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Meteo: primo AFFONDO ARTICO, i giorni chiave sotto osservazione

Piero Luciani di Piero Luciani
08 Nov 2025 - 12:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) La lunga parentesi mite non è destinata a durare. Dopo giorni di alta pressione e temperature spesso superiori alla media, la circolazione su Europa e Mediterraneo mostra segnali di svolta compatibili con un ritorno a condizioni più tipicamente tardo autunnali, fino a tratti di tempo invernale nella parte conclusiva del mese. Il passaggio non sarà istantaneo, ma la percezione sarà netta perché si arriverà da una fase molto mite e stabile che ha attenuato l’idea di stagione avanzata.

Nei prossimi giorni l’anticiclone resterà ancora protagonista, regalando cieli più stabili e pomeriggi tiepidi soprattutto su coste tirreniche e isole maggiori. Il quadro, però, tenderà a cambiare tra metà e fine Novembre, quando il flusso perturbato atlantico proverà a forzare i confini della cupola di alta pressione. In questo contesto è verosimile una transizione in due tempi: prima il ritorno del maltempo al Nord e sul medio alto Tirreno, poi un graduale afflusso di aria più fredda dalle alte latitudini con sensibile calo termico e prime nevicate più organizzate sui rilievi.

 

Perché arriverà il cambio di passo

A scala emisferica la chiave sta nel riassetto del disegno barico sull’Atlantico settentrionale. La spinta dell’Anticiclone delle Azzorre verso nord in direzione di Islanda e la possibile connessione con campi di alta pressione in area Groenlandia favoriscono l’ondulazione del getto e l’affondo di una o più saccature verso l’Europa occidentale. In altre parole, il corridoio umido sudoccidentale torna ad aprirsi, riportando fronti perturbati in grado di raggiungere il Nord Italia e, a seguire, parte del Centro.

Questo tipo di configurazione è coerente con gli scenari settimanali e sub stagionali che descrivono, su orizzonti di alcune settimane, anomalie di precipitazione e di temperatura senza entrare nel dettaglio locale. La tendenza a una maggiore dinamicità nella seconda metà di Novembre è compatibile con quanto i centri internazionali indicano per l’Europa, pur con la normale incertezza intrinseca di queste scale temporali.

 

Dalla mitezza al maltempo: l’evento di metà mese

Fino circa al periodo compreso tra tredici e quindici Novembre l’anticiclone manterrà condizioni per lo più stabili, con locali nebbie al Nord e clima spesso mite su Tirreno, Sardegna e Sicilia. Successivamente il bordo occidentale dell’alta pressione tenderà a indebolirsi e ad arretrare verso l’Europa orientale, consentendo a più impulsi perturbati di entrare nel Mediterraneo dalla porta di Francia e Spagna.

In questa fase il Nord Ovest, l’arco ligure e l’alta Toscana risultano i settori più esposti a piogge organizzate e persistenti per ventilazione meridionale umida. L’orografia svolge un ruolo cruciale: con flussi da sudovest, i rilievi liguri e tosco emiliani forzano la risalita delle correnti nei bassi strati e possono intensificare i rovesci. La quota neve all’inizio resterà alta per l’eredità mite accumulata nei giorni anticiclonici, con fiocchi relegati alle cime alpine più elevate.

 

L’affondo invernale: quando entra l’aria fredda

Il passaggio a un regime più freddo è più probabile nella finestra che va da venti a ventidue Novembre, quando una saccatura più incisiva potrebbe affondare verso il bacino centrale del Mediterraneo. In presenza di questo afflusso, di matrice artica marittima o sub artica, la massa d’aria nei bassi e medi strati subirebbe un deciso raffreddamento. Gli effetti pratici sarebbero un calo sensibile delle temperature, un generale abbassamento della quota neve sulle Alpi fino a valori medio bassi e un possibile coinvolgimento dell’Appennino settentrionale con fiocchi a quote via via più accessibili nella parte finale degli eventi.

Si tratterebbe, nella prima istanza, di un ritorno verso la normalità climatica del tardo autunno più che di un episodio estremo. Proprio perché la fase mite precedente ha rialzato l’asticella della percezione, lo scarto verrà avvertito come brusco. Saranno decisivi l’asse dell’affondo e l’eventuale posizione di un minimo al suolo tra Golfo del Leone, Mar Ligure e Tirreno, elementi che determinano dove si concentreranno le precipitazioni più consistenti e quanto scenderà la neve.

