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Inverno atto II: il colpo di coda che nessuno aveva previsto

Antonio Romano di Antonio Romano
04 Feb 2026 - 11:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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Freddo? Dietrofront

(TEMPOITALIA.IT) Le prospettive di una severa recrudescenza invernale sembrano contrastare in modo netto con le ultime tendenze elaborate dai Centri di Calcolo più prestigiosi, pertanto non vi è alcuna certezza sul possibile raffreddamento attorno alla metà del mese, ma anzi, non appaiono così elevate le probabilità di un pieno coinvolgimento dell’Italia. Tutto risulta ancora in movimento, poiché si devono assestare le complesse dinamiche legate al riscaldamento in stratosfera con il relativo indebolimento del Vortice Polare. Questo disturbo atmosferico potrebbe favorire una maggiore possibilità di ondate di freddo o gelo verso la fine di febbraio, ma si tratta esclusivamente di un’ipotesi e non di una certezza scientifica.

È necessario fare chiarezza sull’andamento meteo da qui alle prossime settimane, dato che l’influenza delle correnti atlantiche, con il consueto viavai di perturbazioni, è destinata a proseguire ancora a lungo. Chiaramente, il flusso occidentale continuerà a favorire piogge diffuse e temperature che non risulteranno particolarmente rigide per il periodo.

 

L’influenza del Vortice Polare e della stratosfera

Le masse d’aria di origine artica continueranno a rimanere confinate alle alte latitudini, coinvolgendo solo a sprazzi l’Europa Orientale. Sul resto del Continente e soprattutto sul bacino del Mediterraneo non si registrerà alcun effetto significativo, e resteremo almeno per i prossimi 7 giorni, se non oltre, sotto il tiro delle correnti umide provenienti dall’Oceano Atlantico.

Il segnale invernale appare ora più sbiadito, riducendo le possibilità di un freddo intenso sulla Penisola. Nonostante vi fosse l’attesa per una fase di stampo prettamente invernale a partire dai giorni centrali del mese, le ultime proiezioni suggeriscono che il freddo continentale potrebbe rimanere distante dalle nostre regioni. Esiste quindi il rischio concreto di restare esclusi dalle fasi più rigide e di risentire, al massimo, di brevi episodi di freddo molto modesto.

 

Cosa aspettarsi dopo il 12 febbraio

Dopo il 10 o il 12 febbraio, si dovrebbe comunque configurare un cambiamento sostanziale, caratterizzato dal rallentamento dell’incessante flusso perturbato che è stato responsabile delle piogge diffuse e della tanta neve caduta in montagna. Non assisteremo a un ritorno immediato verso condizioni di stabilità assoluta, ma si tratterà piuttosto di una spiccata variabilità in un contesto privo di freddo pungente.

Il flusso atlantico potrebbe parzialmente risalire di latitudine, permettendo all’anticiclone mite oceanico di affacciarsi verso il Mar Mediterraneo. L’Italia potrebbe così trovarsi in una zona di confine tra l’alta pressione e nuovi passaggi perturbati da ovest meno incisivi, con una piovosità decisamente meno abbondante rispetto ai giorni precedenti.

Le temperature potrebbero portarsi sopra le medie stagionali, specialmente al Centro-Sud, e questa fase mite potrebbe protrarsi sino al 20 febbraio, se non oltre. L’inverno potrebbe comunque riuscire a mostrare il suo volto più avanti, con la possibilità di un mese di marzo dal meteo persino più freddo rispetto a quello di febbraio.

 

Credits e fonti internazionali

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
  • Met Office – UK National Weather Service

  (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: alta pressionearia miteclima Italiameteo febbraioperturbazioni atlanticheprevisioni invernotendenze meteovortice polare
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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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