(TEMPOITALIA.IT) Da ormai molti giorni l’attenzione degli esperti di meteorologia è focalizzata sulle dinamiche del Vortice Polare, la grande struttura ciclonica che staziona sopra il Polo Nord. Secondo le più recenti elaborazioni, una possibile frammentazione della sua coesione potrebbe verificarsi tra il 9 e il 12 Febbraio, rappresentando un evento atmosferico di enorme portata per l’Europa. Tale scenario indica che l’atmosfera sta abbandonando una fase di stasi per entrare in un periodo estremamente vivace e turbolento.
La dinamica della bilobazione stratosferica
È fondamentale analizzare la questione con estrema precisione, poiché solo una divisione netta del Vortice Polare, tecnicamente definita split, aumenterebbe concretamente le probabilità di un’ondata di gelo su vasta scala, quanto meno a livello continentale. Le proiezioni del Modello GFS, riferite alla quota della Stratosfera (circa 10 hPa), mostrano una reale possibilità di bilobazione. Questo processo, tuttavia, diverrebbe pienamente visibile tra il 12 e il 14 Febbraio, ovvero quando la rottura risulterebbe già completata, con la formazione di due lobi freddi distinti contrapposti a un nucleo centrale più caldo.
Il passaggio dalla stratosfera alla troposfera
Come evidenziato in diverse analisi tecniche, la semplice crisi della struttura in Stratosfera non garantisce automaticamente l’arrivo del freddo al suolo. L’elemento determinante per le sorti dell’inverno in Italia è la capacità di questa anomalia di propagarsi verso la Troposfera, ovvero lo strato più basso dell’atmosfera dove avvengono i fenomeni meteo che percepiamo. Senza questa interazione, il disturbo rimarrebbe confinato alle alte quote, lasciando il pattern meteorologico dell’Europa sostanzialmente invariato.
Attualmente, alcune emissioni modellistiche iniziano a mostrare segnali incoraggianti, ma stiamo trattando scenari che si collocano oltre i dieci giorni di distanza. È necessario che avvengano tre passaggi fondamentali in sequenza, innanzitutto la rottura efficace del vortice, poi la sua propagazione verso il basso e, infine, l’attivazione di un moto anti-zonale, capace di spingere le masse d’aria gelida da est verso ovest, fin dentro il bacino del Mar Mediterraneo.
Moto antizonale: la prospettiva per la seconda decade del mese
Lo scenario più interessante, seppur ancora avvolto da numerose incognite, prevede un progressivo rinforzo del blocco atlantico che favorirebbe la discesa di aria artica verso le medie latitudini. Non si tratta di una dinamica remota, essendo già accaduta in passato con effetti rilevanti. Nel frattempo, le mappe del Modello Europeo per il giorno 9 Febbraio mostrano già piccoli incipit di freddo in arrivo dalle alte latitudini, segnali che potrebbero fare da apripista a una configurazione invernale molto più severa.
Anche prima della propagazione completa dello stratwarming, l’atmosfera potrebbe proporre scenari tipicamente invernali per l’Italia. Una massa d’aria fredda potrebbe dilagare verso le nostre regioni, portando un calo delle temperature e instabilità. Le sorprese non mancheranno nella parte centrale del mese, ed è fondamentale monitorare se le masse fredde provenienti dall’Europa Orientale riusciranno a penetrare con decisione, coinvolgendo anche la Valle Padana e le Isole Britanniche.
Credit e fonti autorevoli:
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- Copernicus Climate Change Service
- Met Office – Stratospheric Polar Vortex analysis






