Lo scossone in Stratosfera e la rottura del Vortice Polare
A quanto pare ci siamo davvero, tutti i pezzi del puzzle stanno finalmente andando al loro posto nelle dinamiche della parte più alta dell’atmosfera. Quello che stiamo osservando in Stratosfera non è solo un semplice aumento termico, ma un vero e proprio scossone, quello che i meteorologi definiscono tecnicamente come Major SSW. In parole povere, il Vortice Polare non si è limitato a decentrarsi rispetto alla sua sede abituale, ma si è letteralmente diviso in due lobi distinti. Potete immaginare una ciambella che si rompe improvvisamente, con un nucleo di aria calda che si piazza proprio sopra il Polo Nord. Si tratta della classica dinamica dello split, ed è proprio questa configurazione che di solito ci fa drizzare maggiormente le antenne per le possibili ripercussioni sul clima della nostra Italia.
L’inversione dei venti e il blocco dell’aria gelida
Il fatto interessante è che i venti a 10 hPa, che si trovano a circa 30 km di altitudine, hanno compiuto un’inversione completa del loro moto abituale. In precedenza il loro movimento naturale era da ovest verso est, come accade normalmente nella circolazione planetaria, ma ora hanno iniziato a muoversi in senso del tutto contrario. Questo cambiamento non è affatto un dettaglio da poco, perché rappresenta il segnale inequivocabile che il motore gelido dell’Artico si è inceppato. Quando accade una cosa del genere, solitamente esiste un’alta probabilità che si creino dei grossi blocchi di Anticiclone tra la Groenlandia e la Scandinavia. Sono proprio questi enormi muri di alta pressione che, agendo come una diga, costringono l’aria gelida a puntare con decisione verso sud, dirigendosi verso le medie latitudini dell’Europa.
Le tempistiche per l’Italia
Ma quando avvertiremo esattamente gli effetti di questo sconvolgimento sul nostro Paese? Solitamente ci vuole un po’ di pazienza per permettere al segnale di propagarsi verso il basso, diciamo un periodo compreso tra una decina di giorni o tre settimane al massimo. Quindi stiamo parlando della seconda metà di Marzo, proprio verso la fase finale del mese. La notizia positiva, almeno per chi spera ancora in un colpo di coda della stagione invernale, è che questi venti zonali sembrano voler persistere per diverso tempo, il che allunga notevolmente la finestra temporale durante la quale la Stratosfera può condizionare il tempo dalle nostre parti. Adesso il punto cruciale resta capire bene dove si piazzerà la protagonista assoluta di questa evoluzione, ovvero l’alta pressione.
Se l’Anticiclone dovesse decidere di piazzarsi prepotentemente tra il nord dell’Oceano Atlantico e l’Europa Settentrionale, allora le correnti fredde avranno la strada spianata verso l’Italia. Se invece il blocco atmosferico dovesse sbilanciarsi troppo verso l’Alaska o il Canada, il nostro Stivale potrebbe restare purtroppo a guardare mentre il gelo colpisce altri settori. Insomma, i prossimi giorni saranno decisivi per comprendere come e quando la Troposfera possa recepire questo segnale e indirizzarlo verso il suolo. Quel che è certo è che la Primavera dovrà lottare le fatidiche sette camicie per imporsi, perché gli ultimi giorni di Marzo promettono di essere piuttosto turbolenti e decisamente più freddi rispetto alla norma stagionale.
Crediti e fonti autorevoli:
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- Met Office – United Kingdom National Weather Service