(TEMPOITALIA.IT) Negli ultimi trent’anni, in Italia, circa il 2,47% dei decessi complessivi è stato collegato direttamente alle ondate di caldo, con una media di 236 morti in eccesso ogni 10 milioni di abitanti su base annua. L’analisi a lungo termine indica un incremento medio dell’1,82% per decennio del tasso di mortalità associato a questi eventi estremi. L’estate 2022 ha segnato un punto critico a livello europeo, con oltre 70.000 vittime stimate, e l’Italia fra i paesi più colpiti insieme a Malta e Grecia.
Nel 2023, sebbene tra giugno e agosto si siano registrati 458 giorni di allerta nelle città monitorate, l’andamento della mortalità è rimasto in linea con l’atteso, mostrando soltanto un lieve eccesso (+4%) a luglio nella popolazione over 65.
L’estate 2025 ha visto un quadro più complesso: secondo il Sistema nazionale di sorveglianza (SiSMG), nelle principali città italiane l’impatto dell’ondata di caldo di fine giugno-inizio luglio è stato contenuto. A Milano si sono contati 257 decessi (9 in più rispetto ai 248 attesi), mentre a Roma sono stati 614 (9 oltre i 605 stimati). Tuttavia, le stime internazionali per lo stesso periodo parlano di numeri molto più alti: 499 morti totali a Milano, di cui 317 attribuibili al cambiamento climatico, e 282 a Roma, con 164 casi legati direttamente all’alterazione del clima. Per le 12 città europee analizzate, il bilancio complessivo è di 2.305 vittime, con il 65% delle morti attribuito al riscaldamento globale.
Il fenomeno si concentra soprattutto nelle aree urbane del Nord e del Centro, come Milano, Bologna e Roma, dove l’effetto isola di calore amplifica i rischi. Le fasce più colpite restano quelle over 85, che presentano tassi di eccesso di mortalità nettamente superiori alla media.
Nonostante il numero crescente di giornate di allerta, negli ultimi due anni la relazione diretta tra temperature estreme e mortalità sembra essersi attenuata, soprattutto nelle grandi città settentrionali. Questa tendenza potrebbe essere il risultato di migliori sistemi di prevenzione e di un’organizzazione sanitaria più efficace, ma le ondate eccezionali continuano a rappresentare un pericolo latente, capace di far riemergere scenari simili al picco storico del 2003, quando in Italia si registrarono oltre 4.100 morti in eccesso nella sola popolazione over 65. (TEMPOITALIA.IT)







