
(TEMPOITALIA.IT) Un vento glaciale che nasce nelle steppe della Siberia, una tempesta di neve che si accompagna a raffiche furiose e a temperature ben sotto i -40 °C: il Buran non è solo freddo, è un ingranaggio atmosferico capace di spingersi dall’Asia settentrionale all’Europa, a volte fin dentro l’Italia.

La sua imprevedibilità resta il tratto più distintivo: anche se tra fine ottobre e inizio novembre si parla di una possibile riattivazione del gelo siberiano, la previsione oltre 10–15 giorni resta un’analisi di tendenza più che una certezza.



L’oceano Pacifico con La Niña, l’Alta Pressione delle Azzorre e quella delle Bahamas incidono sul disegno invernale europeo, spiegando perché la Pianura Padana veda meno neve rispetto al passato mentre Sicilia, Sardegna, Lazio, Abruzzo e Marche mantengono un profilo più vicino alla media storica. Gli inverni leggendari del 1956 e del 1985 mostrano cosa il Buran sa fare quando trova autostrade bariche libere verso ovest: fiumi ghiacciati, nevicate diffuse e minime fino a -30 °C in Val Padana. Se lo avremo questo inverno? Le probabilità dipendono dall’assetto emisferico: il riscaldamento globale alza le medie, ma non cancella gli episodi estremi, solo ne rimescola la frequenza.
Che cos’è il Buran e perché fa notizia anche lontano dalla Siberia
Il Buran nasce sulle vaste pianure della Siberia in Russia, dove l’aria continentale si raffredda e si asciuga fino a livelli eccezionali. Non si limita a un crollo termico: si presenta come tempesta di neve con venti impetuosi e visibilità ridotta, un mix che rende l’evento spettacolare e, a tratti, paralizzante. Quando la circolazione a grande scala apre corridoi verso l’Europa, queste masse d’aria scivolano a sud-ovest, raggiungendo talvolta il bacino del Mediterraneo e trasformando anche il clima temperato dell’Italia.
La portata oltre la Siberia: come il gelo arriva in Europa e in Italia
Nelle configurazioni favorevoli, il Buran supera i confini dell’Asia e si affaccia sull’Europa orientale, poi sull’Europa centrale e, nei casi più incisivi, sul Nord Italia e sulle regioni tirreniche. Le masse fredde e secche generano nevicate quando interagiscono con l’umidità mediterranea; per questo, lungo le coste adriatiche e in Val Padana, il passaggio può tradursi in episodi nevosi anche a bassa quota.
Fattori che modulano il Buran: La Niña e le alte pressioni atlantiche
L’evoluzione del Buran viene influenzata da teleconnessioni come La Niña, che tende a favorire inverni più freddi sull’Europa, con episodi significativi anche sull’Italia meridionale. Allo stesso tempo, l’Alta Pressione delle Azzorre e quella delle Bahamas possono espandersi, deviando o smorzando le incursioni di aria continentale verso ovest. La combinazione tra pattern emisferici e onde planetarie decide se il freddo siberiano trova strada o resta confinato a est.
Italia, tra anomalie recenti e geografia del freddo
Negli ultimi anni la Pianura Padana mostra innevamenti più radi e discontinui: un’anomalia rispetto al quadro storico, attribuita da molti studiosi all’effetto del riscaldamento globale e alla maggiore persistenza delle alte pressioni atlantiche. Al contrario, Sicilia, Sardegna, Lazio, Abruzzo e Marche continuano a registrare inverni talvolta coerenti con le medie del passato, pur dentro un contesto di variabilità crescente e pattern più irregolari.
I grandi inverni del passato: 1956 e 1985 come cartoline del gelo
Il febbraio 1956 e il gennaio 1985 restano i riferimenti quando si parla di Buran in Europa:
- A Parigi si registrano -12,8 °C, mentre la Francia meridionale a Marsiglia tocca -15,6 °C.
- In Svizzera, a Zurigo, si misurano minime fino a -23,9 °C e medie mensili eccezionalmente basse.
- Polonia, Germania e Repubblica Ceca vivono diffusi -20 °C e punte fino a -30 °C nelle aree più esposte.
- In Italia, gelano tratti dell’Arno e della Laguna Veneta; nel 1985 la neve copre gran parte del Nord, con Val Padana fino a -30 °C, Firenze a -23 °C, fiocchi anche su Roma e sulla Sardegna.
Previsioni e limiti: cosa si può dire adesso
Sulla possibilità di un Buran nei prossimi mesi, la scienza mette paletti chiari: la prevedibilità oltre i 15 giorni resta limitata. Le discussioni tra analisti si concentrano su linee di tendenza: innevamento siberiano, assetto del vortice polare, flussi in stratosfera, posizione delle alte pressioni atlantiche e del blocco su Scandinavia o Urali. Il riscaldamento globale alza le medie termiche e tende a ridurre la frequenza statistica degli episodi estremi, ma non li elimina: un incastro barico favorevole può ancora spalancare le porte al gelo fino all’Italia.
Quando il Buran diventa calamità naturale
Il Buran Gelo Siberia si trasforma in calamità quando combina vento, neve e freddo estremo su aree densamente abitate e infrastrutturate del continente europeo. La complessità tra cambiamento climatico, correnti atmosferiche e feedback della copertura nevosa impone letture che considerano l’intero sistema climatico globale, dall’Eurasia al Mediterraneo.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica principalmente dei dati di Global Forecast System del NOAA, World Meteorological Organization – Extreme Weather Events, NASA Earth Observatory – Siberian Cold Air Outbreaks, Copernicus Climate Change Service, Nature Climate Change – Winter Cold Extremes, American Meteorological Society – Buran Events, Met Office UK – Severe Winter Weather










