• Privacy
domenica, 14 Giugno 2026
TEMPO ITALIA meteo news
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Tempo Italia
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Home A La notizia del Giorno

Ghiacciai alpini, anche 1 metro in meno di spessore in una settimana

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
01 Lug 2025 - 09:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Cambiamento Climatico, Meteo News
Share on FacebookShare on Twitter

Tra tutti gli eventi meteorologici che stiamo vivendo quest’estate, quello che più dovrebbe preoccuparci – pur passando spesso inosservato – è lo scioglimento accelerato dei ghiacciai alpini. A noi cittadini questo fenomeno potrebbe sembrare lontano, qualcosa che riguarda solo gli amanti della montagna o che fa dispiacere per la bellezza del paesaggio naturale che stiamo perdendo. Ma in realtà, i ghiacciai alpini rappresentano molto di più: sono la nostra principale riserva d’acqua, soprattutto per le regioni settentrionali italiane e per tutti i territori a nord delle Alpi.

 

Devo dire che quando ho visto i dati sullo zero termico che in questo periodo è stato misurato sopra i 5200 metri di quota in libera atmosfera, mi sono reso conto della gravità della situazione. Pensate un attimo: questo significa che la temperatura di 0°C viene raggiunta addirittura a quote superiori a quelle delle cime più alte delle Alpi, incluso il Monte Bianco che supera di poco i 4800 metri. Studi recenti hanno confermato che nel 2022 lo zero termico ha raggiunto l’altitudine record di 5184 metri nelle Alpi svizzere, battendo il precedente primato di 5117 metri del 1995.

 

La conseguenza diretta è che durante il giorno il sole riesce a fondere la neve anche a quelle quote elevatissime, soprattutto dove ci sono grosse masse glaciali. Questo può provocare anche distacchi di ghiaccio pericolosi – abbiamo visto cosa è successo recentemente in Svizzera con una frana devastante che ha distrutto un piccolo paese alpino. Quando le temperature salgono così in alto, i ghiacciai diventano instabili e possono verificarsi eventi catastrofici.

 

Ma al di là degli aspetti drammatici immediati, il problema più serio e duraturo riguarda la disponibilità di acqua. I ghiacciai alpini, insieme ai nevai che si formano dalle nevicate invernali, costituiscono il sistema di approvvigionamento idrico più importante per vaste aree dell’Europa centrale. Durante l’inverno, le nevicate sono spesso intermittenti – ci sono annate con molta neve e altre con pochissime precipitazioni. Al contrario, i ghiacciai rappresentano una riserva costante e affidabile.

 

Secondo una ricerca pubblicata dall’Encyclopedia of the Environment, i ghiacciai svizzeri hanno perso in media 0,62 metri di acqua all’anno nel periodo 1980-2010. I ghiacciai francesi, austriaci e italiani delle Alpi hanno subito sorti simili. Per esempio, i ghiacciai della Mer de Glace e dell’Argentière hanno registrato bilanci di massa mediamente negativi di -0,90 e -0,80 metri di acqua all’anno rispettivamente tra il 1983 e il 2016.

 

Il vero problema si manifesta nelle aree a elevata concentrazione agricola. In Italia, la pianura padana con il fiume Po e tutti i suoi affluenti – soprattutto quelli di sinistra che scendono dalle Alpi – dipendono criticamente da questa risorsa idrica. Studi specifici mostrano che oltre il 25% dell’acqua del Rodano che sfocia nel Mediterraneo in Agosto proviene dai ghiacciai alpini. Percentuali simili, seppur leggermente inferiori, si registrano per il Reno, il Danubio e il Po.

 

Una ricerca pubblicata su CBS News evidenzia che la neve alpina rappresenta la riserva d’acqua più importante dell’Italia. L’acqua di scioglimento alimenta il bacino del Po, che attraversa la regione più popolosa del paese e anche quella più produttiva dal punto di vista agricolo. Attualmente, il Po contiene il 61% di acqua in meno rispetto alla norma per questo periodo dell’anno.

 

Secondo studi dell’IPCC, quando i ghiacciai si riducono in risposta a un clima più caldo, inizialmente rilasciano più acqua perché si sciolgono più velocemente. Tuttavia, arriva un punto di svolta, spesso chiamato “picco idrico”, dopo il quale il contributo dei ghiacciai al flusso dei fiumi diminuisce costantemente. Questo picco può superare del 50% o più la quantità di deflusso annuale iniziale, ma una volta raggiunto, l’acqua aggiuntiva diminuisce progressivamente.

 

La situazione è particolarmente critica per l’agricoltura. Durante le estati calde e secche, quando altre fonti d’acqua si esauriscono, l’acqua di scioglimento glaciale mantiene i fiumi e i torrenti in vita. Ricerche scientifiche dimostrano che i bacini di drenaggio glacializzati coprono il 26% della superficie terrestre globale al di fuori della Groenlandia e dell’Antartide, e sono popolati da quasi un terzo della popolazione mondiale.

