Il riscaldamento della stratosfera e le conseguenze sul Vortice Polare
(TEMPOITALIA.IT) Mentre la prima parte di questo Febbraio sembra voler scivolare via tra piogge atlantiche e brevi parentesi miti, l’attenzione dei meteorologi si sta spostando verso quote altissime, precisamente nella Stratosfera, sopra il Polo Nord. In questa regione dell’atmosfera si sta infatti monitorando un potenziale evento di Stratwarming, ovvero un riscaldamento improvviso e violento della colonna d’aria. Questo fenomeno, pur avvenendo a decine di chilometri di altezza, ha la capacità di influenzare pesantemente la circolazione nei bassi strati, dove viviamo noi, agendo come un vero e proprio disturbatore del Vortice Polare.
Quando la Stratosfera si riscalda in modo così anomalo, il grande ciclone gelido che staziona sopra l’Artico può subire due destini, o viene letteralmente spostato dalla sua sede naturale, un processo noto come displacement, oppure viene spezzato in più lobi, fenomeno chiamato split. In entrambi i casi, le gelide masse d’aria artica, che solitamente restano confinate alle altissime latitudini della Russia e del Canada, perdono il loro equilibrio e iniziano a scivolare verso sud, puntando l’Europa e potenzialmente l’Italia.
La possibile traiettoria del gelo verso l’Europa e il Mediterraneo
Le dinamiche attuali suggeriscono che questo scossone atmosferico possa manifestarsi pienamente verso la fine di Febbraio. Non si tratta di una certezza matematica, ma le probabilità che l’inverno decida di sferrare un ultimo, potente colpo proprio in chiusura di stagione sono in netto aumento. Se il Vortice Polare dovesse effettivamente frantumarsi, un lobo di aria gelida potrebbe staccarsi dalla Siberia e intraprendere una marcia retrograda verso l’Europa Centrale, puntando poi il bacino del Mar Mediterraneo.
In un simile scenario, l’Italia si troverebbe improvvisamente esposta a correnti orientali molto fredde. Le regioni più colpite in una prima fase sarebbero quelle del versante adriatico e il Settentrione, con la Pianura Padana che potrebbe vedere crollare le temperature ben al di sotto dello zero. Anche lungo l’Appennino la neve potrebbe tornare a cadere a quote bassissime, trasformando il paesaggio in un contesto nordico proprio mentre il calendario si avvicina a Marzo.
Evento possibile ma non sicuro
Bisogna comunque mantenere una certa cautela, poiché la propagazione del disturbo dalla Stratosfera alla Troposfera non è immediata e può richiedere dai dieci ai quindici giorni. Le elaborazioni dei centri di calcolo indicano che il momento cruciale potrebbe coincidere con l’ultima decade del mese. Fino ad allora, il nostro Paese resterà probabilmente in una sorta di limbo meteorologico, ma l’analisi costante delle condizioni sopra il Circolo Polare Artico è fondamentale per capire se la primavera dovrà attendere ancora a lungo.
Un eventuale arrivo del gelo tardivo rappresenterebbe un contrasto termico notevole rispetto alla mitezza oceanica vissuta finora. Questo tipo di configurazioni è spesso responsabile di ondate di freddo storiche, capaci di portare la neve fin sulle coste della Puglia o della Sicilia, qualora i minimi di pressione dovessero posizionarsi in modo favorevole sui nostri mari. Al momento, gli esperti osservano con estrema attenzione l’evolversi dei flussi di calore che stanno bombardando il cuore del Vortice Polare, pronti a confermare o smentire questo colpo di scena invernale.
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