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L’Alta Pressione continua a occupare la scena in questo Dicembre, riproponendo uno schema ormai familiare. Stabilità diffusa, temperature spesso sopra media, inverno che fatica a imporsi. Eppure, rispetto agli ultimi anni, qualcosa inizia a distinguersi sul piano degli indici climatici. Il quadro generale suggerisce una stagione meno lineare, con margini per fasi più dinamiche nella seconda parte dell’inverno.

Uno degli elementi chiave è La Niña, la fase fredda dell’ENSO, che quest’anno si accompagna a un fattore altrettanto rilevante: l’Amplificazione Artica. Due segnali che meritano attenzione, soprattutto guardando a Gennaio e al cuore della stagione fredda.

 

Perché gli indici contano davvero

È bene chiarirlo subito. Non esistono previsioni meteo affidabili a due mesi di distanza. Nessun modello può dire che tempo farà in un giorno preciso di Gennaio o Febbraio. Per valutare il possibile carattere di una stagione si utilizzano indici statistici e climatici, capaci di descrivere tendenze, non eventi puntuali.

Nel caso della Niña, il raffreddamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale sta già influenzando la circolazione atmosferica globale. Questo tipo di configurazione tende a favorire una maggiore irregolarità del pattern, con alternanza di fasi miti e impulsi più freddi. Non un inverno costantemente gelido, ma nemmeno piatto.

 

Il nodo dell’anomalia positiva iniziale

Una domanda ricorre spesso. Come può un inverno risultare più freddo se i primi segnali mostrano un’anomalia termica positiva marcata? La risposta va cercata nel modo in cui il Riscaldamento Globale sta modificando l’architettura dell’atmosfera.

L’Amplificazione Artica, ovvero il riscaldamento accelerato delle regioni polari, riduce il gradiente termico tra Polo ed Equatore. Questo indebolisce la corrente a getto, che perde linearità e diventa più ondulata. Quando il getto si ondula, aumentano gli scambi meridiani e le configurazioni bloccate, due condizioni fondamentali per permettere a masse d’aria fredda di spingersi verso sud.

 

Europa e freddo: un equilibrio delicato

Negli Stati Uniti episodi di gelo intenso e nevicate estreme continuano a verificarsi con una certa regolarità, alimentando fraintendimenti sul significato del cambiamento climatico. In Europa la dinamica è diversa. Qui il freddo più severo deve spesso arrivare dalla Siberia, attraverso configurazioni sinottiche complesse e relativamente rare.

Negli ultimi anni, al contrario, si sono affermati anticicloni invernali molto più persistenti, capaci di bloccare le irruzioni fredde continentali. Un doppio effetto penalizzante, che spiega perché il Mediterraneo fatichi sempre più a vivere inverni tradizionali.

 

Il ruolo specifico di La Niña

È in questo contesto che La Niña diventa interessante. Le stagioni caratterizzate da questa fase dell’ENSO mostrano spesso comportamenti atmosferici estremi e irregolari. Non significa freddo continuo. Significa, piuttosto, forti contrasti.

Lunghe fasi stabili possono essere interrotte da perturbazioni intense e rapide discese fredde. Un’evoluzione già vista in Novembre, con una prima parte molto statica seguita da una fase improvvisamente dinamica. Uno schema che potrebbe riproporsi anche in pieno inverno.

 

Scenari possibili per il Mediterraneo

Alcuni scenari indicano la possibilità che l’anticiclone possa spostarsi su latitudini più settentrionali. Un dettaglio tutt’altro che secondario. In questo caso si libererebbe un corridoio orientale favorevole alla discesa di aria fredda continentale verso il Mediterraneo. Questa ipotesi è tutt’altro che campata in aria e sta già prendendo tra i modelli a medio termine come l’americano GFS per gli ultimi giorni di Dicembre.

Con un mare ancora relativamente caldo, il contrasto termico potrebbe favorire tempeste invernali intense, con precipitazioni abbondanti e nevicate significative su Alpi e Appennini. Configurazioni che in passato non erano rare, ma che negli ultimi decenni sono diventate episodiche.

 

Monitorare, non promettere

Resta un punto fermo. La meteorologia non è la scienza delle certezze, ma delle probabilità. L’inverno 2025-2026 potrebbe risultare meno monotono rispetto ai precedenti, ma il percorso resta tutt’altro che lineare.

La stagione, va detto, non è iniziata bene. Dopo una seconda metà di Novembre decisamente invernale, il meccanismo si è inceppato. Una nuova fase di maltempo è possibile attorno a Martedì 16 e Mercoledì 17, ma si tratterebbe di un impulso atlantico mite, piovoso ma poco freddo, salvo per parte di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta dove sono attese nevicate anche a quote medio-basse.

Per il vero inverno servirà ancora pazienza. Gli indici, però, suggeriscono che la partita non è affatto chiusa.

Crediti scientifici e modelli di riferimento: IPCC, Copernicus Climate Change Service, NASA Goddard Institute, American Meteorological Society

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