(TEMPOITALIA.IT) È successo ieri pomeriggio. Una famiglia si è avvicinata troppo alle onde di Reynisfjara, quella famosa spiaggia di sabbia nera vicino a Vík. Un padre con le sue due figlie. Le onde li hanno trascinati in mare. Il padre e una delle bambine sono riusciti a tornare a riva. L’elicottero della Guardia Costiera è arrivato il più velocemente possibile, ma era già troppo tardi. La piccola che non è riuscita a raggiungere la riva non ce l’ha fatta.
Chi conosce l’Islanda lo sa: l’acqua del mare è gelida, mortale anche ad agosto. Bastano pochi minuti per uccidere. E con le correnti di Reynisfjara, anche il miglior nuotatore del mondo non avrebbe scampo.
I cartelli vengono ignorati
Reynisfjara è uno dei pochi posti in Islanda dove trovi scritto chiaramente, in tutte le lingue, che esiste un pericolo mortale. Ma ogni giorno i turisti che camminano oltre quei cartelli, non rispettando le indicazioni delle autorità.
Ma ciò che sconcerta è che intere famiglia si siedono o portano sino al al bagnasciuga come se fosse una tranquilla spiaggia del Mediterraneo. Ma quella non è una spiaggia qualunque: è un posto dove il mare ha già ucciso numerose volte. E le onde dell’oceano sono imprevedibili, lo sanno quasi tutti, se poi ci aggiungiamo che il mare è gelido, chi viene trascinato via dalle tante onde anomale rischia quasi di sicuro la morte.
In Islanda le chiamano “sneaker waves” – onde invisibili – perché arrivano quando meno te l’aspetti. Un momento sei al sicuro, quello dopo sei già in acqua gelida che ti trascina verso il largo. Non hai nemmeno il tempo di capire cosa ti sta succedendo.
L’Islanda
L’Islanda è un luogo fantastico, ma non è per tutti, come non lo è la montagna anche in Italia, dove vediamo persone che salgono fin sino ai ghiacciai in pantaloncini corti e soprattutto ciabatte. La natura, specie laddove può nascondere note insidie, va rispettata. La tragedia non si annuncia con un altolparlante, serve prevenzione, ma soprattutto buon senso. (TEMPOITALIA.IT)










