L’origine del Buran
(TEMPOITALIA.IT) Nel panorama dei fenomeni atmosferici più estremi che possono colpire l’Europa, il Buran (in cirillico буран) occupa un posto di rilievo per la sua capacità di trasformare radicalmente il clima di una regione in pochissimo tempo. Il Buran è un vento gelido, spesso di tempesta, che trae origine dalle remote terre della Siberia e delle steppe della Russia centrale. Questo flusso d’aria è caratterizzato da una densità eccezionale, trattandosi di aria pellicolare che ristagna nei bassi strati dell’atmosfera, diventando progressivamente più fredda e secca a causa dell’irraggiamento notturno sulle vaste distese innevate asiatiche.
Quando l’Anticiclone Russo-Siberiano, un imponente figura barica termica, si sposta verso occidente, attiva un meccanismo di espulsione di queste masse d’aria verso il cuore del Continente. Il Buran avanza come una vera e propria muraglia di gelo, capace di abbattere le temperature di oltre 10°C o 15°C nel giro di poche ore, portando con sé nevicate polverose e accecanti, note in ambito locale come “purga” (in cirillico пурга), che azzerano la visibilità e rendono l’aria quasi irrespirabile per l’estrema freddezza.
Il meccanismo di irruzione verso il Mediterraneo
Affinché questo gigante dell’est possa raggiungere l’Italia, è necessario che si verifichi una precisa configurazione a scala europea. In genere, serve un blocco delle correnti atlantiche, spesso garantito da un’alta pressione che si erge verso la Scandinavia o le Isole Britanniche, costringendo l’aria russa a scorrere lungo il bordo meridionale di questa struttura. Il gelo siberiano, una volta imboccata la via dell’Europa Orientale, entra nel nostro Paese principalmente attraverso la porta di Trieste, sferzando con violenza le regioni del Settentrione e tutto il versante adriatico, dalla Romagna fino alla Puglia.
L’impatto con le acque più caldi del Mare Adriatico genera spesso il fenomeno del “sea effect snow“, producendo nubi cariche di neve che scaricano accumuli rilevanti fin sulle coste. Sebbene il Buran sia un vento secco in origine, la sua interazione con i bacini del Mediterraneo può dar vita a minimi depressionari profondi, capaci di richiamare umidità e provocare nevicate estese anche sulla Sardegna, sulla Sicilia e lungo le zone tirreniche di Toscana, Lazio e Campania.
Gli ultimi episodi di Buran in Italia
Il grande gelo del febbraio 2012
In tempi più vicini a noi, il 2012 ha rappresentato l’episodio di Buran più lungo e nevoso degli ultimi decenni. Per circa quindici giorni, tra la fine di gennaio e la metà di febbraio, l’Italia fu ostaggio di un flusso ininterrotto da est. Le regioni del medio versante adriatico, come le Marche e l’Abruzzo, insieme all’Emilia-Romagna, furono letteralmente sommerse da metri di neve. Roma visse una nevicata storica che bloccò la capitale, mentre le temperature minime rimasero eccezionalmente basse su tutto il Centro-Nord per l’intera durata dell’evento.
L’ultimo sussulto: la bestia dall’est del 2018
Più recentemente, alla fine del febbraio del 2018, un’ondata di freddo denominata dai media internazionali come “Beast from the East” portò il Buran sull’Europa e sull’Italia. Anche in questo caso, la neve raggiunse le coste e città come Roma e Napoli, confermando che il tardo inverno è uno dei periodi più a rischio per queste incursioni siberiane.
Siamo ancora in tempo per un evento simile quest’anno?
Molti si chiedono se, dopo una prima parte di febbraio dominata dalle piogge atlantiche, ci sia ancora spazio per una simile configurazione. La risposta scientifica è affermativa, poiché il periodo compreso tra la fine di febbraio e la prima metà di marzo è storicamente favorevole alle irruzioni retrograde da est. In questo momento, l’attenzione degli esperti è rivolta ai segnali di stratwarming sopra il Polo Nord, un riscaldamento che potrebbe destabilizzare definitivamente il Vortice Polare, spingendo uno dei suoi lobi gelidi proprio verso la Russia europea e, successivamente, verso l’Italia.
Le probabilità che una situazione di questo tipo si verifichi quest’anno non sono affatto trascurabili. Sebbene l’inverno sia apparso a tratti sottotono, la dinamicità dell’atmosfera suggerisce che la “porta siberiana” possa aprirsi proprio nell’ultima decade del mese. Un’eventuale irruzione del Buran in questo stadio della stagione sarebbe particolarmente impattante, poiché troverebbe una natura in fase di risveglio, causando shock termici rilevanti per le colture e per l’intero sistema energetico nazionale. Il monitoraggio delle anomalie pressorie tra la Groenlandia e la Siberia sarà l’elemento chiave per confermare o smentire questo possibile colpo di coda invernale nelle prossime due settimane.
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