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L’Italia arriva all’inverno con un’anomalia ormai familiare: temperature più alte della norma e una lunga sequenza di rimonte anticicloniche. Eppure, proprio quando il clima sembra incanalato verso una mitezza senza scossoni, il disegno atmosferico può cambiare in fretta. Sullo sfondo si organizza il Vortice Polare, il grande motore che inquina o libera il freddo dell’Artico. Se la sua “cintura” perde forza, l’aria continentale gelida può scivolare verso sud. È qui che entra in gioco, nel nostro immaginario, il Buran: il vento di origine siberiana capace di portare ondate di gelo imponenti anche sulla Penisola.

Prima di evocare scenari estremi, serve però una bussola. Il Riscaldamento Globale non cancella il freddo, ma lo rende meno frequente e più selettivo. Allo stesso tempo, certe configurazioni a grande scala possono ancora spalancare corridoi invernali verso l’Europa. Tra fine Novembre e inizio Dicembre la finestra c’è, ma non si apre automaticamente: dipende da blocchi, onde e traiettorie che vanno capite più che indovinate.

 

Che cos’è davvero il Buran e perché è raro

Con Buran chiamiamo in Italia l’irruzione di aria gelida e secca proveniente dalle steppe siberiane, trascinata da correnti prevalentemente da est nordest lungo un asse continentale. È un flusso che si muove contro la circolazione media occidentale delle latitudini temperate: ecco perché è raro. Non serve per forza un Riscaldamento Stratosferico Improvviso per averlo, ma un allineamento di fattori: alta pressione robusta tra Isole Britanniche e Scandinavia o in area Groenlandia, getto ondulato e NAO tendenzialmente negativa. Quando accade, l’aria freddissima dilaga dai bassopiani russo kazaki verso l’Europa orientale e, se l’onda regge, fino all’Italia.

Gli ultimi Buran in senso stretto restano pochi: Febbraio 2012 con neve eccezionale tra Romagna e Marche, Gennaio 2017 e fine Febbraio 2018 con la celebre “Beast from the East” che coinvolse ampia parte del continente. In altre annate, irruzioni artiche via Scandinavia hanno comunque prodotto freddo e neve notevoli senza essere Burian, talvolta con “cuscinetto” padano efficiente e neve da rientro o da contrasto. È il caso, per esempio, dell’avvio di Dicembre 2012, quando una sfuriata da est fece precipitare le minime in Val Padana fino a valori a due cifre sotto zero dopo le nevicate dell’Immacolata.

 

Perché il Riscaldamento Globale non annulla il gelo, ma ne cambia il copione

La temperatura media globale è salita rispetto al periodo preindustriale e l’Europa si è scaldata più della media mondiale. Questo si traduce in ondate di caldo più frequenti, precipitazioni intense più probabili quando i fronti passano e, al contrario, una minore ricorrenza delle ondate di freddo estreme. Tuttavia, quando la circolazione si dispone in modo favorevole, l’aria siberiana conserva ancora la capacità di riportare valori siderali alle nostre latitudini. Negli ultimi anni abbiamo osservato inverni rigidissimi in Scandinavia in un contesto globale caldo e irruzioni artiche memorabili in regioni insospettabili come il Texas: segno che l’atmosfera, pur più calda, non ha smesso di produrre estremi di freddo, solo che lo fa più di rado e in finestre più strette.

Per avere neve in pianura, comunque, non basta il freddo. Servono anche le precipitazioni al momento giusto. In molte stagioni recenti il Nord ha sofferto un deficit pluviometrico marcato nel trimestre invernale: o è mancata l’umidità quando c’era il cuscinetto, o il freddo è arrivato a perturbazioni esaurite. La percezione di “inverni senza neve” nasce spesso da questa asimmetria.

 

La dinamica che può aprire la porta siberiana

Il “via libera” al gelo continentale non è un interruttore unico. Nella pratica, tra fine Novembre e Dicembre possono entrare in sequenza tre ingranaggi.

Primo, vortice polare debole o sbilanciato: se i venti zonali in quota rallentano, il getto si ondula e si creano meandri in cui l’aria fredda può sprofondare verso sud. È il presupposto che rende permeabile la muraglia artica.

Secondo, blocco alle alte latitudini: un anticiclone in tenuta tra Groenlandia e Islanda o in area Scandinavia forza l’aria gelida a scorrere lungo il bordo orientale verso l’Europa. Con asse favorevole, il flusso punta prima i Balcani e poi il Medio Adriatico e il Sud; se l’asse è più occidentale, la traiettoria passa per il Mar Ligure e il Tirreno con forte maltempo e neve in calo sulle Alpi.

Terzo, minimo mediterraneo: una depressione sul Tirreno o sull’Adriatico aspira l’aria fredda da est nordest e la mescola con umidità marina. Qui nasce il salto di qualità: da freddo secco a nevicate estese, specie quando esiste un cuscinetto gelido in Pianura Padana e il richiamo umido da sud scorre sopra lo strato freddo.

 

Buran non è l’unica via: le rotte artiche “alternative”

Se il ramo continentale non si attiva, restano strade altrettanto efficaci. Le irruzioni artiche marittime attraverso Scandinavia e Mar del Nord possono imprimere scarti termici rapidi e portare neve con stau su Alpi e Prealpi, fiocchi fino a bassa quota in caso di rovesci intensi e rovesci nevosi a tratti anche sui versanti adriatici per tracimazione di aria fredda oltre l’Appennino. A volte sono proprio queste traiettorie a plasmare i primi “assaggi” invernali a Dicembre, mentre la porta siberiana resta socchiusa in attesa di un allineamento più deciso dei blocchi.

 

Il nodo delle previsioni: tendenza sì, promesse no

Chiedersi se “arriverà il Buran” in un dato inverno è comprensibile, ma la risposta onesta è che non esiste una certezza deterministica a settimane di distanza. Quello che si può valutare sono i segnali di contesto: stato del vortice polare, fase di NAO/AO, presenza di blocchi ricorrenti, comportamento delle onde planetarie. Se questi tasselli si dispongono, la probabilità di episodi freddi aumenta; se mancano, prevalgono mitezza e flussi occidentali. Anche nel primo caso, l’Italia può restare ai margini per una questione di assi e di minimi collocati qualche centinaio di chilometri più a est o ovest.

È utile anche distinguere tra “freddo che rientra nella normalità climatica del tardo autunno” e ondate di gelo eccezionali. Le prime sono più probabili, specie a cavallo tra fine Novembre e inizio Dicembre quando l’oceano resta attivo e i blocchi si alternano; le seconde, come gli storici 1985 o 2012, richiedono incastri più rari e persistenti.

In breve, il Buran è raro ma possibile quando il vortice polare si indebolisce, compaiono blocchi su Scandinavia o Groenlandia e un minimo mediterraneo richiama l’aria siberiana. Il Riscaldamento Globale riduce la frequenza del freddo estremo, non la sua esistenza: in finestre favorevoli tra fine Novembre e Dicembre possono arrivare episodi freddi anche incisivi, più spesso però tramite irruzioni artiche via Scandinavia. Per la neve in pianura servono freddo e precipitazioni insieme: senza uno dei due, l’evento sfuma. Meglio quindi parlare di probabilità e configurazioni, non di certezze.

 

Credit: IPCC AR6, WMO – State of the Global Climate 2023, EEA – Global and European temperatures, Copernicus – European State of the Climate, Met Office – Sudden Stratospheric Warming, Royal Meteorological Society – Polar vortex & Beast from the East, NOAA CPC – Polar vortex resources

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