
(TEMPOITALIA.IT) Negli ultimi anni il segnale è diventato evidente. Ce ne siamo accorti tutti, anche senza guardare i dati. Gli inverni risultano più stabili, spesso governati dall’alta pressione, e con nevicate molto meno frequenti rispetto al passato. Le eccezioni ci sono, ma restano brevi e isolate.
Il ruolo del cambiamento climatico
Il motivo principale è il cambiamento climatico, che modifica tutte le stagioni ma si fa sentire con particolare forza in inverno e in estate. In inverno la neve cala, in estate aumentano le ondate di calore che colpiscono l’Italia con una frequenza ormai superiore a quella del passato recente. È un processo graduale ma misurabile, che non riguarda solo la nostra area ma l’intero emisfero nord.
Effetti sulle perturbazioni e sulla neve
I mesi invernali mostrano sempre più spesso un quadro tiepido. Le fasi fredde, quando arrivano, durano pochi giorni. Le perturbazioni riescono comunque a raggiungere la penisola, ma portano neve a quote più elevate rispetto al passato, soprattutto su Alpi e Appennini. La presenza ricorrente di anticicloni di matrice calda anche in pieno Gennaio è un segnale chiaro dell’evoluzione in corso. Gli effetti risultano evidenti soprattutto in montagna: accumuli più scarsi, innevamento irregolare, stagioni sciistiche più complesse.
Una percezione del freddo completamente diversa
La trasformazione del clima influenza anche la percezione collettiva. Ciò che quarant’anni fa era un “inverno normale” – il primo importante cambiamento è avvenuto tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90 del ‘900 -, con giornate rigide e nevicate in pianura, oggi appare un evento eccezionale. Le generazioni più giovani non hanno memoria di nevicate abbondanti diffuse sul territorio. Un caso emblematico è la Val Padana: vedere 30–50 centimetri di neve è diventato un evento rarissimo, possibile solo con una combinazione molto favorevole di fattori atmosferici. Al contrario, trascorrere un’intera stagione senza un fiocco in pianura è sempre più comune, non solo al Sud ma anche su molte aree del Nord costiero e interno.
Il futuro: inverni più brevi e miti
Le proiezioni a lungo termine non lasciano molto spazio ai dubbi. Le temperature aumenteranno in tutte le stagioni. L’estate tenderà a durare di più, con lunghi periodi di caldo intenso. L’inverno, invece, si ridurrà a brevi episodi freddi immersi in settimane dominate da condizioni simili all’autunno avanzato o all’inizio della primavera. Un’evoluzione lenta ma costante, che modifica il modo stesso in cui definiamo la stagione fredda. Tuttavia, rari ma intensi episodi di gelo e neve non si possono escludere, come insegna l’inverno del 2018 o quelli di poco precedenti del 2012 e 2013, ma la loro frequenza tenderà a diminuire. Ed essendo passati ormai 8 anni dall’ultimo importante episodio di gelo, cresce di anno in anno la probabilità che si possa ripetere. Che proprio quest’anno non sia quello buono?
Credit: analisi basata su dati e tendenze climatologiche interpretate alla luce dei modelli ECMWF, NOAA (GFS), ICON e ARPEGE (TEMPOITALIA.IT)









