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Soffio siberiano in arrivo dalla Russia

Stiamo vivendo un inverno che si fa sentire principalmente attraverso il maltempo, ma fino a questo momento è mancato quel grande evento meteorologico capace di restare negli annali per il gelo e le nevicate diffuse. Adesso la situazione potrebbe farsi interessante, con il freddo e la neve pronti a prendersi la scena in modo prepotente proprio durante l’ultima decade di febbraio.

Non si parla di semplici congetture prive di fondamento, bensì di analisi basate sulle dinamiche dell’atmosfera che stanno portando a un ulteriore indebolimento del Vortice Polare. Di conseguenza, aumentano sensibilmente le probabilità che imponenti porzioni di aria gelida possano scivolare verso le nostre latitudini, in maniera potenzialmente straordinaria, ricalcando quanto già osservato recentemente nel Nord America e negli Stati Uniti.

Questa stagione fredda potrebbe concludersi in modo molto diverso rispetto agli ultimi quattro anni, che si sono rivelati estremamente deludenti per gli amanti del clima rigido. L’eventualità di una massiccia ondata di gelo alla fine di febbraio non rappresenterebbe certo un fenomeno inedito, basta ricordare quanto accaduto nel 2018, quando la dama bianca riuscì a ricoprire persino città come Roma e Napoli.

Quando si evoca il Buran, o Burian, ci si riferisce a un vento gelido che trae origine dall’Anticiclone Russo Siberiano, caratterizzato da correnti violentissime che nascono nelle steppe dell’Eurasia per poi attraversare l’Europa Continentale. Spesso questo termine viene adattato in italiano come buriana, per indicare fasi di freddo acuto e improvviso. Sarà necessario attendere con la giusta pazienza prima che questi scenari da pieno inverno si concretizzino, il gelo non giungerà nell’immediato e tutta la prima metà di febbraio sarà verosimilmente dominata dal flusso dell’Oceano Atlantico, che garantirà ancora piogge abbondanti ma temperature non troppo rigide.

 

Seconda parte di febbraio con una potenziale svolta drastica

Soltanto procedendo verso la metà del mese le masse d’aria polare potrebbero iniziare a scendere di latitudine verso l’Europa. Le proiezioni a lungo termine sembrano promettenti per un possibile stravolgimento, specialmente se l’azione di disturbo al Vortice Polare causata dallo stratwarming riuscirà a trasmettersi fino alla troposfera.

Sarà necessario del tempo e, prima di osservarne i pieni effetti, potremmo trovarci proiettati nell’ultima parte di febbraio, tuttavia esiste la concreta possibilità di assistere a una fase conclusiva della stagione potenzialmente memorabile. Fino ad ora l’inverno si è mosso tra luci e ombre, ma il 2026 potrebbe rivelarsi l’anno della grande neve fino in pianura.

Il potenziale atmosferico è presente, almeno sulla carta, gli indici climatici segnalano infatti un Vortice Polare non particolarmente solido già dall’inizio della stagione. Se un tempo nella Val Padana la neve era una presenza costante e annuale, oggi una nevicata estesa manca da troppo tempo, forse, dunque, è giunto il momento per un evento di grande portata.

Episodi paragonabili a quelli che colpirono l’Italia nel febbraio 2012 o a fine febbraio 2018 sono sempre possibili, il riscaldamento globale, infatti, non elimina questi eventi estremi, ma in certi casi può addirittura renderli più violenti. Dopo una sequenza di inverni mediocri, questi scenari meteo potrebbero apparire come visioni di un’altra epoca, quasi impossibili da ripetere, eppure la natura potrebbe sorprenderci ancora.

 

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