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La combinazione tra QBO e La Niña influenza il freddo in Europa e in Italia

La situazione atmosferica globale si prepara a una fase potenzialmente interessante per l’Europa, con segnali provenienti dai principali modelli climatici che mettono in relazione due fattori chiave: la QBO (Quasi-Biennial Oscillation) e il ciclo ENSO, in particolare la fase La Niña. Queste due componenti, quando interagiscono, influenzano la struttura del vortice polare e, di conseguenza, la possibilità che si verifichino i cosiddetti riscaldamenti stratosferici improvvisi (SSW), fenomeni che possono avere ripercussioni fino alla superficie terrestre.

L’elaborazione dei dati mostra che la combinazione La Niña + QBO occidentale rappresenta la condizione in cui la probabilità di un SSW è più bassa. Al contrario, quando la QBO assume una fase orientale, la frequenza degli episodi aumenta sensibilmente, fino a superare il 90 % dei casi nelle serie storiche analizzate. Queste percentuali derivano da analisi che coprono più di sessant’anni di osservazioni e confermano un legame statisticamente robusto tra i due fenomeni.

In sostanza, la QBO orientale tende a indebolire la circolazione stratosferica, rendendo il vortice polare più vulnerabile. Se a questa condizione si associa una La Niña, che a sua volta modifica la distribuzione del calore negli oceani e influenza i flussi d’onda atmosferici, la probabilità di un disturbo significativo del vortice polare cresce in modo netto.

 

Andamento generale in Europa

L’analisi dei modelli matematici più recenti, elaborati da enti internazionali, evidenzia una tendenza complessiva verso un vortice polare leggermente indebolito nella stagione invernale in arrivo. Questo non implica automaticamente un inverno rigido per l’intero continente, ma suggerisce una maggiore variabilità della circolazione, con la possibilità di scambi meridiani più accentuati.

Nella pratica, un vortice polare meno compatto tende a consentire la discesa di masse d’aria fredda verso latitudini più basse, specialmente quando si formano onde planetarie che risalgono dal Pacifico e dall’Atlantico. Le simulazioni evidenziano che, in presenza di QBO orientale e di La Niña, il flusso zonale (ovest-est) tende a indebolirsi, favorendo blocchi anticiclonici sull’Atlantico settentrionale e sull’area della Groenlandia.

Queste configurazioni, note per generare una NAO negativa, sono associate a un aumento delle probabilità di irruzioni fredde sull’Europa centrale e orientale. La conseguenza è un quadro di maggiore instabilità, con alternanza tra fasi miti e repentini cali termici. Tuttavia, la risposta atmosferica non è uniforme: l’Europa occidentale, in particolare la Francia, la Spagna settentrionale e parte della Gran Bretagna, tende a risentire meno delle dinamiche stratosferiche dirette, mentre l’Europa centro-orientale resta più sensibile agli effetti di un vortice polare disturbato.

Le proiezioni per la parte iniziale dell’inverno indicano un periodo relativamente mite, ma con possibili episodi di rottura del vortice tra GENNAIO e FEBBRAIO, quando le probabilità statistiche di un SSW aumentano. Gli anni con combinazioni simili a quella attuale — ossia La Niña e QBO orientale — hanno mostrato una maggiore propensione a ondate di gelo tardive o a configurazioni bloccate in Atlantico.

 

Focus Italia: i possibili effetti e i fattori locali

L’Italia si trova in una posizione “di confine” tra le principali traiettorie delle masse d’aria artiche e quelle più miti di origine atlantica o subtropicale. Per questo motivo, l’impatto diretto di un SSW dipende dalla capacità del segnale stratosferico di propagarsi verso la troposfera e di interagire con la circolazione mediterranea.

I modelli mostrano che, in presenza di una QBO orientale, la propagazione verso il basso tende a essere più efficiente. Se a ciò si aggiunge una La Niña, che favorisce un getto polare meno teso e ondulato, l’Europa meridionale può trovarsi più frequentemente sotto la traiettoria di saccature fredde provenienti dal Nord-Est o dal Mare del Nord.

