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Meteo, Mediterraneo rovente e rischio supercelle: Settembre e Ottobre i mesi più critici

Antonio Romano di Antonio Romano
25 Ago 2025 - 17:00
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Le acque del Mar Mediterraneo continuano a registrare valori eccezionalmente elevati, con punte di 29-30 °C misurate dalle boe Copernicus. Questo surplus di calore fornisce l’energia necessaria alla formazione delle supercelle marittime, strutture temporalesche di lunga durata e straordinaria intensità. Ad esempio, una di queste ha colpito la Romagna nella notte tra il 23 e il 24 agosto, generando venti violentissimi e grandine, ma già nei giorni precedenti forti temporali marittimi avevano colpito il Golfo di Genova e quello di Venezia.

 

Una supercella è un temporale che si distingue per la rotazione interna, mantenuta grazie a un forte wind shear verticale (differenza nella direzione del vento alle diverse quote). Quando si sviluppa sopra mari molto caldi, il fenomeno assume caratteristiche particolari: precipitazioni torrenziali arricchite di sale marino che funge da nucleo di condensazione per le gocce di pioggia, fulminazioni più frequenti e una wall-cloud indicativa della corrente ascensionale rotante.

 

Secondo i dati Mercator-Ocean, la temperatura media del Mediterraneo occidentale nella prima metà del 2025 ha raggiunto i 18,5 °C, il valore più alto da quando esistono rilevazioni satellitari. A fine giugno, le acque tra Baleari, Sardegna e Costa Azzurra hanno registrato anomalie fino a +5°C, con punte locali di +6°C. Va anche segnalato che a inizio agosto le anomalie superficiali sul Mediterraneo occidentale si erano quasi azzerate, ma non quelle delle acque più profonde e la nuova lunga ondata di caldo di metà mese le ha di nuovo incrementate fino a circa +3°C rispetto alla media. Queste condizioni forniscono all’atmosfera grandi quantità di energia convettiva disponibile (CAPE), che possono essere sfruttate dai fronti atlantici più freschi per innescare le supercelle temporalesche.

 

Tra settembre e ottobre, il rischio aumenta ulteriormente: mentre il mare rimane eccezionalmente caldo, masse d’aria più fredde provenienti dall’Atlantico entrano nel bacino attraverso il Golfo del Leone e, interagendo con il profilo orografico della Corsica, il flusso devia verso il Mar Ligure, dove le supercelle trovano terreno favorevole per svilupparsi e poi spostarsi verso Liguria, Toscana ed Emilia-Romagna.

 

Un ruolo decisivo è svolto dall’umidità. Con acque vicine ai 30°C, se a 5000 metri di quota sopraggiunge aria polare a circa –20°C, il contrasto termico verticale di quasi 50°C fornisce ulteriore spinta all’ascesa della colonna d’aria calda e umida.

 

Le moderne tecniche di monitoraggio, dai satelliti ai radar doppler costieri, fino alle reti di rilevamento dei fulmini, sono fondamentali per individuare in tempo segnali precoci, come il caratteristico “uncino” radar che rivela una supercella rotante. Con il Mediterraneo attualmente più caldo di oltre 3°C rispetto alla media, il rischio dello sviluppo di supercelle aumenta.

 

Negli ultimi anni, eventi estremi come quelli del luglio 2023 in Lombardia e Veneto hanno mostrato quanto la combinazione tra mari bollenti e aria polare possa generare temporali distruttivi, con grandine gigante, downburst e tornado. La recente supercella che ha investito la costa romagnola, con venti superiori a 120 km/h, rappresenta un ulteriore segnale di quanto il fenomeno stia cambiando il clima italiano.

 

Credit: per la realizzazione dell’articolo sono state consultate le pubblicazioni e le analisi tratte da COPERNICUS,  ECMWF, EUMETSAT e NOAA. (TEMPOITALIA.IT)

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Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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