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Inverno 2026: la NEVE tutta in Nord America? Per l’Italia ultima chiamata a Marzo

Luca Martini di Luca Martini
25 Feb 2026 - 15:30
in A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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Un inverno dal volto complesso e ricco di spunti

(TEMPOITALIA.IT) La stagione invernale 2025/26 nel nostro Emisfero Settentrionale si sta rivelando un periodo estremamente articolato sotto il profilo meteorologico, offrendo agli esperti una serie di dinamiche davvero interessanti da analizzare. Il vero protagonista di questi mesi è indubbiamente il vortice polare troposferico, che si è presentato spesso debole e con una forma definita in gergo tecnico come stirata, ovvero lo stretched PV. Questa particolare condizione ha permesso l’alternanza tra momenti di maggiore compattezza e fasi in cui la massa d’aria gelida si è allungata in modo vistoso lungo l’asse che unisce l’Eurasia al Nord America. Tale assetto ha favorito la discesa di ondate di freddo molto mirate, che hanno colpito con durezza l’Asia Orientale e la parte orientale degli Stati Uniti, il tutto in un panorama dominato da un’oscillazione artica, la AO, rimasta su valori neutri e da una NAO, l’oscillazione nord atlantica, prevalentemente positiva.

 

L’influenza degli indici AO e NAO sul clima globale

L’indice AO ha mantenuto per lunghi tratti una posizione di neutralità, distribuendo le anomalie di pressione in modo poco uniforme tra la troposfera e la bassa stratosfera. Al contrario, la NAO ha mostrato una tendenza più marcata verso il segno positivo, alimentata da una pressione atmosferica più bassa del normale sopra la Groenlandia e da correnti atlantiche piuttosto tese. Questa specifica combinazione di fattori non permette la creazione di un blocco groenlandese duraturo, ma non ha impedito lo sviluppo di alte pressioni tra il Nord Pacifico, la Siberia e l’Europa. Il risultato finale è un vortice polare che solo raramente è apparso compatto, assumendo più di frequente una sagoma ellittica capace di scaricare il gelo alternativamente verso le coste asiatiche o quelle americane.

 

Europa, il dominio dell’alta pressione e il freddo che resta a guardare

Sul Continente Europeo, la persistenza della NAO positiva ha agevolato la formazione di una possente dorsale di alta pressione situata tra l’Europa Occidentale e quella Centrale. In diverse occasioni, il promontorio di matrice subtropicale si è spinto dal Mediterraneo verso la Francia, la Germania e l’area dei Balcani, limitando fortemente le possibilità di arrivo del freddo continentale verso le medie latitudini. Le temperature sono risultate spesso superiori alla norma sulla Penisola Iberica, in Francia e nel Mediterraneo Centrale. Il gelo più intenso è rimasto confinato tra la Scandinavia Orientale e la Russia Nord-Occidentale, dove le correnti cicloniche polari sono riuscite a mantenere il controllo. Tra la fine di febbraio e la prima decade di marzo, si nota la persistenza di questo schema, con un’alta pressione molto forte sul cuore dell’Europa e solo piccoli disturbi nuvolosi verso la Spagna o il settore occidentale del Mediterraneo. Per questa ragione, la neve resta un fenomeno sporadico e limitato alle vette montuose, mentre si registra un graduale disgelo sulle Alpi e nelle zone centro-orientali del continente.

 

La dinamica asiatica e i segnali per il Nord America

Il settore asiatico ha vissuto vicende meteo più movimentate. Una dorsale situata tra l’Artico Centrale e la Siberia Settentrionale ha permesso a più riprese l’approfondimento di sacche d’aria fredda verso la Cina Nord-Orientale, la Corea e il Giappone. Questo ha generato un quadro termico molto contrastato, con un clima mite sull’Asia Meridionale e freddo intenso sulla Siberia. Dal punto di vista della fisica atmosferica, queste irruzioni gelide sull’Est dell’Asia fungono spesso da segnale anticipatore per ciò che accadrà successivamente negli Stati Uniti orientali. Quando il vortice polare si allunga, l’aria artica tende a colpire prima un settore e poi, dopo una o due settimane, a interessare l’altro lato del globo.

 

Nord America, tra bufere di neve e temperature gelide

Il territorio del Nord America è stato uno dei palcoscenici principali di questa stagione 2025/26. L’allungamento del vortice polare ha creato le premesse per la formazione di profonde aree di bassa pressione sul Canada Orientale e sul Nord-Est degli USA, innescando bufere di neve di notevole intensità. Un evento di particolare rilievo ha colpito stati come il Rhode Island e il Massachusetts, dove gli accumuli nevosi sono stati ingenti. Questo fenomeno è legato a un forte legame tra la stratosfera e la troposfera, che ha permesso al gelo di scendere con facilità verso le pianure americane. Con l’avanzare del mese di marzo, un ulteriore allungamento della massa polare potrebbe riportare freddo intenso sul Canada, prima di un possibile mutamento radicale legato a dinamiche più profonde.

Il riscaldamento stratosferico e la rottura del vortice

Un elemento determinante di questo inverno è stata la continua interazione tra le onde planetarie e la stratosfera polare. Queste onde trasportano energia dalla troposfera asiatica verso l’alto, per poi rifletterla verso il Nord America, rafforzando le basse pressioni. Dopo un ultimo possibile stiramento del vortice a inizio marzo, diversi modelli matematici ipotizzano una rottura, ovvero un PV split, con la creazione di due distinti lobi gelidi e un possibile riscaldamento della stratosfera, conosciuto come SSW. Se questo evento dovesse verificarsi a stagione inoltrata, potremmo assistere a un rialzo termico negli USA e a nuove fasi fredde per il Nord Europa e l’Asia Settentrionale. Tuttavia, bisogna ricordare che a marzo la forza del sole aumenta costantemente, attenuando la severità di eventuali irruzioni invernali tardive nel Vecchio Continente.

 

Credit:

NOAA – Climate Prediction Center

ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts

Met Office – United Kingdom Weather

NASA – Earth Observatory (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: alta pressionemeteo marzoneve montagnanord america nevepioggia italiaprevisioni invernoriscaldamento stratosfericovortice polare
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Luca Martini

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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