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Torino e la neve. Il fiume Po che gela

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
06 Gen 2026 - 17:34
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo storico
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Le grandi nevicate storiche a Torino: clima, gelo e memoria del passato

(TEMPOITALIA.IT) Le registrazioni storiche delle nevicate a Torino risultano frammentarie per i periodi più antichi, principalmente a causa della scarsità di fonti documentarie affidabili. Torino, situata nella pianura piemontese ai piedi delle Alpi, presenta un clima continentale, caratterizzato da inverni moderatamente freddi e secchi, nei quali la neve non è un evento raro, mentre le accumulazioni rilevanti risultano meno frequenti rispetto alle aree alpine circostanti.

Le fonti primarie derivano da cronache medievali, serie meteorologiche moderne e studi climatologici. L’autenticità delle informazioni è stata verificata privilegiando studi accademici, ricerche climatologiche ufficiali e testi storici, escludendo sistematicamente aneddoti non supportati da riscontri documentali.

Non esistono elenchi esaustivi relativi all’era pre-cristiana, tuttavia il clima dell’Italia antica (primo millennio a.C.) risultava più umido e fresco, soprattutto nelle regioni settentrionali come il Piemonte, fortemente influenzato dalla presenza delle Alpi. Durante il Periodo Caldo Romano (circa 250 a.C. – 400 d.C.), la neve era rara nelle pianure, ma comune nelle zone montane.

 

Le nevicate medievali e l’aumento del freddo

Nel Medioevo, le nevicate aumentarono sensibilmente durante le fasi climatiche più fredde. Diverse cronache locali menzionano inverni rigidi, con fiumi ghiacciati e nevicate abbondanti. Episodi significativi si registrarono nel 1305-1306, quando si formarono fino a 34 cm di ghiaccio sulle strade, e nel 1318, caratterizzato da freddo estremo e dal Po completamente ghiacciato.

A partire dal 1709, le serie climatiche ricostruite mostrano eventi invernali straordinari che coinvolsero gran parte dell’Italia, con Torino frequentemente colpita. Inverni come il 1784-1785, con 233 cm di neve complessiva, e il 1808-1809, con 163 cm, risultano tra i più nevosi mai documentati.

Dal 1784, la serie storica continua di Torino (media annuale 48,9 cm, circa 7 giorni nevosi da ottobre ad aprile) evidenzia una tendenza negativa a partire dal 1890, con una riduzione del 50-70% delle nevicate negli ultimi decenni, strettamente collegata al Riscaldamento Globale.

 

Il Po ghiacciato durante le grandi ondate di freddo

Il Po, storicamente navigabile fino a Torino, si è ghiacciato più volte in occasione di ondate di freddo estremo, soprattutto durante gli inverni più severi. Le fonti storiche attendibili, basate su cronache medievali e ricostruzioni climatiche, segnalano diversi episodi rilevanti:

  • 1304: il Po ghiacciato permise il transito dell’esercito dell’Imperatore Enrico VII.
  • 1305-1306: freddo eccezionale in Lombardia e Piemonte, con il Po attraversabile a piedi e con carri.
  • 1318: fiumi completamente ghiacciati durante un inverno rigidissimo.
  • 1784-1785: gelo intenso, con il Po parzialmente ghiacciato nei pressi di Torino.
  • Altri eventi documentati: 853, 1119 e sporadici episodi tra XVIII e XIX secolo.

Questi eventi causarono interruzioni della navigazione, danni agricoli e forti ripercussioni economiche. Nei secoli più recenti, il riscaldamento climatico ha drasticamente ridotto tali fenomeni; oggi il Po risente maggiormente di siccità piuttosto che di gelo.

 

L’impatto della Piccola Era Glaciale su Torino

La Piccola Era Glaciale (1300-1850) rappresentò un periodo di raffreddamento climatico regionale, con temperature inferiori fino a -2°C in Europa, causato da bassa attività solare, eruzioni vulcaniche e alterazioni delle correnti oceaniche. Le fasi più intense si verificarono tra il 1570 e il 1670.

