(TEMPOITALIA.IT) C’è un momento dell’anno in cui l’atmosfera sembra prendersi una pausa — e lo fa proprio quando molti iniziano a cercare nell’aria quel primo sentore d’inverno. Quest’anno, invece, dicembre imbocca tutt’altra direzione. Le nevicate premature di fine novembre, quelle che avevano illuso gli appassionati di gelo, restano un episodio isolato. Ora il Mediterraneo è sotto l’abbraccio caldo e insistente di un anticiclone che, giorno dopo giorno, si gonfia e si estende come una cupola di vetro. Una cupola che filtra tutto, anche le perturbazioni.
Un’Immacolata primaverile
Oggi, 8 dicembre, lo si sapeva, sarebbe stato diverso dal solito. Già alla vigilia, la parte più innocua di un fronte atlantico aveva sfiorato le Alpi di confine, quasi timida nel tentativo di insinuarsi. Ma era troppo poco per lasciare il segno. Infatti, il promontorio anticiclonico — di evidente matrice africana — si è ulteriormente consolidato, occupando l’intera Penisola senza sforzo.
Il risultato? Un’Immacolata, più che profumare d’inverno, ricorda le prime giornate tiepide di marzo. Il sole domina ovunque, le temperature schizzano verso l’alto soprattutto in quota, dove tornano valori che non hanno nulla a che vedere con la stagione. Sulle Isole, non è escluso che si raggiungano punte di 20-21°C, una soglia che ormai stupisce sempre meno ma che dice molto di ciò che sta accadendo.
E così prende forma un’altra lunga fase di blocco atmosferico, l’ennesima di questo decennio. Il Vortice Polare resta lontano, confinato a nord, mentre l’alta pressione occupa stabilmente il Mediterraneo centralizzato. Una configurazione che abbiamo visto spesso e che, purtroppo, è tornata a essere una sorta di normalità climatica.
Non solo sole: anche nebbie e inversioni termiche
Qui arriva il lato meno fotogenico delle alte pressioni invernali. In pianura il freddo ristagna, anzi scivola verso il basso durante la notte, creando quelle inversioni termiche che portano a un paradosso: più caldo sui monti, più fresco nei fondovalle. La Val Padana torna a essere un mare lattiginoso fatto di nebbie fitte e nubi basse, talvolta così persistenti da cancellare il sole per giorni. Un’umidità sospesa, quasi appiccicosa.
E poi c’è lo smog, l’invitato indesiderato che approfitta del ristagno d’aria per accumularsi senza via di fuga. Le grandi città padane — Milano, Torino, Bologna, Verona — cominciano a mostrare i primi segnali di un peggioramento della qualità dell’aria, un trend destinato purtroppo a intensificarsi nelle giornate successive.
Nel frattempo, lievi infiltrazioni di aria umida proveranno a scalfire la calma apparente del settore ligure-tirrenico: qualche nube in più su Liguria e Toscana, forse perfino una pioviggine, una di quelle che non fanno notizia ma aiutano a ricordare che le perturbazioni esistono ancora, da qualche parte, sopra l’Atlantico.
Giornate fotocopia fino al 10 dicembre
Il periodo immediatamente successivo all’Immacolata scorre senza sorprese. Il 9 dicembre l’anticiclone si rafforza ulteriormente: sole prevalente, nebbie notturne su pianure e valli interne, nubi basse in accentuazione su Liguria e Alto Tirreno. Il 10 dicembre, tutto identico. Un tempo uggioso in pianura, brillante in montagna, quasi “capovolto”. In effetti, chi cerca il sole deve salire: bastano poche decine di metri per scavalcare il tappeto di foschia e ritrovarsi in quell’azzurro innaturale che solo le alte pressioni sanno regalare a dicembre.
Dicembre, il mese che prometteva inverno e invece…
A fine novembre sembrava che l’inverno avesse deciso di prendersi una rivincita anticipata. Temperature in picchiata, nevicate, aria frizzante. Ma quella partenza sprint è durata poco. La circolazione atlantica più mite ha ripreso il sopravvento e il quadro sinottico europeo si è rapidamente ribaltato. Non è una novità: dicembre, da anni, tende a essere un mese schizofrenico, soggetto a oscillazioni repentine e spesso dominato da un’alta pressione che non lascia scampo.
Il promontorio anticiclonico attuale, sostenuto da una vera e propria bolla calda subtropicale, non è diverso da quelli che abbiamo imparato a conoscere. Accade sempre più spesso di vederlo slanciarsi verso l’Europa centrale, deformando la normale traiettoria delle perturbazioni atlantiche che, costrette a salire di latitudine, finiscono per passare ben lontane dall’Italia.
E allora, la domanda che circola da giorni: rischiamo l’ennesimo non inverno? È presto per dirlo, certo. Ma la tendenza attuale non è positiva.
Santa Lucia porta qualche scricchiolio, non una svolta
Eppure, tra l’11 e il 14 dicembre, qualcosa potrebbe cominciare a muoversi. Non parliamo di un cambiamento netto o di un ritorno dell’inverno in senso pieno. Nulla di così drastico. I modelli più autorevoli — ECMWF e GFS — mostrano un progressivo indebolimento dell’anticiclone, soprattutto sul suo fianco occidentale. Una crepa, più che una frattura.
Il motivo è l’arrivo di una saccatura pronta a sprofondare sulla Penisola Iberica. Da lì, come spesso accade, potrebbe svilupparsi un vortice ciclonico in lento avanzamento verso levante. Il suo avvicinamento favorirebbe un peggioramento su parte dell’Italia, in particolare sulle regioni occidentali, fra il 13 e il 14 dicembre.
Resterà comunque una dinamica “mite”. Le correnti che accompagneranno questa evoluzione saranno sì più umide, ma non certo fredde. Nessuna grande irruzione artica in vista, nessuna ondulazione marcata della circolazione. Insomma: un guasto, non una svolta.
Una circolazione piatta e temperature ancora sopra media
A ben guardare la tendenza a medio termine, dicembre sembra intenzionato a mantenere un profilo tiepido, con temperature ancora sopra la media su gran parte del continente. In alcune aree del centro Europa, addirittura, lo scenario appare ancora più anomalo rispetto all’Italia.
E questo è forse il punto centrale dell’intera storia: l’inverno, quello vero, continua a rimanere lontano. Non è detto che non arrivi, certo. Dicembre è lungo, gennaio e febbraio ancora di più. Ma il quadro attuale non aiuta. La circolazione resta poco ondulata, la dinamicità atmosferica ridotta, le discese fredde confinate in latitudini più elevate.
Tra Natale e Capodanno qualcosa potrebbe cambiare. Ma negli ultimi anni anche le festività sono spesso finite sotto cieli immobili, quasi primaverili. Una tendenza che solleva domande, molte, ma che conferma un’evoluzione climatica ormai palpabile.
Credit: analisi basata sui modelli di previsione di ECMWF e GFS. (TEMPOITALIA.IT)




