(TEMPOITALIA.IT) Sembrava fatta, e invece no. La primavera dovrà ancora aspettare il suo momento, perché l’Italia si appresta a vivere una delle fasi meteorologiche più turbolente di tutto questo mese di Marzo ormai agli sgoccioli. Una sventagliata tardo-invernale che rimescola le carte proprio quando il calendario direbbe altro, pilotata da un vortice ciclonico con caratteristiche potenzialmente molto insidiose.
Dalla Porta del Rodano al Mediterraneo: come nasce il vortice
Il meccanismo è ben noto ai meteorologi. Già dalla giornata di Lunedì 30 Marzo, una massa d’aria fredda in discesa diretta dal Nord Europa spingerà con decisione verso il Mediterraneo attraverso la cosiddetta Porta del Rodano, ovvero quel corridoio privilegiato che canalizza i flussi freddi continentali verso i nostri mari. Quando quest’aria gelida si riversa su acque ancora relativamente tiepide, il contrasto termico innesca una reazione quasi inevitabile: la formazione di un profondo vortice depressionario che, stando agli ultimi aggiornamenti modellistici, colpirà con maggiore intensità il Centro-Sud e le Isole Maggiori.
C’è però un elemento che preoccupa in modo particolare gli esperti, e che merita di essere spiegato con chiarezza.
Il rischio TLC: quando il ciclone assume caratteristiche simil tropicali
Tra Mercoledì 1 e Giovedì 2 Aprile, questo vortice mediterraneo potrebbe subire un ulteriore approfondimento, traendo nuova energia direttamente dalla superficie marina. Si tratta dell’evoluzione verso un TLC, ovvero un Tropical Like Cyclone, un ciclone con caratteristiche simili a quelli tropicali. Non è uno scenario raro nel Mediterraneo, anzi negli ultimi anni si verifica con frequenza crescente e preoccupante. Le correnti in quota sembrano proprio favorire questa strutturazione: richiamando aria umida e calda dai quadranti meridionali si crea il mix ideale per fenomeni estremi, con venti violentissimi, piogge torrenziali e una struttura ben organizzata e compatta.
Grandinate, nubifragi e locali episodi di forte vento sono da mettere in conto sulle regioni più esposte. Le aree adriatiche e ioniche risulteranno le più vulnerabili, così come le Isole Maggiori: la Sardegna e soprattutto la Sicilia potrebbero trovarsi nel raggio d’azione più diretto del sistema.
Neve fino a 800/1000 metri sull’Appennino
Il calo delle temperature associato all’irruzione fredda porterà nevicate abbondanti sulle montagne del Centro, con i fiocchi che potrebbero spingersi fino agli 800/1000 metri di quota. Una bella imbiancata tardiva, certo, ma che poco ha a che fare con le aspettative primaverili di chi sperava in gite fuori porta. Va detto, come sempre in configurazioni così dinamiche, che piccoli spostamenti nella traiettoria delle masse d’aria possono stravolgere sia l’intensità che la localizzazione dei fenomeni. L’evoluzione andrà monitorata passo dopo passo.
Pasqua: la luce in fondo al tunnel
Nonostante la severità di questa fase, le tendenze per il weekend pasquale restano incoraggianti. L’alta pressione dovrebbe riuscire a riconquistare il Mediterraneo proprio a ridosso delle festività, scacciando il maltempo verso levante e aprendo ampi spazi soleggiati su buona parte dell’Italia. Dopo la tempesta, dunque, la Pasqua sembra davvero potersi salvare. Incrociamo le dita.







