(TEMPOITALIA.IT) C’è un luogo sulla Terra dove la scienza incontra il mito, dove l’acqua non accoglie ma solleva, e dove il silenzio sembra custodire milioni di anni di storia geologica. È il Mar Morto, uno dei fenomeni naturali più straordinari del pianeta. Oggi, grazie alle ricerche più recenti, stiamo comprendendo sempre meglio la sua formazione, la sua composizione unica e persino le forme di vita microscopica che riescono a sopravvivere in un ambiente che, a prima vista, sembrava del tutto inospitale.
Un mare che non è un mare
Il Mar Morto si trova nella profonda depressione tra Israele, la Giordania e la Cisgiordania, a circa 430 metri sotto il livello del mare, il punto più basso della superficie terrestre. Nonostante il nome, non è propriamente un mare, ma un lago salato endoreico, cioè privo di sbocchi verso l’oceano. Riceve acqua principalmente dal fiume Giordano, ma non ha emissari: ciò significa che l’unico modo in cui l’acqua può uscire è attraverso l’evaporazione.
Questo processo, intensificato dalle alte temperature, ha concentrato nel tempo enormi quantità di sali e minerali, fino a raggiungere una salinità di circa il 34%, quasi dieci volte superiore a quella del Mar Mediterraneo. È questa densità che consente a chi vi si immerge di galleggiare senza sforzo, come sospeso su un liquido denso e oleoso.
Come si è formato il Mar Morto
La nascita del Mar Morto risale a circa 3 milioni di anni fa, nel contesto di una serie di movimenti tettonici che hanno creato la Faglia del Giordano, parte della più ampia faglia siriano-africana. L’attività sismica e il progressivo abbassamento del terreno hanno dato origine a una profonda depressione, poi riempita dalle acque.
Nel corso delle ere geologiche, il bacino si è più volte riempito e prosciugato, lasciando dietro di sé spessi strati di sale, gesso e argilla. Recenti studi condotti attraverso carotaggi profondi hanno rivelato che nei sedimenti del fondale sono registrate importanti informazioni sui cambiamenti climatici avvenuti negli ultimi 200.000 anni. Gli scienziati del Weizmann Institute of Science e della Columbia University hanno persino individuato tracce di antiche fasi di desertificazione e variazioni del livello dell’acqua, offrendo preziosi indizi sull’evoluzione climatica del Medio Oriente.
Fare il bagno nel Mar Morto
Fare il bagno nel Mar Morto è un’esperienza unica. A causa dell’elevata densità dell’acqua, è praticamente impossibile affondare. Tuttavia, non è un luogo per nuotatori: la forte salinità può irritare la pelle e, soprattutto, le mucose. Basta una goccia negli occhi per provocare una bruciatura intensa.
Nonostante ciò, le sue acque e i fanghi minerali sono famosi per le proprietà terapeutiche e cosmetiche. Le alte concentrazioni di magnesio, potassio e bromuro contribuiscono a migliorare la circolazione e ad alleviare problemi dermatologici come psoriasi e eczemi. Per questo, lungo le sue sponde sono nati nel tempo centri termali e resort frequentati da visitatori di tutto il mondo.
Un ecosistema ai limiti della vita
Per secoli si è creduto che nel Mar Morto non potesse esistere alcuna forma di vita. Eppure, negli ultimi decenni, la ricerca microbiologica ha rivelato un sorprendente micromondo invisibile.
Nel 2011 un team dell’Università Ben-Gurion del Negev ha scoperto la presenza di batteri e archeobatteri alofili, cioè capaci di vivere in ambienti estremamente salini. Questi microrganismi sopravvivono adattandosi alla pressione osmotica, accumulando sostanze compatibili con la vita cellulare anche in condizioni estreme.
La flora visibile, invece, è pressoché assente. Nelle zone costiere, dove l’acqua dolce delle sorgenti si mescola a quella salata, si trovano rare alghe verdi e qualche specie di cianobatterio. Gli animali superiori non possono sopravvivere nell’acqua, ma le aree circostanti ospitano uccelli migratori, volpi del deserto e piccole comunità di piante alofile che resistono alle alte concentrazioni di sale.
Un ecosistema fragile e in rapido cambiamento
Oggi il Mar Morto è al centro di una grave crisi ambientale. Il suo livello si sta abbassando di oltre un metro all’anno, a causa della deviazione delle acque del Giordano per scopi agricoli e industriali. Questo fenomeno sta provocando il collasso di parte delle rive e la formazione di sinkholes, enormi voragini nel terreno.
Le Nazioni Unite e vari istituti di ricerca internazionali stanno studiando possibili soluzioni, come il progetto di un canale artificiale che porti acqua dal Mar Rosso per rallentarne il prosciugamento. Tuttavia, l’equilibrio ecologico e geologico del Mar Morto resta delicatissimo, e ogni intervento richiede una profonda valutazione scientifica.
Credit: National Geographic, Scientific American, Weizmann Institute of Science, BBC Science Focus, Nature









