
La fine del flusso atlantico e il ritorno dell’anticiclone
(TEMPOITALIA.IT) Siamo ormai consapevoli di attraversare una fase meteorologica caratterizzata da un susseguirsi incessante di perturbazioni, cieli costantemente grigi e piogge che bagnano gran parte del territorio. Pur non potendo propriamente parlare di un inverno rigido, negli ultimi giorni le nevicate sono state molto abbondanti sulle Alpi, con le stazioni sciistiche che mostrano accumuli notevoli, e hanno raggiunto, almeno al Nord Italia, quote molto basse in diverse zone. Tuttavia, un mutamento sostanziale della circolazione atmosferica si profila proprio a ridosso della metà del mese, con una data chiave fissata intorno a Giovedì 12 febbraio.
Analisi del cambiamento
Questo mutamento non deve essere ricondotto a particolari stravolgimenti della Stratosfera o a eventi straordinari, ma rientra piuttosto nei normali cicli stagionali. Non si tratta dunque di un riscaldamento stratosferico improvviso, bensì di una diversa disposizione delle grandi correnti che governano il clima europeo. Il progressivo cammino verso la conclusione della stagione fredda sta spingendo il getto atlantico, finora molto teso e lineare, a risalire verso latitudini più settentrionali. Questo significa che il flusso principale delle perturbazioni potrebbe spostarsi di qualche centinaio di chilometri verso il Nord Europa, lasciando respirare il bacino del Mediterraneo.
Il ritorno dell’anticiclone sul Mediterraneo
I principali centri di calcolo iniziano a mostrare con maggiore insistenza l’avvicinamento di una figura di alta pressione. Sebbene si parli di uno scenario ancora in fase di definizione, l’Anticiclone potrebbe finalmente riaffacciarsi sul Mediterraneo Occidentale dopo una lunga latitanza. Questa evoluzione deve essere accolta positivamente, considerando il carico eccessivo di pioggia ricevuto nelle ultime settimane. Tale configurazione favorirebbe una rotazione delle correnti, portando sull’Italia flussi dai quadranti settentrionali. Il risultato sarebbe un clima più stabile e soleggiato, con un’atmosfera gradevole ma senza eccessi di calore, delineando un finale di stagione più tiepido.
L’impatto dei venti nord-occidentali e della neve in Appennino
L’ingresso dei cosiddetti Westerlies, con una decisa componente da nord-ovest, produrrebbe un immediato calo delle temperature su buona parte del suolo nazionale. Questo raffreddamento colpirebbe in particolar modo le regioni del Centro e del Sud, aree che solitamente risentono maggiormente dei richiami d’aria calda africana. Grazie a questo cambio della ventilazione, si potrebbe assistere alla ricomparsa della neve lungo tutta la Dorsale Appenninica, dove finora il manto bianco è rimasto confinato a quote eccessivamente elevate. La nuova circolazione d’aria potrebbe finalmente spingere i fiocchi a imbiancare le cime appenniniche a livelli più consoni al mese di Febbraio.
Inverno o Primavera anticipata?
Resta da valutare quale sarà l’esatto percorso delle masse d’aria più fredda. Molto dipenderà dalla capacità del nucleo polare di spingersi con decisione verso le latitudini più basse della nostra Penisola. Se l’afflusso freddo dovesse risultare incisivo, le nevicate potrebbero interessare quote relativamente basse. Al contrario, se la spinta degli anticicloni dovesse prevalere, ci ritroveremmo immersi in un contesto meteo dai tratti tipicamente primaverili, simili a quelli di inizio Marzo. In ogni caso, è prematuro attendersi un caldo improvviso, l’atmosfera manterrà comunque una certa vivacità termica.
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