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I fulmini vanno sempre verso il basso? La verità dietro un fenomeno affascinante

Antonio Romano di Antonio Romano
14 Lug 2025 - 13:20
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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Quando osserviamo un temporale, è facile restare colpiti dalla rapidità con cui un fulmine si abbatte dal cielo verso terra. La nostra percezione visiva, condizionata dalla velocità estrema del fenomeno, ci fa credere che i fulmini si muovano sempre dall’alto verso il basso, ma la realtà, confermata dalla scienza, è molto più sorprendente e complessa. Questo lampo di energia, che accompagna molti eventi meteo violenti, segue in realtà dinamiche affascinanti che coinvolgono cariche elettriche, campi elettromagnetici e condizioni atmosferiche molto variabili.

 

La formazione del canale ionizzato: quando il basso anticipa l’alto

Contrariamente a quanto suggerisce l’immaginazione popolare, nella maggior parte dei casi il primo movimento del fulmine parte dal suolo, non dal cielo. Si forma inizialmente un canale di ionizzazione invisibile, chiamato “leader discendente”, che scende dalla nuvola verso terra in più segmenti successivi. Quando questo tracciato si avvicina al suolo, il campo elettrico crescente induce un movimento contrario, cioè un “leader ascendente” che parte da oggetti sulla superficie terrestre: alberi, pali, edifici o addirittura persone. Il punto di incontro tra queste due linee di scarica genera il bagliore luminoso che percepiamo come fulmine. Quindi non è del tutto corretto affermare che il fulmine “va verso il basso”: in realtà, si tratta di un incontro tra due estremi.

 

Il fulmine che risale il cielo: l’eccezione spettacolare

Esistono casi in cui il fulmine si propaga esclusivamente dal basso verso l’alto. Questi eventi sono meno comuni e si verificano soprattutto vicino a grattacieli, torri o strutture alte, dove l’intensa carica elettrica può innescare spontaneamente una scarica che parte dalla sommità dell’edificio per dirigersi verso la nuvola. Fulmini del genere sono stati documentati con riprese ad alta velocità nelle vicinanze di torri di telecomunicazione e in ambienti urbani ad alta densità di edifici a struttura verticale. Questo comportamento, che sembra invertire le regole classiche della meteorologia, è in realtà un prodotto coerente delle leggi elettrostatiche.

 

La tecnologia avanzata per svelare il mistero

Solo grazie a tecnologie avanzate come le telecamere super slow motion e i sensori elettromagnetici si è potuto analizzare con precisione l’origine dei fulmini. L’occhio umano, da solo, non è in grado di distinguere i dettagli temporali di un fenomeno che avviene in pochi millesimi di secondo. Le moderne ricerche hanno permesso di comprendere anche la struttura interna del fulmine, che può contenere ramificazioni complesse, salti tra nubi e persino sequenze multiple di scariche nello stesso canale.

 

Il fascino dell’energia atmosferica in movimento

I fulmini restano una delle espressioni più spettacolari della potenza dell’atmosfera. Benché l’idea che essi “cadano dal cielo” sia ancora radicata nella cultura comune, oggi sappiamo che questo fenomeno meteo è molto più articolato e che il suolo ha un ruolo decisivo nella sua formazione.

Ma non esistono solo i fulmini tra nube e terra, esistono anche quelli che si propagano interamente in atmosfera senza toccare il suolo, tra nube e nube. Ma di questi ci occuperemo prossimamente.

Fonti consultate:

https://www.nssl.noaa.gov/education/svrwx101/lightning/

https://scijinks.gov/lightning/

https://education.nationalgeographic.org/resource/lightning/

 

 

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Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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