Le recenti analisi sulla Stratosfera hanno portato a una revisione delle proiezioni riguardanti il possibile frazionamento del Vortice Polare, inizialmente la probabilità di una rottura netta sembrava piuttosto alta, ma gli ultimi aggiornamenti mostrano un ridimensionamento di questa ipotesi. Le simulazioni indicano che la struttura ciclonica polare sta andando incontro a una deformazione, un allungamento che la porta a spostarsi lateralmente senza però arrivare a una vera e propria scissione in due lobi distinti. È fondamentale sottolineare che il rigore della stagione invernale non dipende esclusivamente da uno split, sebbene tale evento rappresenti una delle dinamiche più influenti per il trasporto del gelo verso le medie latitudini. Anche senza una rottura certificata, le ondate di freddo possono comunque verificarsi, pur se con modalità e intensità differenti.
Evoluzione dello split del vortice polare
Attualmente il Vortice Polare si trova in una condizione di equilibrio precario, non possiede una forza tale da imporre una circolazione lineare e zonale, ma allo stesso tempo non manifesta la fragilità necessaria per scatenare una svolta gelida immediata sul continente. Questa situazione di incertezza agisce come un confine, trattenendo gran parte dell’aria artica alle alte latitudini, ma permettendo comunque il passaggio di sistemi perturbati verso l’Europa. Rispetto alle analisi di pochi giorni fa, le probabilità di assistere a nevicate diffuse a bassa quota sono leggermente calate, tuttavia questo non implica un ritorno a condizioni di stabilità assoluta o di caldo anomalo.
Le probabilità del gelo
Oltre alle dinamiche polari, altri fattori complicano il quadro meteorologico nel Mar Mediterraneo, in particolare le regioni tropicali stanno influenzando pesantemente la circolazione europea. La presenza di elevate quantità di vapore acqueo sta alimentando precipitazioni molto intense, mentre le temperature faticano a scendere a causa della prevalenza di flussi subtropicali che ostacolano l’avanzata dell’aria artica. In questo contesto, l’Italia rimane terra di confine tra le miti correnti oceaniche e i primi timidi tentativi di intrusione fredda dai quadranti settentrionali.
Influenze tropicali e dinamiche mediterranee
Il flusso di calore registrato in questo periodo risulta decisamente superiore alla norma, garantendo alle masse d’aria temperate una posizione di vantaggio sul bacino del Mediterraneo. L’aria gelida resta dunque confinata a distanza, mentre l’Oceano Atlantico continua a inviare perturbazioni cariche di pioggia. Fino alla metà di Febbraio, si prevede che questa configurazione rimanga pressoché invariata, con precipitazioni frequenti che interesseranno gran parte del territorio nazionale. Tuttavia, i modelli numerici iniziano a intravedere un cambiamento proprio in coincidenza del fine settimana del 14 e 15 Febbraio.
Prospettive per la metà di febbraio
Proprio verso la metà del mese, il pattern meteorologico a livello europeo potrebbe subire una variazione significativa. Le piogge incessanti che hanno colpito l’Europa Occidentale e l’Italia dovrebbero iniziare a perdere vigore, lasciando spazio a un parziale ingresso di aria di origine artica. Se questa tendenza venisse confermata, si assisterebbe a un calo delle temperature su tutta la Penisola, con la quota neve destinata a scendere anche a quote collinari, specialmente durante il weekend del 14 e 15 Febbraio. Si tratterebbe di un passaggio verso una fase più spiccatamente invernale, seppur meno estrema di quanto ipotizzato inizialmente.
Credit:
ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
NOAA – Global Forecast System (GFS)
Deutscher Wetterdienst (ICON Model)
