
L’alta pressione mette radici sull’Italia
(TEMPOITALIA.IT) Questa volta non assisteremo al classico passaggio rapido dell’alta pressione, le attuali condizioni meteo promettono infatti di restare ancorate a un clima primaverile per diversi giorni. Attualmente siamo avvolti da una imponente cupola anticiclonica di vaste dimensioni, che sta convogliando masse d’aria calda di origine subtropicale verso lo Stivale. Non si tratta di una variazione passeggera, ma di una struttura solida che dominerà lo scenario atmosferico del Mediterraneo per un periodo prolungato, regalando giornate luminose e un tepore che poco ha a che fare con la fine di febbraio.
Anomalie termiche preoccupanti in quota
Se nelle zone di pianura e lungo i litorali il clima appare semplicemente gradevole, le distorsioni termiche più preoccupanti verranno registrate alle medie e alte altitudini. Soprattutto al di sopra dei 1500 metri di quota, dove l’assenza di inversioni termiche permetterà al fenomeno della subsidenza atmosferica di agire senza ostacoli, le temperature sono destinate a impennarsi. In queste aree montane il calore sarà molto più evidente, con punte che supereranno localmente i 6°C o i 9°C proprio a ridosso dei 1500 metri. Di conseguenza, lo zero termico subirà una spinta verso l’alto fino a raggiungere i 2500 metri, una quota decisamente eccessiva che avrà ripercussioni negative sugli equilibri naturali.
Il pericolo per il manto nevoso e il rischio valanghe
Una simile configurazione, se mantenuta per molti giorni consecutivi, risulterà estremamente dannosa per la conservazione della neve ancora presente sulle vette dell’Appennino e lungo tutto l’arco delle Alpi. Un innalzamento delle temperature così costante in alta montagna non può essere considerato un elemento secondario, poiché il manto bianco accumulato nelle settimane passate inizierà a fondersi con estrema rapidità. La parte superficiale della neve tenderà a diventare umida e pesante, mentre nel cuore degli strati nevosi potrebbero manifestarsi pericolose perdite di coesione tra il materiale più vecchio e quello depositato di recente. Secondo le elaborazioni del modello GFS, lo zero termico potrebbe addirittura stazionare oltre i 3000 o 3200 metri per diverse giornate, sottoponendo la neve a uno stress fortissimo che ne minerà la stabilità. Il rischio di valanghe aumenterà in modo significativo, diventando una minaccia concreta per gli escursionisti e gli amanti dello sci. Risulta quindi fondamentale consultare con estrema attenzione i bollettini ufficiali prima di intraprendere qualsiasi attività in quota.
Pioggia rimandata e scenari per marzo
Inizialmente le proiezioni indicavano un possibile ritorno della pioggia tra il 2 e il 3 marzo, tuttavia le ultime analisi hanno posticipato questa scadenza. Sebbene l’arrivo di una perturbazione atlantica sia confermato nel lungo termine, sembra che la spinta dell’anticiclone sia ancora abbastanza forte da deviare i fronti nuvolosi verso altre direzioni. Non c’è motivo di allarme, le abbondanti precipitazioni delle scorse settimane permettono di affrontare con serenità qualche tempo di sole, ma l’auspicio resta quello di vedere un ritorno della pioggia che i modelli attualmente collocano verso la fine della prima settimana di marzo. Una primavera ricca di acqua è infatti un presupposto essenziale per garantire riserve idriche adeguate in vista della prossima stagione estiva.
Credit:
NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts









