
(TEMPOITALIA.IT) Il livello globale dei mari ha fatto registrare un incremento di circa 0,2 metri a partire dal 1880, anno in cui sono iniziate le rilevazioni scientifiche attendibili. Secondo le proiezioni degli esperti, entro il 2100 si attende un ulteriore innalzamento di almeno 0,3 metri, con la possibilità concreta di raggiungere i 2,4 metri qualora le emissioni di carbonio dovessero proseguire ai ritmi attuali. Questo fenomeno è alimentato principalmente dall’apporto di acqua derivante dallo scioglimento dei ghiacci terrestri e dall’espansione termica delle masse idriche, dovuta al riscaldamento globale. Anche variazioni apparentemente minime possono innescare inondazioni devastanti, poiché le mareggiate e le alte maree si sommano all’innalzamento marino e al contestuale abbassamento del suolo lungo le coste, amplificando i danni in molte aree geografiche. Tale processo non si arresterà nel 2100, dato che l’oceano richiede tempi lunghissimi per reagire pienamente al calore accumulato in superficie, finché le temperature oceaniche continueranno a salire, il livello delle acque farà altrettanto.
Cambiamenti climatici, una tendenza destinata a proseguire nel tempo
È ormai certo che il clima globale continuerà a riscaldarsi durante tutto questo secolo e oltre. L’entità di queste trasformazioni e la gravità dei loro effetti dipendono, in ultima istanza, dal volume di gas serra che l’attività umana immetterà nell’atmosfera e dalla sensibilità del sistema climatico terrestre a tali emissioni.
Uragani più violenti e tempeste tropicali in intensificazione
Dall’inizio degli anni ’80, si è osservato un aumento della forza degli uragani nel Nord Atlantico, con una maggiore frequenza di eventi appartenenti alla categoria 4 e alla categoria 5. Gli scienziati prevedono che, in risposta a un’atmosfera più calda, sia l’intensità delle tempeste sia il volume delle precipitazioni a esse collegate subiranno un incremento significativo.
Siccità estrema e ondate di calore sempre più frequenti
In diverse aree del pianeta, la siccità e le ondate di caldo, ovvero quei periodi di temperature anormalmente elevate che persistono per giorni o settimane, diventeranno molto più feroci. Parallelamente, le ondate di freddo si faranno meno intense e meno frequenti. Tutte le stagioni sono destinate a diventare più calde e, entro la fine del secolo, gli eventi di calore estremo che un tempo si verificavano una volta ogni vent’anni potrebbero manifestarsi su base annuale. Uno studio della NASA pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances evidenzia che le carenze idriche nel Sud-Ovest e nelle Pianure Centrali degli Stati Uniti, nella seconda metà del XXI secolo, potrebbero risultare più lunghe e secche di quanto mai accaduto negli ultimi mille anni.
Stagione degli incendi fuori controllo e costi in ascesa
A livello globale, il periodo dell’anno favorevole allo sviluppo di roghi si è allungato considerevolmente. Sebbene la siccità rimanga il fattore scatenante principale, si è registrata una recrudescenza degli incendi nelle regioni tropicali e temperate a causa delle temperature elevate che rendono la vegetazione estremamente infiammabile. Anche la zona boreale settentrionale, composta dalle foreste situate vicino all’Artico, sta affrontando incendi più vasti e frequenti. Questo aumento dei roghi comporta pericoli crescenti per la salute a causa dei fumi sprigionati, mentre le spese per contrastare le fiamme sono lievitate di 11 volte negli ultimi tre decenni.
Un nuovo modo di piovere
Il cambiamento climatico sta influenzando le precipitazioni, sia piovose che nevose, in modo disomogeneo, da un lato si assiste a un incremento dei fenomeni alluvionali, dall’altro a una siccità cronica. Una tendenza rilevata negli Stati Uniti, ma estendibile a molte altre zone del mondo, suggerisce il rischio di piogge meno frequenti ma concentrate in eventi di violenza inaudita. Al contempo, la durata della stagione senza gelo, fondamentale per la crescita arborea, è in aumento dagli anni ’80. Nelle zone temperate, questo allungamento del periodo di crescita influenzerà pesantemente l’agricoltura e gli ecosistemi locali, con proiezioni che indicano un’estensione di oltre un mese entro fine secolo se le emissioni non verranno ridotte drasticamente.
Temperature globali senza precedenti e l’Artico senza ghiaccio
Le recenti analisi dimostrano che le attuali temperature globali e la rapidità del riscaldamento non hanno precedenti negli ultimi 24.000 anni. Si prevede che l’Oceano Artico diventerà essenzialmente privo di ghiaccio marino alla fine dell’estate già entro la metà di questo secolo. Questo cambiamento radicale trasformerà l’habitat di numerose specie e altererà gli equilibri termici dell’intero emisfero settentrionale.
Credit e fonti autorevoli: (TEMPOITALIA.IT)