 

Quello che stiamo vivendo non è un fenomeno temporaneo. Studi pubblicati su Science indicano che ogni aumento di temperatura è direttamente correlato alla perdita di massa glaciale. Anche se riuscissimo a limitare significativamente le emissioni nei prossimi decenni, più di un terzo dei ghiacciai rimanenti del mondo si scioglierà entro il 2100.

 

Per il bacino del Po, questo significa una riduzione drastica della disponibilità idrica proprio nei mesi estivi quando la domanda è più alta. L’acqua serve non solo per l’irrigazione agricola, ma anche per la produzione di energia idroeletrica, per l’uso domestico e industriale. Una ricerca dell’Encyclopedia of the Environment prevede che il flusso del Rodano potrebbe ridursi del 50% entro la fine del secolo a causa della minore acqua di scioglimento e neve.

 

La produzione idroeletrica sarà anch’essa gravemente compromessa. I grandi bacini alpini saranno colpiti dal forte ritiro dei ghiacciai nella seconda metà del XXI secolo, dato che l’acqua di scioglimento non riempirà più i serbatoi come fa ora. Le capacità di stoccaggio potrebbero ridursi, causando una diminuzione della produzione idroeletrica proprio quando la domanda di energia si sposterà dal Dicembre all’estate a causa dei sistemi di climatizzazione.

 

Dati del National Snow and Ice Data Center mostrano che dal 1961 al 2005, lo spessore dei ghiacciai “minori” è diminuito di circa 12 metri, equivalente a più di 9.000 chilometri cubi di acqua. La perdita di massa per decennio è aumentata drammaticamente: 214 millimetri negli anni ’80, 499 millimetri negli anni ’90, 527 millimetri negli anni 2000 e 896 millimetri negli anni 2010.

 

Mentre noi siamo concentrati sul caldo delle nostre città, su come trascorrere le notti senza patire la calura o su come dormire senza climatizzatore, i ghiacciai stanno scomparendo silenziosamente. Studi recenti mostrano che tra il 2000 e il 2019, la massa glaciale mondiale è diminuita di circa 267 gigatonnellate all’anno, contribuendo a circa il 21% dell’innalzamento del livello del mare osservato.

 

Ricerche condotte in Svizzera indicano che dal 1850, il volume dei ghiacciai alpini è diminuito di circa il 60%. Lo scioglimento ha accelerato drasticamente: i ghiacciai svizzeri hanno perso metà del loro volume tra il 1931 e il 2016, e un ulteriore 12% tra il 2016 e il 2021.

 

La verità è che stiamo assistendo a una trasformazione irreversibile del nostro sistema idrico. I ghiacciai alpini, che per millenni hanno garantito acqua alle pianure europee, si stanno ritirando a un ritmo senza precedenti. Le conseguenze si faranno sentire non solo sull’agricoltura, ma su tutti gli aspetti della vita economica e sociale delle regioni che dipendono da questa risorsa.

 

Un’analisi di AP News evidenzia che circa 170 milioni di persone vivono lungo alcuni dei fiumi europei più famosi – Danubio, Po, Reno e Rodano – che traggono beneficio dall’acqua alpina. Il cambiamento climatico mette sotto pressione queste funzioni vitali, poiché i ghiacciai si ritirano e i regimi delle precipitazioni cambiano costantemente.

 

Tutto quello che sta succedendo ha delle conseguenze che vanno ben oltre lo spettacolo triste di un paesaggio che cambia. Stiamo perdendo una risorsa strategica fondamentale, e dobbiamo iniziare a prepararci sin da ora per un futuro in cui l’acqua sarà sempre più scarsa e preziosa.

Seguici su Google News
CondividiTweet
Articolo precedente

Meteo: fine del caldo rovente? Quattro regioni dovranno attendere… ma non troppo

Prossimo articolo

Meteo, prepartiamoci ad un caldo peggiore

Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

Prossimo articolo

Meteo, prepartiamoci ad un caldo peggiore

Caldo africano verso l’Italia: quanto c’è di vero nei 40°C annunciati

14 Giugno 2026
Caldo intenso, ci sarà da boccheggiare in settimana

Arriva il super caldo, ecco quanto sarà intenso e quando finirà

14 Giugno 2026

Giugno pronto a scatenare l’Anticiclone Africano: cosa potrebbe cambiare

14 Giugno 2026

Anticiclone africano sull’Italia: Caldo e afa, pure la notte

14 Giugno 2026

40 gradi e zero termico oltre 4500 metri da Giovedì 18 sull’Italia: è un problema

14 Giugno 2026
Temperature pronte ad impennarsi

L’Estate alza la voce, in arrivo caldo estremo con data già stabilita

13 Giugno 2026
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.