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Ci sono luoghi che non si dimenticano, non per la loro bellezza soltanto, ma per l’energia che emanano. LA PALMA, la più nord-occidentale delle ISOLE CANARIE, è una di quelle terre che sembrano respirare. È viva, letteralmente: il suo cuore batte sotto la superficie, dove la roccia ribolle di memoria vulcanica e di rinascita. Dopo l’eruzione del Cumbre Vieja nel 2021 — un evento che ha riscritto la geografia dell’isola — oggi La Palma mostra con fierezza le sue ferite trasformandole in forza. Visitandola, si ha la sensazione di assistere al lento, potente miracolo della natura che ricostruisce sé stessa.

Un’isola che si arrampica sull’Oceano

Vista dal mare, La Palma appare come un’enorme montagna che emerge dalle acque profonde dell’Atlantico. Non ha le vaste spiagge sabbiose di FUERTEVENTURA né i deserti vulcanici di LANZAROTE. Qui la terra è verticale, fatta di crateri, gole e boschi che si arrampicano fino a oltre 2.400 metri sul ROQUE DE LOS MUCHACHOS, il punto più alto. È proprio da lì che si domina l’intera isola, con l’imponente caldera della TABURIENTE al centro: un enorme cratere collassato, oggi coperto da foreste di pini canari e attraversato da torrenti limpidi che scendono a valle come vene di luce.

La parte occidentale è segnata dal vulcano CUMBRE VIEJA, la dorsale montuosa che ha dato vita all’eruzione più recente. Scendendo verso sud, il paesaggio cambia: la vegetazione lascia spazio a distese di lava nera e sabbia vulcanica, dove ogni tanto si intravedono i tetti rossi di qualche casa sopravvissuta. Le coste sono scoscese, spesso inaccessibili, ma il mare è di un blu profondo, a tratti quasi violento.

Nord verde, sud lavico: due anime climatiche

A La Palma il clima è un viaggio nel viaggio. Il nord e il sud dell’isola sembrano appartenere a due mondi diversi, separati solo da una cresta montuosa ma divisi da un destino meteorologico opposto.

Il nord, costantemente accarezzato dagli alisei, è fresco e umido. Le nubi provenienti dall’Atlantico si addensano contro le montagne e si trasformano in una nebbia lattiginosa che avvolge tutto: foreste di allori, felci giganti, canyon coperti di muschio. Camminare tra le valli di LOS TILOS o lungo i sentieri di BARLOVENTO è come entrare in una foresta preistorica. L’aria profuma di terra bagnata e di sale, e la temperatura resta mite anche d’estate.

Il sud, invece, è un altro pianeta: il sole picchia più forte, il terreno è arido e la vegetazione si fa rada. Intorno a FUENCALIENTE, dove le colate laviche del 2021 hanno ridisegnato il paesaggio, domina un’atmosfera quasi lunare. Qui il vento solleva la cenere vulcanica e i vigneti si aggrappano alla terra nera, protetti da piccoli muretti circolari di pietra. È proprio in questa zona che nascono alcuni dei vini più particolari delle Canarie, frutto di un suolo ricchissimo di minerali e di un microclima estremo.

L’acqua, oro nascosto sotto la roccia

Su un’isola vulcanica come La Palma, dove le piogge non sempre bastano, l’acqua è una conquista. Eppure, qui scorre ovunque, invisibile. Le montagne dell’isola sono come una spugna: assorbono l’umidità portata dagli alisei e la trattengono nelle profondità basaltiche. Gli abitanti, fin dal XVI secolo, hanno imparato a estrarla attraverso un sistema di gallerie sotterranee chiamate “galerías”.

Si tratta di tunnel scavati a mano, a volte lunghi chilometri, che intercettano le falde acquifere e convogliano l’acqua verso le zone agricole. È un lavoro silenzioso, lento e continuo, che ancora oggi garantisce la vita ai campi di banani e avocado del nord. In alcune zone, come LOS SAUCES o SAN ANDRÉS, puoi ancora vedere gli ingressi delle vecchie gallerie, piccoli fori scavati nella roccia da cui esce un soffio fresco di umidità.

Città bianche, paesi sospesi tra cielo e lava

Il cuore umano di La Palma pulsa nei suoi centri abitati, piccoli, curati, autentici. SANTA CRUZ DE LA PALMA, la capitale, è una sorpresa: una cittadina coloniale con balconi di legno intagliato, stradine acciottolate e il mare che lambisce i moli del vecchio porto. Camminando lungo la Calle O’Daly, tra case color pastello e profumo di caffè, si respira un’atmosfera fuori dal tempo.

Più a ovest, LOS LLANOS DE ARIDANE è il simbolo della rinascita. È stata la città più colpita dalla recente eruzione, ma oggi mostra con orgoglio la sua ricostruzione. Nelle piazze i bambini giocano di nuovo, e i locali servono “papas arrugadas” con mojo verde come se nulla fosse accaduto.

I paesi più piccoli, come EL PASO, TIJARAFE o GARAFÍA, conservano un’anima rurale. Le case bianche si aggrappano ai pendii, circondate da terrazze coltivate e da antichi mulini a vento. Spesso basta una curva per ritrovarsi sospesi tra il cielo e l’oceano, con la sensazione di essere arrivati alla fine del mondo.

Strade che sfidano la gravità

Guidare a La Palma è un’esperienza che non si dimentica. Le strade serpeggiano come nastri d’asfalto, strette e tortuose, tagliando montagne e vallate. Ogni curva regala un panorama diverso: a volte una vista sul mare, a volte un muro di pini, altre volte il nero della lava recente. La LP-4, che collega SANTA CRUZ al ROQUE DE LOS MUCHACHOS, è una delle più spettacolari: sale tra i boschi e sbuca sopra le nuvole, dove sorgono gli osservatori astronomici tra i più importanti del mondo.

Ma anche le piccole strade secondarie meritano di essere percorse lentamente, senza fretta. Qui il tempo ha un altro ritmo, e ogni tratto sembra raccontare una storia di fatica e meraviglia, di vita costruita metro dopo metro su un terreno che non smette mai di muoversi.

 

Visitare LA PALMA oggi significa assistere alla potenza della natura nella sua forma più sincera. È un’isola che brucia, che fiorisce e che ricomincia, sempre. E quando, al tramonto, la luce scivola sul profilo del vulcano e il mare si tinge di rosso, capisci che questo piccolo pezzo di Atlantico non è solo un luogo da vedere, ma da sentire.

 

Credit: Cabildo de La Palma , Instituto Geográfico Nacional , Gobierno de Canarias

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