In Italia e in particolare a Torino, questo periodo portò a inverni più lunghi e nevosi, estati fresche e umide, fallimenti agricoli, carestie e instabilità sociale. I ghiacciai alpini avanzarono, invadendo alcune valli piemontesi, mentre le nevicate aumentarono del 20-30% rispetto ai valori attuali, con accumuli annui compresi tra 100 e 200 cm in pianura.

Gli effetti principali furono evidenti in:

Agricoltura: raccolti ridotti, carestie diffuse come la Grande Carestia del 1315-1317, migrazioni e rivolte.
Società: incremento delle malattie, tra cui la Peste Nera, conflitti legati alla scarsità di risorse.
Torino: la città, capitale sabauda, affrontò inverni rigidissimi (come nel 1709 e nel 1789, con il Po ghiacciato), sviluppando però sistemi di adattamento come l’uso delle acque alpine per l’irrigazione.

Nonostante il dibattito accademico sull’uniformità della Piccola Era Glaciale, le evidenze dendrocronologiche e documentarie confermano un impatto significativo sull’Italia settentrionale.

 

Little Ice Age e il collasso dell’antichità

La Late Antique Little Ice Age (536-660 d.C.) fu un improvviso e intenso periodo di raffreddamento climatico (-2/-3°C), causato da una serie di eruzioni vulcaniche avvenute nel 536, 540 e 547, che oscurarono il sole per circa 18 mesi, generando i cosiddetti “inverni senza estate”.

In Italia, questo evento coincise con la fine dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) e con le invasioni barbariche. In Piemonte e a Torino, si registrarono:

  • nebbie persistenti,
  • nevicate fuori stagione,
  • raccolti falliti per 5-10 anni,
  • carestie, crollo demografico e collasso economico.

La crisi favorì eventi come la Peste di Giustiniano (541-543) e le migrazioni longobarde (568). Torino, nodo strategico alpino, subì interruzioni commerciali e forte instabilità. Le analisi degli anelli degli alberi e dei sedimenti marini, insieme alle cronache di storici come Procopio, confermano l’eccezionalità del fenomeno, definito spesso “l’anno peggiore della storia”.

 

Le principali nevicate a Torino dal 1900 a oggi

Sulla base delle serie meteorologiche ufficiali e degli studi climatologici, non esiste un elenco completo di tutte le nevicate, ma è possibile individuare gli eventi più significativi, caratterizzati da accumuli superiori ai 20 cm o da impatti rilevanti. La media annua, un tempo compresa tra 20 e 50 cm, si è ridotta di oltre il 50% dopo il 2000, con una diminuzione dei giorni nevosi a 3-5 l’anno.

Tra gli episodi più rilevanti si ricordano gli inverni 1908-1909, 1928-1929, 1955-1956, 1962-1963, 1984-1985, 2005-2006, 2011-2012 e le stagioni recenti sempre più miti e povere di neve, fino al 2024-2025, che conferma un trend fortemente decrescente.

 

Il grande gelo di Torino nella storia

Torino, capitale sabauda dal 1563 e prima capitale d’Italia tra 1861 e 1865, ha costruito una parte della propria identità storica intorno ai grandi geli invernali. Durante la Piccola Era Glaciale, il freddo estremo divenne simbolo di resilienza politica e sociale.

Eventi come l’inverno del 1706, durante l’assedio francese, rafforzarono la narrazione della città come baluardo resistente. Le temperature potevano scendere fino a -20°C, con il record di -22°C nel 1956. I caffè storici, come Baratti & Milano, divennero luoghi di incontro e cospirazione durante i rigidi inverni del Risorgimento.

  (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: clima piemontesegrandi geli storiciinverni rigidilate antique little ice ageneve in pianuranevicate torinoPiccola Era Glacialepo ghiacciatoriscaldamento globalestoria climatica italiana
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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