 

Dal segnale emisferico agli indici: cosa guardare per capire la svolta

Gli indici di grande scala come NAO e AO aiutano a leggere la propensione dello scenario a favorire scambi meridiani, blocchi e ondulazioni del getto. Valori meno positivi o temporaneamente negativi di NAO e AO sono coerenti con un getto meno teso e con la possibilità che l’onda atlantica scenda di latitudine fino al Mediterraneo. Anche la distribuzione delle anomalie termiche superficiali sull’Atlantico e lo stato della stratosfera polare contribuiscono a modulare la traiettoria delle saccature e la durata delle fasi perturbate.

Questi segnali non sostituiscono la previsione operativa, ma ne inquadrano il contesto. Quando i prodotti sub stagionali mostrano per l’Europa pattern di precipitazione superiori alla media e temperature in attenuazione rispetto alle settimane precedenti, aumenta la probabilità che le finestre di maltempo si susseguano a ritmo più frequente. Per i dettagli locali servono comunque gli aggiornamenti ravvicinati dei modelli ad alta risoluzione.

 

Cosa può accadere in Italia tra fine seconda e terza decade

Nel corso della fase più attiva, le regioni del Nord e dell’alto Tirreno avranno le maggiori possibilità di piogge diffuse. I settori alpini esposti a stau, in particolare tra Alpi occidentali e centrali, potranno vedere nevicate via via più consistenti con il passare delle ore più fredde. L’Appennino settentrionale potrà essere interessato da rovesci nevosi sopra le medie quote all’inizio, con tendenza ad abbassamento nel caso di ingresso più deciso dell’aria fredda. Al Centro e al Sud i fronti transiteranno in modo più alterno, con piogge soprattutto sui versanti tirrenici e fasi ventose nei canali tra le isole maggiori.

Al termine di un impulso più marcato non è esclusa una breve pausa più stabile, ma il canale atlantico potrebbe restare attivo a fasi, mantenendo il Nord Italia in zona di contrasto e il Centro in un regime di variabilità. Si tratta di un comportamento tipico di Novembre, quando l’oceano rilascia calore e alimenta fronti ripetuti alternati a rimonte temporanee dell’alta pressione.

 

Temperature e percezione del freddo

Il calo termico sarà più avvertibile laddove prevarrà il maltempo, con diminuzioni rapide tra un giorno e l’altro. In quota la discesa delle isoterme sarà evidente e le massime in pianura torneranno su valori più consoni alla stagione. Sulle coste tirreniche, nelle pause asciutte, l’inerzia marina potrà mitigare il raffreddamento diurno, mentre nelle valli interne del Nord il calo notturno sarà accentuato dalla maggiore dispersione radiativa dopo il passaggio dei fronti. Il passaggio dall’aria subtropicale preesistente a un impianto più freddo non è un effetto ottico, ma il risultato di un ricambio di massa d’aria che può procedere a scatti, specie quando è guidato da un affondo deciso della circolazione da nordovest.

 

In sintesi, dopo il weekend avremo ancora alcuni giorni improntati alla stabilità anticiclonica, poi tra metà mese e la settimana successiva il flusso atlantico tornerà protagonista con piogge in aumento al Nord e sul medio alto Tirreno. Nella finestra compresa tra venti e ventidue Novembre è possibile un impulso più freddo dalle alte latitudini, con calo termico marcato e neve in discesa di quota sulle Alpi, a tratti anche sull’Appennino settentrionale alle quote più consone del periodo. La sensazione di brusco cambiamento deriverà dal confronto con la fase mite precedente, ma lo scenario atteso rappresenta un rientro verso condizioni tipiche del tardo autunno e i primi segnali dell’Inverno in arrivo.

Credit: ECMWF, ECMWF Sub seasonal range, Met Office long range, Copernicus Climate Change Service seasonal, NOAA Climate Prediction Center (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: affondo articoAnticiclone delle Azzorreflusso atlanticoirruzione invernalequota neve
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Piero Luciani

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Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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