
(TEMPOITALIA.IT) Per comprendere la portata della possibile irruzione fredda prevista per metà mese, è necessario analizzare i complessi meccanismi che regolano la circolazione emisferica. Attualmente, il Continente Europeo è dominato da un flusso zonale molto teso, ovvero correnti che scorrono da ovest verso est lungo i paralleli. Questa configurazione, dettata da un Vortice Polare troposferico particolarmente compatto alle alte latitudini, impedisce all’aria gelida di scendere verso sud, confinandola oltre il circolo polare. Tuttavia, le simulazioni dei modelli fisico, matematici evidenziano un imminente rallentamento della Corrente a Getto, un fattore cruciale che permetterebbe al flusso di assumere un andamento sinusoidale, dando il via ai cosiddetti scambi meridiani.
Il ruolo dell’Anticiclone delle Azzorre e lo scambio meridiano
Il fulcro di questo cambiamento risiede nella dinamica dell’Alta pressione delle Azzorre. Quando questa figura barica smette di distendersi lungo i paralleli e inizia a protendersi verso nord, in direzione della Groenlandia e del Mare di Norvegia, si crea un blocco alla circolazione atlantica. Questo sbarramento costringe le masse d’aria fredda di estrazione Artico Marittima a scivolare lungo il bordo orientale dell’anticiclone, puntando dritte verso l’Europa Centrale e il Bacino del Mediterraneo. Tecnicamente, parliamo di una “meridionalizzazione” del flusso, un processo che trasforma radicalmente il profilo termico della colonna d’aria su gran parte della Penisola Italiana.
Dinamiche di ciclogenesi e calo della quota neve
L’ingresso dell’aria artica nel Mar Mediterraneo attraverso la Porta del Rodano o la Porta della Bora innescherebbe una Ciclogenesi, ovvero la formazione di un centro di bassa pressione molto profondo. La posizione di questo minimo sarà determinante per stabilire dove cadrà la neve. Con un’isoterma di -5°C o -6°C alla quota di 850 hPa (circa 1500 metri di altitudine), e in presenza di forti precipitazioni, si verificherebbe il fenomeno della termocline e dell’omotermia, con il freddo che verrebbe trascinato verso il basso dai rovesci stessi. Questo permetterebbe alla neve di raggiungere le pianure del Nord e le quote collinari del Centro-Sud, specialmente nelle zone interne dell’Appennino.
Interazione tra Vortice Polare e Stratosfera
Un altro dettaglio tecnico di rilievo riguarda l’indebolimento della struttura del Vortice Polare in stratosfera. Sebbene non si parli di uno Stratwarming di portata storica, le pulsazioni calde verso le alte latitudini stanno destabilizzando la “trottola” gelida polare. Questo disturbo si riflette nei bassi strati dell’atmosfera, rendendo molto più probabile la rottura del flusso zonale e la conseguente discesa di nuclei gelidi verso l’Italia. In particolare, la data del 16 febbraio viene monitorata perché potrebbe coincidere con la massima espansione del lobo artico verso il cuore del Mediterraneo, portando temperature anche di 8°C o 10°C inferiori alle medie del periodo.
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