(TEMPOITALIA.IT) Nell’immaginario collettivo, la Primavera è da sempre associata al sole, a un clima gradevole, a giornate luminose e al rapido passaggio di qualche rovescio o temporale isolato. I primi tuoni della stagione, ma anche le perturbazioni che durano un paio di giorni, fanno parte della normalità. Si tratta di elementi reali, che però, nel corso degli ultimi anni, sono diventati sensibilmente più estremi. In questo approfondimento cerchiamo di analizzare le ragioni di tale trasformazione.
Primavera sempre più estrema
Da circa un ventennio a questa parte, si nota con frequenza un susseguirsi di sbalzi repentini che obbligano a passare, nel giro di pochissimo tempo, dai pesanti piumini invernali alle magliette a maniche corte. Sono variazioni di temperatura impressionanti, si può transitare da una massima di 5 gradi Celsius a una di 22 gradi Celsius nell’arco di appena 48 ore, e talvolta accade anche il percorso inverso.
È successo più di una volta che, proprio nel momento della massima fioritura, le colonnine di mercurio precipitino improvvisamente su valori tipicamente invernali, al punto da riportare la neve a quote di collina o perfino in pianura. Molti ricorderanno, per esempio, l’intensa ondata di freddo che ha colpito l’Italia nell’aprile del 2024. Questo continuo alternarsi tra irruzioni di aria gelida di estrazione polare e improvvise fiammate di calore, spesso eccessivamente intense come quelle verificate nel 2017 o nel 2011, ha profondamente alterato la percezione che un tempo si aveva del periodo primaverile.
Il pericolo dei fenomeni meteorologici violenti
Se le forti oscillazioni termiche possono generare preoccupazione, ciò che incute un vero timore è la crescente ferocia delle precipitazioni. L’atmosfera e i bacini marini, tra cui spicca il Mar Mediterraneo, accumulano una quantità sempre più elevata di energia termica, la quale si trasforma inevitabilmente in piogge più violente e concentrate nel tempo. Questo accade ormai in tutte le stagioni dell’anno.
Le classiche perturbazioni della Primavera, che un tempo risultavano distribuite in modo regolare e prive di eventi meteo estremi, mutano con frequenza in episodi alluvionali. Risulta emblematico quanto accaduto nel mese di febbraio, un periodo che in molte zone della Penisola dovrebbe rappresentare il minimo annuale delle piogge. L’ultimo mese è stato davvero fuori controllo, pur non appartenendo ufficialmente alla stagione primaverile.
L’invadenza dell’anticiclone africano
Appare logico che il riferimento sia all’anticiclone africano. Questo ingombrante protagonista del clima, che in passato limitava il suo dominio quasi esclusivamente all’estate, oggi mostra la tendenza a espandersi verso le latitudini settentrionali dell’Europa già nel cuore della stagione fredda. In alcuni casi, le sue propaggini hanno raggiunto persino la Scandinavia.
Pur non portando temperature paragonabili a quelle del mese di luglio, una simile configurazione barica comporta numerosi risvolti negativi. È sufficiente pensare allo zero termico che si innalza oltre i 3000 o addirittura i 4000 metri, mettendo seriamente a rischio la tenuta del manto nevoso sulle Alpi e lungo l’Appennino. Di conseguenza, intorno ai 2000 metri, la copertura bianca risulta ormai discontinua anche nel pieno dei mesi invernali.
La crisi delle Alpi
La catena delle Alpi, in modo particolare, ricopre un ruolo fondamentale per il regime pluviometrico del Nord Italia. La neve accumulata durante l’inverno costituisce una riserva vitale che, fondendo gradualmente in tarda Primavera, alimenta costantemente i fiumi, i torrenti e le falde acquifere della Pianura Padana. Questo avviene anche nei periodi in cui le piogge scarseggiano.
Tale meccanismo naturale assicura l’acqua necessaria per l’agricoltura e per le molteplici attività produttive. Se però la fusione delle nevi si verifica con un anticipo eccessivo, la risorsa idrica defluisce troppo rapidamente. Le piene dei fiumi nei mesi di marzo e aprile non consentono di mantenere una disponibilità d’acqua sufficiente per maggio o giugno, periodi in cui, statisticamente, le precipitazioni tendono a diminuire.
Una distribuzione della pioggia irregolare
Bisogna ricordare che, durante i mesi estivi, proprio quando le colture richiedono il massimo sforzo irriguo, i corsi d’acqua rischiano di trovarsi in forti condizioni di magra. Anche questa dinamica rientra nell’estremizzazione meteo climatica. Il punto cruciale è che, sebbene episodi simili potessero verificarsi sporadicamente anche qualche decennio fa, oggi questo regime di piogge irregolare è diventato la consuetudine. Questo rappresenta un problema di enorme portata per l’intero ecosistema dell’Europa meridionale.
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