(TEMPOITALIA.IT) L’immaginario collettivo associa spesso il cambiamento climatico esclusivamente al riscaldamento globale, eppure la storia del nostro pianeta insegna che il sistema climatico può reagire in modi paradossali. Uno degli esempi più spettacolari e studiati è il Dryas Recente, conosciuto a livello internazionale come Younger Dryas, un intervallo temporale durato circa 1.300 anni che vide un improvviso e violento ritorno al freddo glaciale nell’emisfero settentrionale, probabilmente con maggiore impatto in Europa rispetto al Nord America, interrompendo bruscamente il riscaldamento post-glaciale. Questo evento non fu una lenta transizione, ma un cambiamento radicale avvenuto in appena un decennio, portando le temperature in Groenlandia a crollare di circa 10°C.
L’origine del nome dalle tracce fossili
Il termine deriva dalla Dryas octopetala, un piccolo fiore bianco tipico delle zone artiche e alpine che, durante questo periodo di raffreddamento, ricolonizzò vaste aree dell’Europa e del Nord America. I resti di questa pianta, ritrovati in strati sedimentari dove prima crescevano foreste più calde, hanno permesso agli scienziati di mappare l’avanzata dei ghiacci. Mentre il mondo sembrava avviato verso l’attuale epoca geologica, l’Olocene, la natura decise improvvisamente di tornare indietro, congelando i progressi della flora e condizionando pesantemente le popolazioni umane dell’epoca, come la cultura Clovis nel Nord America.
Le cause del raffreddamento, il ruolo delle correnti oceaniche
La teoria più accreditata riguarda il collasso della circolazione termoalina, in particolare della AMOC, ovvero la Circolazione Meridionale di Capovolgimento dell’Atlantico. Circa 12.900 anni fa, il gigantesco Lago Agassiz, un bacino di acqua dolce formatosi dallo scioglimento dei ghiacciai nel cuore del Nord America, avrebbe riversato una quantità colossale di acqua gelida e non salata nell’Oceano Atlantico Settentrionale. Questo enorme afflusso di acqua dolce avrebbe agito come un freno sulla Corrente del Golfo, impedendo alle acque calde tropicali di risalire verso l’Europa e le Isole Britanniche. Senza questo nastro trasportatore di calore, il clima delle alte latitudini piombò nuovamente nel gelo.
Un impatto cosmico come innesco alternativo
Negli ultimi anni, una seconda ipotesi ha preso piede tra i ricercatori, ovvero quella dell’impatto di una cometa o di un asteroide frammentato. Molti scienziati hanno rinvenuto in vari siti del Nord America tracce di platino, nanodiamanti e microsferule metalliche risalenti esattamente all’inizio del Dryas Recente. Questo evento catastrofico avrebbe innescato incendi su vasta scala e lo scioglimento istantaneo di enormi masse di ghiaccio, fornendo la spinta necessaria per bloccare le correnti oceaniche. Si tratterebbe di un vero e proprio scenario da catastrofe globale, capace di alterare la chimica dell’atmosfera e la trasparenza solare per anni.
Il rischio attuale, un nuovo blocco dell’AMOC è possibile?
La domanda che tormenta gli esperti riguarda la possibilità che un evento simile si verifichi nei giorni nostri. Il riscaldamento accelerato della Groenlandia e lo scioglimento della calotta artica stanno immettendo enormi volumi di acqua dolce nell’Atlantico. Studi recenti pubblicati da enti come l’IPCC e vari centri di ricerca dei Paesi Bassi indicano che la AMOC ha già mostrato segni di indebolimento nel corso dell’ultimo secolo. Sebbene molti modelli climatici considerino un collasso totale entro il 2100 come poco probabile, nuove simulazioni suggeriscono che il punto di non ritorno potrebbe essere molto più vicino di quanto ipotizzato in precedenza.
Le conseguenze per l’Italia e il resto del continente
In caso di un arresto della AMOC, l’Europa vivrebbe un paradosso climatico estremo. Mentre il resto del mondo continuerebbe a riscaldarsi, il nostro continente subirebbe un raffreddamento drastico. Regioni come l’Islanda, le Isole Britanniche e la Scandinavia potrebbero vedere le loro temperature invernali crollare di molti gradi, con picchi di gelo paragonabili a quelli dell’Alaska. L’Italia, protetta in parte dalla catena delle Alpi e bagnata dal Mar Mediterraneo subirebbe effetti meno pesanti, ma si avrebbero una maggiore frequenza di ondate di freddo provenienti dal Nord Europa e una destabilizzazione totale dei cicli agricoli. Le estati rimarrebbero calde, ma gli inverni diventerebbero più rigidi e lunghi, trasformando il clima mediterraneo in qualcosa di molto più simile a quello dell’Europa Centrale.
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