(TEMPOITALIA.IT) Le precipitazioni si preparano a fare nuovamente la loro comparsa, sebbene non con la stessa diffusione osservata durante il meteo di febbraio. Risulta ormai evidente, da diversi giorni, come l’alta pressione abbia ripreso il controllo della Penisola e, più in generale, dell’intero Bacino del Mediterraneo. Ci troviamo, di conseguenza, di fronte a una fase di stabilità meteorologica generalizzata, caratterizzata da cieli sereni o parzialmente velati e da un ritorno del clima asciutto su gran parte del territorio. In varie aree geografiche le colonnine di mercurio hanno oltrepassato la soglia dei 20 gradi Celsius, toccando punte termiche decisamente insolite per il periodo di fine febbraio.
Una stabilità destinata a vacillare
Questa situazione climatica non sembra però destinata a una durata eccessiva. Più precisamente, il dominio anticiclonico non rimarrà del tutto privo di disturbi. Nelle prossime giornate, la robusta struttura dell’anticiclone potrebbe dare i primi segnali di cedimento. Bisogna sottolineare che non si prevede, al momento, una perturbazione violenta capace di portare piogge universali, quanto piuttosto dei timidi tentativi di infiltrazione di aria umida.
Il primo, debolissimo affondo perturbato diretto verso la Penisola, si limiterà a scalfire appena la protezione offerta dall’alta pressione. Tra la giornata di domenica 1 e quella di lunedì 2, infatti, i fenomeni piovosi si manifesteranno esclusivamente sull’estremo Nord-Ovest, interessando la Sardegna e lambendo la Liguria. Il resto dell’Italia non avvertirà quasi alcun cambiamento sostanziale.
Precipitazioni limitate e scenari futuri
Tra le giornate di lunedì 2 e martedì 3 marzo, i rovesci risulteranno quasi del tutto irrilevanti. Qualche spunto di maggiore interesse potrebbe coinvolgere soltanto il Piemonte e la Sardegna, lasciando il resto del paese in attesa.
Un mutamento della circolazione più marcato
Come anticipato, intorno al 5-6 marzo, il quadro meteorologico potrebbe farsi più dinamico. Un profondo ciclone, rimasto precedentemente isolato, potrebbe essere agganciato dalle correnti perturbate provenienti dall’Atlantico. Gran parte dell’evoluzione dipenderà proprio dall’intensità del flusso dell’oceano Atlantico.
Qualora questa spinta riesca a traslare il sistema verso levante, potremmo assistere a una fase di maltempo più incisiva sul suolo nazionale. In questo scenario, le aree maggiormente coinvolte resterebbero quelle occidentali, con in prima fila la Sardegna, il Piemonte, la parte della Emilia occidentale e la Liguria. Non si tratterebbe, comunque, di piogge torrenziali, poiché la struttura ciclonica raggiungerebbe le nostre regioni in una forma notevolmente indebolita.
Ciclone non significa meteo estremo
È opportuno fare chiarezza quando si utilizza il termine ciclone, poiché ci si riferisce esclusivamente a una configurazione ciclonica della pressione. Non vi è alcun segnale che suggerisca l’arrivo di eventi meteo estremi simili a quelli causati da Harry, non ci troviamo di fronte a nulla di paragonabile. È più probabile, invece, l’insorgenza di una fase perturbata piuttosto blanda.
Questa cautela deriva dal fatto che l’anticiclone non sembra propenso a cedere il terreno con facilità. Rispetto a quanto visto nel corso della stagione invernale, questa barriera sta operando una protezione efficace, continuando potenzialmente a ostacolare il libero ingresso delle perturbazioni atlantiche verso l’Italia. Per tale ragione, risulta fondamentale monitorare costantemente i prossimi aggiornamenti per ottenere dettagli maggiormente definiti.
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