Via il freddo, torna l’Atlantico
(TEMPOITALIA.IT) Il cambio di passo lo stiamo già sentendo. Dopo giorni segnati dal freddo pungente, lo scenario sta virando verso un meteo più dinamico di stampo atlantico. Le temperature sono in rialzo un po’ ovunque: non fa caldo, questo no, ma il clima è nettamente meno rigido e l’atmosfera sa più di Autunno che di inizio Inverno.
Da qui al 10 Dicembre il quadro sarà quello tipico di un pattern atlantico: aria umida, passaggi nuvolosi, piogge a tratti, un contesto che – al netto dei disagi – ha anche un lato positivo. Le precipitazioni diffuse, infatti, possono contribuire a ricostituire le riserve idriche, un tema che negli ultimi anni resta sempre sullo sfondo, anche quando non se ne parla apertamente.
Fin qui, niente di particolarmente straordinario. Il punto interessante, semmai, arriva a metà prossima settimana.
Il nodo di metà settimana: affondo nord atlantico e rischio ciclonico
Sul trend generale della prima decade di Dicembre ci si è già soffermati più volte. Quello che merita un focus specifico è il peggioramento atteso a metà settimana, perché diversi modelli matematici lo descrivono come potenzialmente insidioso. Non il solito fronte di passaggio, insomma, ma un’evoluzione a carattere ciclonico nel cuore del Mediterraneo.
Un affondo depressionario di origine nord atlantica dovrebbe spingersi fin verso il Nord Africa. Non si tratterà di aria davvero mite: il gradiente termico, cioè il contrasto di temperatura tra masse d’aria diverse, resterà ben presente. Proprio questo contrasto potrebbe alimentare un approfondimento di un vortice ciclonico secondario tra le coste nordafricane, la Sardegna e la Sicilia.
Le simulazioni attuali collocano il minimo tra Canale di Sicilia e Mar Libico, una zona che spesso funge da “fabbrica” di ciclogenesi intense nel Mediterraneo. È qui che, se lo scenario si realizzerà, potrebbero svilupparsi fenomeni di maltempo severo, con piogge intense e nubifragi.
Dove il maltempo potrebbe colpire più duramente
Al momento, pur con tutte le cautele del caso, l’area più esposta ai fenomeni estremi sembra essere il settore meridionale ed orientale della Sicilia, assieme alla fascia ionica. In un quadro del genere, anche Calabria e Puglia rientrano in una zona di rischio rilevante per piogge abbondanti, rovesci violenti e locali temporali organizzati.
È ancora prematuro entrare nei dettagli di accumuli e tempistiche precise, perché basta una minima variazione nella traiettoria del ciclone mediterraneo per stravolgere la distribuzione delle precipitazioni: spostamenti anche di poche centinaia di chilometri possono trasformare un’area da bersaglio principale a zona quasi ai margini. Tuttavia, il fatto che da diversi giorni numerosi centri di calcolo internazionali insistano su questo schema aumenta la probabilità di un peggioramento marcato.
In altre parole: lo scenario non è scolpito nella pietra, ma l’ipotesi di maltempo severo al Sud, in particolare tra Sicilia e versante ionico, è più che una semplice suggestione modellistica.
Il resto d’Italia: variabilità e piogge sparse
Mentre il cuore dell’azione potrebbe concentrarsi nel basso Mediterraneo, il resto della Italia sperimenterà un meteo più sfumato, ma comunque movimentato. Sulla fascia tirrenica, sul Nordovest e sulla Sardegna occidentale la parola chiave sarà “variabilità”: alternanza di schiarite e annuvolamenti, con il rischio di piogge e rovesci sparsi, localmente anche di una certa intensità.
La situazione potrebbe risultare più tranquilla sulla fascia adriatica e sul Nordest, tradizionalmente meno esposti a una circolazione atlantica marcatamente occidentale. Qui il passaggio delle perturbazioni potrebbe tradursi in nuvolosità irregolare e qualche precipitazione episodica, ma con un rischio più contenuto di fenomeni estremi rispetto alle regioni meridionali ioniche.
In sintesi, la prossima settimana vedrà l’Atlantico tornare padrone della scena, ma con un possibile “colpo di scena” ciclonico sul basso Mediterraneo che andrà monitorato con molta attenzione, soprattutto per le ripercussioni su Sicilia, Calabria e Puglia.
Credit: questo articolo è stato realizzato analizzando i dati e le elaborazioni dei modelli internazionali ECMWF, NOAA, Copernicus Climate Change Service, ICON, AROME, UKMO. (TEMPOITALIA.IT)










