(TEMPOITALIA.IT) Trentatré ettopascal in poche ore. Non è un numero qualunque: è la misura di quanto velocemente può cambiare tutto, quando la natura decide di fare sul serio. Il ciclone che si è sviluppato sull’Adriatico in queste ore nasce praticamente dal nulla, partendo da circa 1.008 hPa sull’Adriatico settentrionale e precipitando fino a circa 985 hPa nel giro di pochissimo tempo. Tecnicamente si chiama ciclogenesi esplosiva, e il nome rende benissimo l’idea di quello che sta succedendo sull’Italia.
Il ciclone esplosivo e il crollo termico da 15°C
L’effetto più immediato e visibile di questa dinamica è il crollo delle temperature, che in numerose località risulta nell’ordine dei 15°C rispetto ai valori di qualche giorno fa. Non ovunque, però, allo stesso modo. Sul settore occidentale della Pianura Padana e in alcune zone di nord-ovest, il favonio, quel vento discendente dalle Alpi capace di riscaldare rapidamente l’aria, attutirà l’impatto dell’irruzione fredda. In queste aree il cielo tende a schiarire in fretta e già nel pomeriggio odierno le temperature potranno risalire anche fino a 15°C. Un contrasto straniante con il resto della Penisola.
Sul settore orientale della Pianura, invece, il favonio si fa sentire molto meno. Qui il vento sarà protagonista in modo diverso: correnti secche e fredde dai Balcani, aria tagliente e sensazione termica ben al di sotto dei valori reali. Le temperature si attesteranno attorno ai 12°C, con un’aria che nella sostanza ricorda molto più Gennaio che la fine di Marzo. Come illustra bene Tempo Italia nell’analisi del colpo di coda invernale, è proprio ciò che accade in quota a fare la differenza tra un episodio blando e uno che lascia il segno.
Neve a bassa quota: Perugia, L’Aquila, Potenza ed Enna nel mirino
Sulle zone montuose la situazione è decisamente più invernale. Lungo l’Appennino centrale le temperature possono scendere sotto 0°C già attorno ai 1.000 metri, e durante i rovesci più intensi lo zero termico cala ulteriormente, portandosi fin verso i 600 metri. I rovesci, in effetti, sono il fattore chiave: trascinano verso il basso l’aria gelida presente in quota, abbassando lo zero termico in modo brusco e improvviso, rendendo possibile la neve a quote che in questa stagione sembravano impensabili.
Così, in questo scenario, la neve potrebbe fare capolino su città come Perugia, Rieti, L’Aquila, Campobasso e Potenza, con qualche possibilità anche per Avellino. Più a sud, sulle quote interne della Sicilia, persino Enna non è esclusa dal quadro. In Sardegna, Nuoro potrebbe vedere precipitazioni miste. A queste quote, siamo comunque ai limiti della quota neve, e la situazione è talmente dinamica da rendere difficile qualsiasi indicazione precisa. Episodi analoghi, del resto, si sono già verificati in stagioni precedenti, anche più avanti nel calendario, come nell’Aprile del 2008.
Un ciclone simile non si vedeva da tempo
Una bassa pressione così intensa, formata in poche ore, è tutt’altro che frequente per il periodo. Il meccanismo che la genera è preciso: l’aria fredda artica scende verso sud, trova l’Adriatico ancora relativamente tiepido, e la differenza di temperatura tra i due strati innesca una ciclogenesi rapida e violenta. Il vortice depressionario che ne risulta trascina le correnti dai Balcani verso sud con forza, amplificando i fenomeni associati, specie grandine e gragnola. Ed è proprio durante questi rovesci che il crollo termico risulta più brutale, nel giro di pochi minuti.
Meteo estremo e Riscaldamento Globale: il contesto che cambia tutto
C’è però una lettura più ampia da fare, e sarebbe sbagliato ignorarla. Quello che stiamo vivendo non è semplicemente un colpo di coda invernale fuori stagione: è un evento primaverile amplificato dal Riscaldamento Globale, come sta emergendo con crescente chiarezza dagli studi scientifici degli ultimi anni. La primavera precocissima di metà Febbraio, con temperature da Maggio in pieno inverno nordeuropeo, ha creato le condizioni ideali perché il successivo ritorno del freddo risultasse ancora più violento e destabilizzante. Più calore nell’atmosfera significa più energia disponibile, e più energia disponibile significa fenomeni più estremi in entrambe le direzioni: caldo esagerato e poi gelo improvviso, senza vie di mezzo.
Le stesse dinamiche si stanno osservando altrove. Le Isole Canarie hanno registrato in questi giorni nevicate a quote del tutto insolite, con fenomeni che hanno interessato anche Madeira, il sud della Spagna e il Marocco: un segnale che il rimescolamento atmosferico non riguarda solo l’Italia, ma un’ampia porzione del Mediterraneo e dell’Atlantico orientale. Come analizza Tempo Italia nel suo approfondimento sul Vortice Polare e la primavera sottosopra, siamo in una fase di logorante dinamicità che difficilmente si esaurirà in pochi giorni.
Verso Pasqua: tutto ancora aperto
Le conseguenze di questa instabilità potrebbero trascinarsi fino ad Aprile inoltrato e, potenzialmente, alla prima parte di Maggio. Per Pasqua, che si avvicina rapidamente, il ventaglio delle possibilità rimane aperto: dai modelli emergono scenari che vanno dal maltempo con freddo all’anticiclone delle Azzorre con condizioni miti e soleggiate. Troppo presto per sciogliere la prognosi, troppo importante per ignorarlo. Nei prossimi aggiornamenti il quadro diventerà più nitido, e allora si potrà ragionare con più concretezza su cosa aspettarsi per le festività.
Credit
ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts






