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Le cronache internazionali riportano ultimamente immagini che appaiono quasi irreali, con centinaia di iguane immobili, rigide e apparentemente prive di vita, che vengono ritrovate lungo i marciapiedi o che precipitano improvvisamente dai rami in diverse località della Florida. Queste scene, che richiamano scenari da film di fantascienza, trovano in realtà una giustificazione scientifica rigorosa legata a una eccezionale ondata di freddo che ha travolto gli Stati Uniti centro-orientali, spingendosi in maniera del tutto insolita fino alle latitudini subtropicali del continente.

 

L’irruzione di aria polare e il fenomeno delle iguane congelate

Questo evento meteorologico estremo è scaturito da un massiccio scivolamento di masse d’aria artica verso sud, causato da un vistoso indebolimento della corrente a getto che ha permesso ai nuclei gelidi continentali di invadere zone solitamente caratterizzate da inverni miti. In Florida, un territorio abituato a temperature calde, il crollo termico ha generato gelate notturne con valori che hanno sfiorato o superato lo zero termico, specialmente nelle aree interne dove il raffreddamento radiativo è stato esaltato da cieli sereni e venti deboli. Le protagoniste di questa vicenda sono le iguane verdi, animali a sangue freddo che dipendono interamente dal calore ambientale per regolare la propria temperatura interna. Quando il termometro scende sotto i 7°C o i 10°C, il loro metabolismo subisce un rallentamento drastico, e se si raggiungono i 4°C, questi rettili entrano in uno stato di torpore profondo, una sorta di paralisi temporanea in cui i muscoli perdono tono e le funzioni vitali si riducono al minimo. Essendo solite riposare sugli alberi, le iguane perdono la presa e cadono al suolo, ma nella maggior parte dei casi non sono morte, poiché appena il sole torna a scaldare l’ambiente, i loro corpi si risvegliano e recuperano la mobilità.

 

Il record storico di Cuba e lo zero termico ai Caraibi

Mentre la Florida gestiva la pioggia di rettili, l’ondata di gelo ha proseguito la sua marcia verso sud attraversando il Golfo del Messico e raggiungendo i Caraibi, dove ha colpito con una violenza storica l’isola di Cuba. In questo contesto tropicale si è registrato un dato climatologico senza precedenti, con la stazione meteorologica di Indio Hatuey, nella provincia di Matanzas, che ha rilevato esattamente 0°C durante la notte tra il 2 e il 3 febbraio. Si tratta del valore più basso mai documentato ufficialmente sull’isola, superando il precedente primato di 0,6°C che resisteva dagli anni novanta. Questa anomalia climatica ha interessato l’intero territorio cubano, con decine di stazioni che hanno segnalato minime inferiori ai 10°C in zone dove, normalmente, i valori notturni non scendono mai sotto i 18°C. La causa di questa situazione eccezionale è stata una robusta area di alta pressione posizionata sugli Stati Uniti centrali che ha spinto una saccatura fredda fino alle latitudini tropicali, un meccanismo raro che si attiva solo durante le irruzioni artiche più potenti del continente americano.

 

Impatto sugli ecosistemi e sulle popolazioni locali

Le ripercussioni di questo freddo estremo si sono manifestate in modo evidente sia sulla fauna che sull’agricoltura delle regioni coinvolte. In Florida, sebbene molte iguane riescano a riprendersi, il gelo persistente può diventare letale per gli esemplari più giovani o debilitati, fungendo da brutale fattore di selezione naturale per una specie che non è autoctona ma proviene dalle foreste del Centro America. Parallelamente, a Cuba, l’abbassamento della temperatura ha causato brinate che hanno messo a dura prova le coltivazioni tropicali, mentre la popolazione locale è stata costretta a utilizzare indumenti pesanti e sistemi di riscaldamento di fortuna per fronteggiare un clima mai sperimentato prima.

 

Ma non è una smentita del Global Warming

Questi episodi non devono essere letti come una smentita del riscaldamento globale, bensì come una sua manifestazione estrema, poiché un’atmosfera carica di energia tende a generare oscillazioni termiche sempre più violente e imprevedibili. La vista di spiagge caraibiche e palme avvolte da un’aria gelida rimane il simbolo di un equilibrio climatico sempre più fragile, capace di trasformare il paradiso tropicale in un ambiente ostile nel giro di poche ore.

Negli stessi giorni in cui l’ondata di gelo stava colpendo Florida e Cuba, decine e decine di record di caldo per il mese di febbraio venivano battuti in mezzo mondo, dal Canada occidentale, all’Asia centrale, dall’Africa all’Australia. Ma tutti questi record hanno fatto assai meno notizia del gelo caraibico.

 

Credits:

National Weather Service – Miami Florida

Instituto de Meteorología de la República de Cuba (INSMET)

National Hurricane Center (NOAA)

World Meteorological Organization (WMO)

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