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NEVE in pianura, rischio in crescita: le zone più esposte nelle prossime ore

Federico De Michelis di Federico De Michelis
01 Gen 2026 - 09:01
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News, Zoom
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Ci siamo dati appuntamento stamattina presto per osservare le ultime elaborazioni meteo da parte dei modelli matematici, in un periodo che – devo dirlo – si presenta estremamente dinamico e, soprattutto, inedito. Non vivevamo una situazione simile da parecchio tempo, e per questo è necessario affrontare l’analisi con la massima accuratezza, anche oggi.

 

Ebbene, i modelli matematici continuano a confermare che il lobo freddo del Vortice Polare, attualmente tropposferico – ricordo che la troposfera è quella parte dell’atmosfera dove si verificano i fenomeni atmosferici – tenderà a permanere verso l’Europa. A tratti, sarà disturbato dalle correnti oceaniche nel corso dei prossimi quindici giorni, ma nella prima fase risulterà piuttosto presente, portando con sé aria molto fredda, che si raffredderà ulteriormente una volta giunta sull’Italia e sul continente europeo.

 

A dire il vero, l’Italia sembrerebbe essere interessata solo marginalmente da questo episodio freddo, non direttamente come lasciavano intendere alcune emissioni precedenti dei modelli. Ma, come ben sappiamo – e come è stato più volte sottolineato – la traiettoria dell’aria fredda, soprattutto quella in arrivo da nord o nord-est, è particolarmente difficile da prevedere. Un ruolo non trascurabile lo giocano le Alpi, ma anche il Mar Mediterraneo ha la sua importanza.

 

Un altro aspetto fondamentale è rappresentato dal Jet Stream, che trascina l’aria a onde. In questa fase, ci troviamo all’interno di una sorta di onda semi-stazionaria: il freddo tenta di penetrare sull’Italia in modo irruento, ma con ogni probabilità non riuscirà a farlo completamente. Tuttavia, il freddo è già arrivato e si fa sentire al suolo in modo evidente.

 

Intanto, le pianure europee stanno conoscendo un raffreddamento diffuso, in particolare quelle centro-settentrionali. Nevica in Germania, nevica in Polonia e in molti Paesi dell’Europa centrale, e nevicherà copiosamente anche sui Balcani.

Questo aspetto è tutt’altro che secondario: la neve determina un effetto chiamato albedo, che riflette i raggi solari – già di per sé piuttosto deboli in questo periodo dell’anno alle nostre latitudini, e ancor di più spostandosi verso nord. Di conseguenza, l’aria fredda proveniente dalle regioni polari si raffredderà ulteriormente a contatto con le terre emerse. Questo significa che, quando giungerà da noi – soprattutto al suolo, non tanto in quota a 1500 metri – sarà più fredda rispetto a quella attuale.

 

Il ruolo della Pianura Padana e l’inversione termica

Abbiamo parlato spesso della Pianura Padana, che presenta un microclima del tutto particolare. Qui, così come nelle vallate alpine, specie quelle più basse e incassate, si verrà a creare una inversione termica.

L’inversione termica invernale, in particolare sulla Pianura Padana, si verifica quando uno strato di aria fredda resta intrappolato nei bassi strati dell’atmosfera, mentre sopra di esso scorre aria più mite. Questo avviene perché la morfologia chiusa della pianura, delimitata da Alpi e Appennini, trattiene l’aria fredda come una sorta di bolla stagnante. Così, anche quando transiteranno masse d’aria più miti, il clima in pianura resterà rigido, molto diverso da quello del resto d’Italia, dove il freddo sarà più intermittente.

 

Previsioni a medio termine: incertezza e freddo diffuso

Nelle prossime due settimane, questa tendenza al freddo sembra prevalere, almeno secondo le elaborazioni attuali. Tuttavia, come ben sappiamo, le previsioni oltre i cinque giorni iniziano a perdere di affidabilità. Ecco perché eventuali ondate miti o nuove irruzioni fredde saranno tutte da confermare.

Abbiamo anche osservato – in un’altra analisi – alcuni indici climatici di comportamento, come la NAO (North Atlantic Oscillation) e lo stato del Vortice Polare: entrambi risultano negativi, e lo saranno secondo le previsioni anche nei prossimi giorni. Sono dati forniti sempre dai modelli matematici, quindi soggetti a possibile revisione.

Questo quadro ci suggerisce che il lobo polare tenderà a restare sull’Europa, pur miscelandosi talvolta con correnti oceaniche. In particolare, potrebbero giungere perturbazioni dalla Spagna verso l’Italia, portando con sé precipitazioni.

Attualmente, le ultime emissioni non vedono fenomeni significativi sul Nord Italia, ma si tratta di una previsione tutta da definire. Anzi, potrebbe essere proprio il Nord Italia a ricevere precipitazioni – e con esse neve – nei prossimi giorni.

Con il cambiamento climatico, sappiamo che le precipitazioni, quando si verificano, tendono a essere più intense rispetto al passato, anche se concentrate in un solo giorno. Quindi potremmo attenderci eventi meteorologici più rilevanti, che dovremo seguire giorno per giorno.

 

APP meteo “impazzite”? Cosa sta succedendo

Avrete sicuramente notato che anche le previsioni meteo automatiche delle vostre app sono in grande difficoltà: pur indicando una tendenza verso il freddo, spesso cambiano repentinamente nel giro di 24 o 48 ore, variando temperature, stato del cielo e probabilità di precipitazioni.

Il motivo? Una situazione altamente incerta, influenzata da diversi fattori:

  • il cambiamento climatico in atto;
  • un Mar Mediterraneo ancora piuttosto caldo;
  • un’irruzione di aria fredda del tutto nuova, per intensità e dinamica, rispetto agli inverni precedenti.

 

E lo Stratwarming? Uno sguardo oltre

In passato, ondate di gelo dalla Siberia sono state innescate da forti riscaldamenti stratosferici, come nel caso del 2018, ma eravamo alla fine dell’inverno. Nel 2017 avvenne qualcosa di simile. Oggi, invece, non ci sono ancora segnali certi.

Eppure, secondo alcuni modelli, potrebbe verificarsi tra qualche giorno un forte riscaldamento della stratosfera. Se ciò accadesse, potrebbe scatenare una nuova dinamica con potenziali ripercussioni sulla troposfera, alterando le correnti e generando un’ondata di gelo dalla Siberia. Tuttavia, è ancora presto per dirlo: bisogna attendere la conferma dell’evento e la sua reale propagazione verso i bassi strati.

 

Fiocchi di neve a sorpresa? Attenzione alle basse quote

Per ora, ci aspettiamo fiocchi di neve anche dove i bollettini locali non li prevedono. Il Mar Mediterraneo molto caldo può esaltare i contrasti e generare precipitazioni nevose improvvise, specialmente a basse quote del Centro Italia e in parte del Sud, soprattutto lungo il versante adriatico, dove l’aria fredda si è fatta sentire con maggiore intensità.

Più contenuto, almeno nei primi giorni, il rischio neve sul Nord Italia, ma verso l’Epifania è possibile il transito di una perturbazione che potrebbe portare nevicate su diverse aree della Pianura Padana. Ne riparleremo, perché come detto ci troviamo in una fase previsionale molto complessa.

 

Credit

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
  • Meteo-France – Prévisions et climat
  • DWD – Deutscher Wetterdienst (Servizio Meteo Tedesco)
  • Met Office – United Kingdom’s national weather service
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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