Si può davvero parlare di un Inverno fallimentare, secondo la nostra visione la risposta è negativa. Sebbene sia mancato, ancora una volta, un evento di freddo estremo capace di riportare le medie stagionali dell’intera stagione a valori inferiori alla norma, bisogna ammettere che, osservando i dati delle ultime annate poco entusiasmanti, qualche segnale incoraggiante si è visto. Nelle nostre zone geografiche, purtroppo, sono arrivati soltanto i riflessi marginali di una circolazione artica retrograda che, al contrario, ha colpito duramente le medie e le alte latitudini del Continente Europeo.
La dinamica atmosferica
L’Europa è rimasta stretta nella morsa del rigore invernale per gran parte del mese di gennaio e durante i primi giorni di febbraio, tanto che questo periodo è risultato, a livello continentale, il più freddo dal 2010. La stabilità di alte pressioni posizionate verso il Polo Nord e le aree più settentrionali ha permesso la discesa costante di masse d’aria polare verso il cuore del territorio europeo. Nello stesso momento, spostandosi verso l’Oceano Atlantico, una vasta area di bassa pressione ha alimentato un trasporto continuo di correnti temperate e sature di umidità. Questo fenomeno ha generato i cosiddetti fiumi atmosferici, responsabili di precipitazioni abbondanti soprattutto nel Mezzogiorno e lungo le aree costiere. Come si può notare, il gelo intenso è rimasto confinato a latitudini molto distanti dalle nostre, mentre l’Italia veniva coinvolta da piogge incessanti ma con temperature decisamente miti.
Il paradosso delle correnti artiche
Spesso l’assetto del cielo sopra l’Europa ha ricalcato lo schema di un Settentrione gelato contrapposto a un clima dolce nelle nostre terre. Non si può certo affermare che siano mancate le condizioni ideali per una discesa delle temperature verso latitudini inferiori, basta osservare quanto accaduto durante il mese di gennaio, quando il freddo si è fermato letteralmente a pochissima distanza dai confini della nostra Penisola Italiana. Analizzando con precisione la situazione, la rotta dei flussi provenienti dall’Artico, direzionata prevalentemente verso le acque dell’Oceano, ha finito per esasperare lo scontro termico proprio sulla superficie marina. Questa dinamica, paradossalmente, ha favorito il richiamo di aria umida e mite verso l’Italia, annullando gli effetti del potenziale inverno nevoso.
Una stagione densa di occasioni mancate
Dal punto di vista del termometro i rimpianti sono molti. Se confrontiamo questa stagione con quelle degli anni passati, le chance di vedere la neve e il ghiaccio anche a bassa quota erano decisamente superiori. Tuttavia, è evidente che tale scenario non si è concretizzato in modo uniforme. Abbiamo spiegato più volte come la presenza di robusti anticicloni sulle Isole Britanniche o verso la Scandinavia possa favorire la spinta del freddo verso il sud, ma la teoria non sempre coincide con la pratica meteorologica. La disposizione delle pedine sulla scacchiera del clima non si è incastrata correttamente per portare il gelo nelle nostre città, dimostrando che la disponibilità di configurazioni favorevoli sulla carta non garantisce affatto un esito nevoso a casa nostra.
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