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Inverno 2025-26: la neve? In montagna, le prime stime schivano il grande gelo

Antonio Romano di Antonio Romano
05 Set 2025 - 17:00
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Basandoci sulle ultime proiezioni del modello meteo-climatico elaborato dal NOAA, il Climate Forecast System, meglio conosciuto con l’acronimo CFS, l’inverno 2025-26 si prospetta complessivamente mite sull’Italia ma con periodi freddi e perturbati specie nella seconda parte della stagione.

 

Segnali dall’Atlantico a settembre
Il mese di settembre sta alternando precipitazioni e temporali intensi al Nord Italia a rimonte di aria calda dal Nord Africa che interessano principalmente il Centro-Sud. Da fine agosto, le perturbazioni spinte dall’Oceano Atlantico hanno raggiunto più volte il Paese, suggerendo che gli anticicloni non riescano più a garantire stabilità duratura, soprattutto sulle regioni settentrionali.

 

Dinamica autunnale secondo GFS
Le uscite del modello GFS prospettano un autunno piuttosto dinamico: le pause anticicloniche non dovrebbero essere lunghe e le perturbazioni risulterebbero ricorrenti. Dalla seconda metà di settembre le precipitazioni potrebbero coinvolgere anche la Sardegna e gran parte del Meridione, territori rimasti siccitosi per mesi, come per altro è usuale durante l’estate nei climi mediterranei, che si caratterizzano proprio per l’inverno piovoso e l’estate secca.

 

Prime tendenze per l’inverno
Il Vortice Polare dovrebbe presentarsi non ancora completamente organizzato entro dicembre, mentre gli anticicloni appaiono in media più presenti. In queste condizioni non si prevedono ondate di gelo estese né precipitazioni uniformi da nord a sud nella parte iniziale della stagione.

 

Dicembre: anomalie attese
Le elaborazioni del modello CFS mostrano per dicembre un’anomalia di precipitazioni modesta; le correnti atlantiche si mantengono deboli e miti, con neve relegata alle montagne alpine.

 

Gennaio: correnti miti e anticiclone
Il 2026 potrebbe cominciare con correnti atlantiche miti e precipitazioni discontinue. Dalla metà di gennaio in avanti l’anticiclone avrebbe modo di imporsi nuovamente, favorendo clima stabile e nebbie da inversione termica frequenti sulla Pianura Padana e nelle zone interne del Centro Italia.

 

Febbraio: perturbazioni ma freddo limitato
Febbraio potrebbe proporre passaggi perturbati multipli; tuttavia il mese non appare particolarmente freddo. In pianura il rischio principale resta quello di nebbie persistenti, tipiche di inverni poco movimentati.

 

Affidabilità degli scenari
Si parla di scenari, non di previsioni puntuali. Le proiezioni a lungo termine derivano da calcoli complessi che fanno interagire le dinamiche atmosferiche con quelle oceaniche. La distanza temporale una previsione giorno per giorno, ma ci fornisce indicazioni sulle condizioni meteo-climatiche medie di un certo periodo. Un mese complessivamente mite può anche presentare brevi periodi freddi o molto freddi, non escludendo la possibilità di nevicate a quote basse.

 

Ruolo del vortice polare
Se il vortice polare risultasse debole e frammentato, le masse d’aria gelida avrebbero maggiori possibilità di raggiungere l’Europa. Viceversa, un vortice compatto confinerebbe il freddo nell’Artico, mantenendo inverni europei più miti.

 

Come sarà gennaio?
Le tendenze indicano correnti deboli e miti all’inizio, con precipitazioni irregolari; nella seconda metà del mese l’anticiclone potrebbe prevalere, riducendo ancora le probabilità di freddo intenso. Ma un’estensione più meridiana dell’anticiclone, potrebbe anche favorire correnti fredde di ritorno sul suo bordo orientale, con correnti di tramontana o grecale sull’Italia.

 

Quale sarà il mese con più neve?
Febbraio potrebbe offrire il maggior numero di passaggi perturbati, ma la neve resterebbe in prevalenza confinata alle quote montane. Anche in questo caso, episodi più freddi, associati a vortici ciclonici più intensi e al richiamo di aria fredda da nord-est, potrebbero portare a brevi episodi nevosi fino in pianura al Nord e sulle coste adriatiche.

 

Sono previsioni attendibili?
A distanza di molti mesi si tratta di indicazioni generali: occorre monitorare l’evoluzione del vortice polare e degli scambi di calore tra oceano e atmosfera per valutare eventuali modifiche.

 

Ci saranno occasioni di gelo?
Al momento non emergono segnali di ondate di gelo diffuse; eventuali episodi freddi resterebbero limitati e brevi, legati a fluttuazioni del vortice polare.

 

Credit: per la realizzazione dell’articolo sono state consultate le elaborazioni tratte dal modello climatico del NOAA  CFS. (TEMPOITALIA.IT)

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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