
(TEMPOITALIA.IT) Doveva essere un evento storico, roba d’altri tempi, e alla fine le promesse sono state mantenute. Natale e i giorni successivi hanno regalato al Piemonte una veste bianca che non si vedeva da un pezzo, trasformando il paesaggio in qualcosa che sta a metà tra la fiaba e l’emergenza logistica. Prato Nevoso, nel cuore del Cuneese, ha letteralmente sbaragliato la concorrenza, guadagnandosi sul campo il titolo di stazione sciistica con più neve di tutta Europa. Parliamo di oltre tre metri di manto bianco a 1.600 metri di quota. Insomma, un muro di neve.
Le auto parcheggiate? Sparite, inghiottite dal candore, rintracciabili solo grazie alla memoria dei proprietari o a qualche antenna che spunta timida dal cumulo.
Non solo Prato Nevoso sotto la neve
Se Prato Nevoso si prende la copertina, il resto della regione non è rimasto certo a guardare. Era da anni, in effetti, che non si registravano accumuli del genere un po’ ovunque. Limone Piemonte, per esempio, ha toccato quota 163 centimetri a 1.885 metri, numeri importanti che fanno sorridere gli operatori turistici. Spostandoci nel Torinese, la situazione è simile, con il Colle Barant che a 2.294 metri ha superato il metro, fermandosi a 105 centimetri.
Anche le mete classiche come Sestriere, Pragelato e Bardonecchia hanno fatto il pieno, con accumuli variabili tra i 30 e i 60 centimetri. Neve fresca, abbondante, che ha imbiancato anche le cime più alte del Vercellese e del Verbano-Cusio-Ossola, dove si viaggia tra i 59 e i 68 centimetri. Una manna dal cielo, diciamolo, per chi vive di turismo invernale.
Il rovescio della medaglia: il rischio valanghe
Tutto bellissimo, panorami da cartolina e sciatori in estasi, ma c’è l’altra faccia della medaglia. Tutta questa neve, scesa copiosa in poco tempo, porta con sé rischi oggettivi che non vanno sottovalutati. Chi conosce la montagna lo sa: tre metri di neve fresca sono un peso enorme sui pendii. Le valli del Cuneese, in particolare, stanno facendo i conti con seri disagi alla viabilità e, cosa ben più grave, con un pericolo valanghe in netta crescita.
Il bollettino dell’Arpa non usa mezzi termini e segnala una criticità marcata. Il cocktail è di quelli pericolosi: accumuli ingenti e venti orientali che hanno lavorato la neve, creando lastroni instabili pronti a cedere. Le zone sotto osservazione speciale sono le Valli del Monregalese, la Valle Gesso e la Valle Vermenagna. Qui il rischio di distacchi è concreto.
Stessa musica, purtroppo, anche per le Valli Maira, Grana, Varaita, la Valle Po e la Valle Stura. In queste aree, dove la neve supera spesso i 70 centimetri, il vento ha accumulato masse instabili proprio lì dove è più pericoloso: creste, conche e canaloni. Avventurarsi fuori pista in queste condizioni? Un azzardo che le autorità sconsigliano vivamente.
Previsioni meteo, improvvisamente mite, poi il gelo
E adesso? Il meteo sembra volerci tenere sulle spine. Nelle prossime ore è atteso un brusco, deciso aumento delle temperature che potrebbe destabilizzare ulteriormente il manto nevoso. Ma sarà solo una parentesi. Subito dopo, le previsioni indicano un crollo termico, con l’arrivo di un gelo intenso che dovrebbe attanagliare il Piemonte e le Alpi per oltre dieci giorni. La neve si compatterà, diventerà marmo, ma fino ad allora la prudenza è d’obbligo. (TEMPOITALIA.IT)






