(TEMPOITALIA.IT) Sembra quasi strano dirlo ad alta voce, dopo il colpo di coda invernale di fine novembre, ma l’atmosfera sta già cambiando pelle. La curva stagionale rallenta, l’Inverno perde mordente e avanza una tonalità più autunnale, o addirittura quasi primaverile. Il motivo è semplice: il ritorno di un anticiclone sub-tropicale sempre più imponente, la celebre “gobba africana”, che secondo i modelli GFS e ECMWF si allargherà sul Mediterraneo proprio tra il 7 e l’8 dicembre, finendo per dominare la scena per molti giorni.
Un dominio tutt’altro che effimero. Le simulazioni parlano chiaro: alta pressione forte, persistente, quasi ostinata, capace di restare ancorata sull’Italia fino al 15 dicembre, forse fino al 17. E così, mentre ci chiediamo quanto durerà questa fase quasi irreale, il freddo scivola ai margini del continente.
Gli ultimi scampoli di maltempo prima della grande stabilità
Prima del cambio d’assetto definitivo, resta una circolazione ciclonica che ancora oggi, venerdì 5, insisterà sul Sud, con rovesci sparsi tra Isole, basso Tirreno e tratti del medio Adriatico. Nulla di particolarmente intenso, ma sufficiente a ricordarci che la stagione in teoria sarebbe quella giusta per piogge e instabilità.
Da sabato 6, però, l’aria cambia davvero: l’anticiclone risale dalla Penisola Iberica e spinge via il maltempo, lasciando qualche coda piovosa soltanto su Salento, Calabria tirrenica e nord della Sicilia. Il resto d’Italia, al contrario, assaporerà già un’atmosfera più quieta, quasi distesa.
Il weekend dell’Immacolata e il pieno controllo dell’anticiclone
Sole in quota, grigio in pianura
Con il ponte dell’Immacolata, la struttura anticiclonica si consolida. Il tempo si stabilizza, il sole torna protagonista, soprattutto sulle Alpi e sulle regioni tirreniche. Eventuali velature si limiteranno a sfiorare le creste alpine, mentre il resto del Nord vivrà il classico rovescio della medaglia: nebbie, foschie, nubi basse soprattutto sulla Val Padana.
Un paradosso stagionale ormai noto: più sali, più senti un’aria quasi tiepida; più scendi, più ti ritrovi immerso in un freddo umido e stagnante. L’anticiclone d’Inverno è anche questo, una sorta di lente che ribalta il profilo termico del Paese.
Perché torna davvero la “gobba africana”?
Il ruolo decisivo del Vortice Polare
Per capire le ragioni profonde bisogna guardare molto più a nord, dove il Vortice Polare sta ritrovando compattezza. Sul Nord Atlantico, masse d’aria gelida scivolano sul Canada e sulla East Coast americana e, nel momento in cui raggiungono le acque più miti dell’oceano, generano depressioni profonde. Queste ultime rinforzano la corrente a getto, che scorre più tesa tra Groenlandia e Islanda.
Risultato? Le perturbazioni si arrampicano verso l’Europa nord-occidentale mentre sulla fascia centro-meridionale si impone, quasi per compensazione, un’alta pressione sub-tropicale. Un ingranaggio atmosferico che ormai si ripete con una frequenza sorprendente.
L’effetto domino e la struttura ad Omega
Non è solo una questione di forza, ma anche di forma. Le mappe mostrano chiaramente un’alta pressione ad Omega, una figura barica che ricorda la lettera greca e che tende a bloccare la circolazione generale. Ai lati si posizionano depressioni immobili; al centro, un anticiclone che non ha alcuna intenzione di spostarsi.
Quando questo schema si stabilisce, l’atmosfera resta ferma. E l’Inverno, inevitabilmente, va in pausa per almeno dieci giorni.
Che cosa ci aspetta fino a metà mese
Temperature miti in quota, inversione termica nelle valli
Con questa configurazione, le temperature saliranno soprattutto su colline e montagne, mentre nelle pianure si farà sentire la classica inversione termica. Le giornate sembreranno autunnali, le notti proveranno a rievocare una parvenza d’Inverno. Un Inverno, però, soltanto scenografico.
Niente neve, né in montagna né tantomeno in pianura. Niente veri affondi freddi. Il ritorno delle perturbazioni – quelle vere, capaci di portare piogge organizzate e nevicate significative – appare rimandato alla terza decade di dicembre, forse in prossimità delle feste di Natale.
Un’atmosfera bloccata ma non eterna
La sensazione è quella di una stabilità quasi plastica, un grande coperchio atmosferico che schiaccia l’Italia e la tiene sotto una cupola calma e luminosa in quota, cupa e umida in pianura. È un copione che si ripete sempre più spesso, segno di un Mediterraneo che negli ultimi anni vede l’anticiclone nord-africano come un ospite ormai fin troppo abituale.
Ma tutto questo, per quanto persistente, non durerà per sempre. Dicembre ha la fama di sorprendere quando ormai nessuno ci crede più. Basterà un cedimento del blocco, un’increspatura nella corrente a getto, un affondo artico più deciso. Per ora, però, resta soltanto un’Italia sospesa in una stagione intermedia.
Credit: dati e analisi elaborati da modelli ECMWF e NOAA. (TEMPOITALIA.IT)










