriva a parlare di decine di metri – e restano sommersi. Tradotto: il più delle volte non li vedi nemmeno. Su di essi si annidano cellule urticanti specializzate, i cnidociti, che rilasciano un veleno potente, pensato per paralizzare in un attimo le piccole prede.

Il contatto con la pelle provoca un’ustione molto dolorosa: bruciore, arrossamenti, striature a frusta, un dolore che può trascinarsi per ore. A rischio sono soprattutto i bambini, gli anziani, gli allergici e chi soffre di problemi cardiaci o respiratori. Ma quando il contatto è esteso, le tossine possono scatenare reazioni serie: shock anafilattico, difficoltà a respirare, aritmie. Nei casi estremi, persino l’arresto cardiaco. Non proprio un nemico da prendere sottogamba, non vi pare?

 

Attenzione, resta pericolosa anche da morta o spiaggiata

C’è un dettaglio che in pochi conoscono, ed è il più insidioso. La caravella punge anche da morta. Anche spiaggiata, secca sulla battigia, all’apparenza del tutto innocua. Le cellule urticanti dei tentacoli, in effetti, possono restare attive a lungo e liberare veleno pure quando l’animale sembra ormai bell’e spacciato. Ecco perché la regola è una sola: mai toccarla a mani nude.

 

Cosa fare se la incontri in acqua

Mettiamo che ve la ritroviate davanti, in mare oppure a riva. Cosa si fa? Prima cosa, alla larga: dalla vescica galleggiante e soprattutto dalla zona sottostante, dove pendono i tentacoli, quelli che non si vedono. Poi, un avviso al personale di salvataggio o alle autorità competenti. In alcune spiagge, quando gli avvistamenti si moltiplicano, possono scattare divieti temporanei di balneazione: una scocciatura, magari, ma serve a evitare guai ben peggiori.

Se si viene punti, è meglio rivolgersi a un medico quanto prima, in base alla gravità dei sintomi.

 

Credit

  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration : scheda ufficiale sull’identità e la biologia della caravella portoghese (Physalia physalis).
  • National Geographic : approfondimento su habitat, comportamento e potenza del veleno della specie.
  • Encyclopaedia Britannica : voce scientifica su distribuzione, tossicità ed espansione dell’areale legata al riscaldamento degli oceani.
  • Current Biology : studio del 2025 sulla struttura genetica e la diversità del genere Physalia in mare aperto.

 

Seguici su Google News
CondividiTweet
Articolo precedente

Caldo estremo sull’Italia: rischio 40 gradi, quando finirà davvero

Giovanni De Laurentis

Giovanni De Laurentis

Dopo aver frequentato il liceo scientifico, ha proseguito il proprio percorso accademico nel Regno Unito, dove si è laureato in Fisica presso l’University of Manchester all’età di 23 anni. Affascinato dalle dinamiche dell’atmosfera e dalle interazioni tra scienza e ambiente, ha poi conseguito un Dottorato (PhD) in Meteorologia presso l’University of Reading, uno dei principali poli di ricerca europei in questo ambito. Attualmente vive e lavora in Italia, dove si occupa di consulenza scientifica e supporto tecnico per applicazioni meteorologiche e fisiche nell’ambito industriale, collaborando con aziende e centri di ricerca per progetti che spaziano dalla modellistica ambientale alla progettazione di soluzioni innovative per l’industria.

Caravella portoghese

Caravella portoghese in Italia: dove è arrivata e quanto è pericolosa

21 Giugno 2026

Caldo estremo sull’Italia: rischio 40 gradi, quando finirà davvero

21 Giugno 2026
Notti tropicali in aumento.

Notti tropicali, perché in città non si dorme più: come difendersi

21 Giugno 2026
Colpo di calore

Colpo di calore: sintomi, rischi e cosa fare contro il caldo estivo

21 Giugno 2026
Caldo africano senza tregua: ecco i giorni a rischio temporali

Caldo africano, poi i temporali: ecco i giorni più a rischio

21 Giugno 2026
Dal caldo al refrigerio, ma è ipotesi da confermare

Strapotere del caldo africano ad oltranza? Finalmente s’intravede un break

20 Giugno 2026
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.