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La domanda che tutti si fanno

Che fine ha fatto la primavera? Dove sono finite le belle giornate di sole, il clima mite, l’alta pressione che ci avrebbe dovuto accompagnare dopo un inverno passato quasi interamente a fare i conti con la pioggia? Sono domande lecite, comprensibili, che circolano nelle conversazioni di questi giorni con una frequenza crescente. Eppure c’è un aspetto che spesso si dimentica, e vale la pena ricordarlo: la primavera non è l’estate.

Stiamo parlando di una stagione di transizione, e transizione significa, almeno nella sua parte iniziale, conservare caratteristiche tipicamente invernali. Non è un’anomalia, è la fisiologia del clima alle medie latitudini. Marzo e Aprile sono stati, storicamente, due mesi capaci di ribaltare le false credenze di chi si aspetta il sole garantito appena superato l’equinozio.

 

Eravamo abituati male

Negli ultimi anni ci eravamo abituati a stagioni di mezzo che assomigliavano sempre più a propaggini dell’estate. L’autunno che si prolungava fino a Novembre inoltrato, a volte persino a Dicembre. La primavera che anticipava i tempi, con il caldo che faceva capolino già a Marzo, illuse comprese. Quest’anno le cose stanno andando diversamente, e ci si stupisce. Ma a sorprendere non dovrebbe essere il freddo di fine Marzo: a stupire dovrebbe essere stata, semmai, quella mitezza anomala a cui ci eravamo abituati e che adesso non c’è più.

Non a caso le proiezioni stagionali hanno subito un aggiornamento profondo rispetto alle ipotesi di inizio stagione. I modelli matematici più autorevoli hanno assimilato quello che a tutti gli effetti è stato un rimescolamento barico dirompente, e le conseguenze si faranno sentire ancora per settimane.

 

Lo split del Vortice Polare

Il vero responsabile di questa primavera complicata ha un nome preciso: lo split del Vortice Polare. Si tratta di quel fenomeno che spezza letteralmente in due tronconi la circolazione gelida alle alte quote, riorganizzando le correnti in modo caotico e aprendo corridoi preferenziali per le discese di aria fredda verso le medie latitudini. Non è un evento isolato, né un capriccio passeggero: è una modifica strutturale della circolazione atmosferica che tende a persistere per settimane, condizionando pesantemente almeno una parte di Aprile.

Difficile, in questo momento, ipotizzare un consolidamento solido dell’Alta Pressione sul Mediterraneo. L’anticiclone ci proverà nel corso della prossima settimana, è vero, ma il rischio che si tratti dell’ennesimo fuoco di paglia è concreto. Non esistono, almeno per ora, le condizioni strutturali affinché l’alta pressione riesca a mettere radici durature. Il terremoto barico delle ultime settimane pesa ancora, e si sente.

 

Quando arriverà la svolta?

Guanti, sciarpa e giubbotto restano compagni fedeli ancora per qualche tempo, quasi certamente per tutta la prima decade di Aprile. Poi, gradualmente, qualcosa dovrebbe sbloccarsi. Forse nella seconda metà di Aprile, forse a Maggio. La primavera vera arriverà, sia chiaro, ma arriverà a modo suo e con i propri tempi.

C’è però una variabile da tenere sempre in mente: quando l’Alta Pressione decide di imporsi, lo scenario può cambiare da un momento all’altro con una rapidità sorprendente. Se dovesse riuscire a resistere agli assalti artici, quella che in questo momento sembra una Pasqua piuttosto fredda potrebbe trasformarsi, sorprendentemente, in una festività mite e soleggiata. Ipotesi minoritaria, certo, ma non impossibile. Con l’atmosfera di questo periodo non si può mai star del tutto tranquilli, in nessuna direzione.

 

Credit

ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts

GFS – NOAA/NCEI Global Forecast System

DWD – Deutscher Wetterdienst

Met Office

Météo-France

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