
(TEMPOITALIA.IT) Da circa un mese stiamo vivendo una fase atmosferica in cui è mancata, salvo brevi periodi e in zone circoscritte, la vera rigidità del clima invernale, con precipitazioni costanti e un clima per nulla rigido. Sulle Alpi, infatti, la quota in cui cade la neve rimane decisamente elevata, attestandosi raramente sotto i 1000 metri, mentre lungo l’Appennino si raggiungono vette ancora superiori, superando spesso i 1500 metri. Se queste anomalie venissero proiettate nel cuore della stagione primaverile, le ripercussioni sarebbero notevoli. In questa analisi vogliamo approfondire cosa comporterebbe un periodo di calore fuori stagione.
Marzo sempre più caldo
Come ogni altro periodo dell’anno, anche il mese di marzo risente pesantemente degli effetti del riscaldamento globale. Si osserva una tendenza chiara, dove gli eventi di calore anomalo non rappresentano più fenomeni rari, ma diventano sempre più frequenti, specialmente in Italia, considerata ormai un punto critico per i mutamenti climatici nel Mediterraneo. Bisogna sottolineare, tuttavia, che si tratterebbe di un tepore tipico della stagione mite, nulla a che vedere con l’afa opprimente di Luglio o Agosto, non esiste alcun termine di paragone. Eppure, restare in abiti leggeri durante le ore pomeridiane nel cuore di marzo non dovrebbe essere una circostanza così abituale. Avere giornate soleggiate con oltre 25°C nel prossimo mese potrebbe risultare piacevole per molti, ma tale scenario non è privo di conseguenze potenzialmente dannose per l’ambiente.
Conseguenze sugli ecosistemi
Le temperature elevate e il riscaldamento precoce della Primavera hanno ricadute molto serie sugli ambienti naturali. Quando la fase vegetativa si allunga e l’Inverno diventa troppo dolce, molte piante tendono a risvegliarsi dal letargo prima del previsto, modificando la loro fenologia, ovvero il ritmo stagionale dei processi biologici. Questo sfasamento temporale, anche solo di poche settimane, può generare effetti gravi, poiché gli insetti impollinatori potrebbero non essere pronti nel momento della fioritura, mentre alcuni predatori potrebbero alterare le proprie abitudini alimentari. I cicli biologici e biodinamici rischiano quindi di perdere il loro equilibrio originario, creando danni a catena nella catena alimentare.
Disastro sui ghiacciai
L’aumento globale delle temperature accelera la fusione delle masse glaciali, con ripercussioni immediate e pesanti. A livello planetario, i ghiacci perdono volume a ritmi mai visti prima, incidendo sull’innalzamento degli oceani e riducendo le scorte di acqua dolce. Le Alpi e l’Appennino non fanno eccezione. Con stagioni nevose sempre più brevi, i ghiacciai restano scoperti molto prima rispetto al passato. Un incremento eccessivo del calore nel mese di marzo può velocizzare la scomparsa del manto nevoso fino alle quote elevate delle montagne, molto in anticipo rispetto a qualche decennio fa. Accade talvolta che alcuni ghiacciai siano già privi di protezione nevosa a metà luglio, mentre un tempo resistevano per l’intera estate. I giganti di ghiaccio sono sempre più in sofferenza, e l’arrivo di temperature elevate già nella prima parte dell’anno non fa altro che aumentare il rischio di una fusione irreversibile.
Il rischio di siccità
Parlare di carenza idrica potrebbe apparire paradossale in un momento segnato da piogge così estreme e incessanti, eppure non sappiamo quando inizierà il prossimo periodo secco. Sappiamo però che arriverà, poiché non è impossibile rivivere scenari simili al 2022 per il Settentrione o al 2024 per il Mezzogiorno. Per tale motivo, avere un calore precoce e l’assenza di precipitazioni già nel prossimo mese potrebbe non portare benefici per il futuro climatico delle settimane a venire, riducendo le riserve accumulate e aumentando l’evaporazione del suolo in modo prematuro.
Credits e fonti autorevoli: (TEMPOITALIA.IT)
- IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change): https://www.ipcc.ch
- Copernicus Climate Change Service (C3S): https://climate.copernicus.eu
- NASA (Goddard Institute for Space Studies): https://data.giss.nasa.gov
- WMO (World Meteorological Organization): https://wmo.int
- NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration): https://www.noaa.gov