Per l’Italia, ciò si traduce in una maggiore probabilità di fasi fredde alternate a brevi periodi miti, con episodi potenzialmente nevosi anche a bassa quota, soprattutto al Nord e sull’Appennino centrale. Tuttavia, l’intensità di queste irruzioni resta condizionata da altri indici dinamici, come la NAO e l’AO. Se questi due oscillatori rimangono su valori negativi, le masse d’aria artiche possono penetrare fino al Mediterraneo occidentale, attivando circolazioni depressionarie secondarie che alimentano perturbazioni fredde e nevose.

In caso contrario, ovvero con NAO positiva, il getto atlantico più disteso tende a riportare sull’Italia condizioni più miti e perturbate, limitando la discesa di aria fredda. I modelli non mostrano, al momento, una tendenza chiara per l’intera stagione, ma segnalano un rischio crescente di episodi freddi tra la fine di GENNAIO e l’inizio di FEBBRAIO, coerente con la climatologia dei grandi stratwarming.

Le regioni più esposte a eventuali irruzioni fredde rimarrebbero la Pianura Padana, le zone interne del Centro e i settori adriatici, che in questi casi beneficiano di venti da nord-est e di una maggiore instabilità sul medio Adriatico. Le aree tirreniche e il Sud, invece, pur potendo risentire dei contrasti termici, tendono a sperimentare episodi più brevi e localizzati. Per Roma, Napoli e le città del Centro-Sud, l’impatto diretto di questi fenomeni stratosferici risulta generalmente più attenuato.

 

Il ruolo del riscaldamento globale e dei trend di lungo periodo

Il contesto climatico generale in cui questi fenomeni si inseriscono è diverso rispetto a qualche decennio fa. Le temperature medie europee e italiane sono aumentate, riducendo la frequenza delle gelate estese e prolungate. Tuttavia, i modelli suggeriscono che un vortice polare disturbato può comunque generare eventi freddi brevi ma intensi, anche in un clima mediamente più caldo.

Questo accade perché l’aumento del calore nei bassi strati può favorire un maggiore accumulo di energia disponibile, che si libera in modo improvviso quando la circolazione cambia configurazione. È un po’ come un elastico che, più viene teso, più può generare contraccolpi. Ciò spiega perché, nonostante il riscaldamento globale, gli episodi di freddo improvviso non siano scomparsi, ma anzi possano apparire più estremi, anche se di durata inferiore.

In Italia, la tendenza a inverni più miti si accompagna quindi a un’aumentata variabilità, con picchi termici accentuati sia verso l’alto che verso il basso. Le zone montuose e dell’interno, come L’Aquila e Potenza, restano quelle più sensibili ai ritorni di aria fredda, mentre le aree costiere e insulari come Palermo e Cagliari risentono maggiormente della mitezza marina.

 

Interpretazione dei modelli e limiti previsionali

Nonostante la solidità dei dati osservativi, la previsione della risposta atmosferica a un SSW resta complessa. Non tutti i riscaldamenti stratosferici portano effetti tangibili al suolo e, anche quando ciò avviene, l’intensità e la distribuzione spaziale dei fenomeni variano molto. I modelli attuali riescono a individuare le linee di tendenza — come il possibile indebolimento del vortice polare o la predisposizione a una NAO negativa — ma non possono indicare con precisione dove e quando il freddo arriverà.

Ciò che emerge con chiarezza è che la combinazione attuale di QBO e La Niña pone l’Europa e l’Italia in una condizione di maggiore sensibilità atmosferica. L’inverno potrebbe risultare più movimentato del precedente, con potenziali fasi fredde che, pur non essendo persistenti, potranno essere localmente intense.

Le città del Nord Italia, come Milano, Torino e Venezia, potrebbero sperimentare maggiormente questi episodi di variabilità termica, mentre le aree del Centro come Firenze e Bologna potrebbero trovarsi in una posizione intermedia, risentendo sia delle dinamiche continentali che di quelle marine.

Per le previsioni meteo dettagliate delle principali città italiane: Ancona, Bari, Catanzaro, Genova, Perugia, Trento e Trieste.

L’interazione tra questi fenomeni globali e le caratteristiche orografiche e geografiche italiane renderà probabilmente il prossimo inverno particolarmente interessante dal punto di vista meteorologico, con una maggiore imprevedibilità rispetto agli standard degli ultimi anni caratterizzati da pattern atmosferici più stabili e monotoni.

 

Credits

Fonti e siti web autorevoli internazionali:

 

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