Un promontorio di alta pressione che resiste, ma comincia a incrinarsi
Il flusso perturbato principale scorre a latitudini intorno ai 45 gradi nord ed è governato da un’ampia depressione alimentata da aria polare marittima, distesa tra l’Islanda e la Penisola Scandinava. A questa struttura è collegato un primo cavo d’onda alle medie latitudini che, dal settore a nord-est delle Azzorre, si allunga in senso meridiano fino alla Penisola Iberica. Più a oriente si osserva un secondo vortice in quota, un cut-off isolato sulla Russia siberiana.
Nel mezzo, a fare da diga, c’è il protagonista di questa fase: un robusto promontorio alimentato da aria subtropicale continentale che dall’Europa centrale si spinge fino al Mediterraneo centrale, inclinato verso nord-est sul continente e capace di risalire di latitudine oltre l’Europa orientale, fino alla porzione più occidentale del territorio russo. Sul Mediterraneo orientale il geopotenziale resta alto ma più livellato, con la presenza di una goccia fredda in quota associata a un ripiegamento della tropopausa che risale lentamente verso nord e continua a condizionare l’area compresa tra l’Egeo e il Mar Nero.
In questo contesto sinottico l’Italia vive una situazione apparentemente semplice e in realtà insidiosa: tempo stabile e cielo terso quasi ovunque, ma con un promontorio che arretra di qualche grado di latitudine per effetto dei disturbi in quota modulati dalla bassa pressione atlantica. È da lì che nasce il rischio temporali dei prossimi giorni, e non si tratta di innocue precipitazioni pomeridiane. Chi frequenta la montagna in questo periodo sa quanto rapidamente possa cambiare lo scenario: un aspetto che abbiamo approfondito parlando del temporale che nessuna App meteo vede arrivare.
Perché il caldo continua ad accumularsi
Nei bassi strati prosegue un afflusso caldo sempre più marcato, con temperature che alla quota di 850 hPa raggiungono i +24°C sulle regioni centro-meridionali e sulle due isole maggiori. Sono valori che, trasferiti al suolo e amplificati dal soleggiamento continuo e dalla compressione anticiclonica, mantengono l’Italia in piena onda di calore sulle pianure settentrionali, nelle zone interne del Centro-Sud e in Sardegna.
L’accumulo termico è progressivo: ogni giornata parte da minime più alte della precedente, il suolo resta caldo anche di notte e l’aria non ha modo di rinnovarsi. È il meccanismo che sta portando i valori massimi a superare soglie che fino a pochi anni fa comparivano solo in casi eccezionali, in coerenza con un Riscaldamento Globale che rende le estati mediterranee sempre più estreme. Ne abbiamo parlato analizzando i picchi estremi al Nord accompagnati da temporali con grandine.
Il paradosso è tutto qui: più energia si accumula nei bassi strati, più violenta sarà la scarica quando arriverà anche una modesta infiltrazione fresca in quota. Non servono grandi perturbazioni, basta un asse d’onda in transito veloce.
Mercoledì 5 agosto, rischio temporali e nubifragi sull’arco alpino
Mercoledì 5 agosto l’asse si distende verso il Tirreno centrale e isola un minimo in quota che innesca instabilità sui rilievi appenninici centro-meridionali. Al settentrione, correnti più fresche in quota comportano un’instabilità moderata su Alpi e Prealpi, con attività termoconvettiva pomeridiana.
Il rischio temporali si concentra da metà giornata sui settori alpini e prealpini e riguarda con particolare intensità il Trentino-Alto Adige, dove non si possono escludere nubifragi capaci di scaricare in poche decine di minuti quantitativi d’acqua paragonabili a quelli di un mese intero. Le celle che si formano in un ambiente così caldo e umido hanno basi elevate e nuclei molto profondi: il rischio grandine è concreto, con chicchi di dimensioni anche significative sulle vallate tra Bolzano e i settori confinanti. I fenomeni sono attesi in dissolvimento serale, mentre sui restanti settori resta un ampio soleggiamento.
Sul Centro e sulla Sardegna il cielo è inizialmente sereno o poco nuvoloso, ma durante le ore più calde cresce la nuvolosità cumuliforme a carattere diurno, con rischio temporali lungo la dorsale appenninica e nelle aree interne dell’isola. Al Sud e sulla Sicilia gli addensamenti cumuliformi delle ore centrali generano rovesci temporaleschi sui settori appenninici, con la Basilicata interessata in modo particolarmente diffuso: chi si trova nell’entroterra di Potenza farà bene a tenere d’occhio il cielo dal primo pomeriggio.
Le minime restano generalmente stazionarie, salvo un lieve calo su Valle d’Aosta e Sardegna; le massime aumentano su Valle d’Aosta e Piemonte, calano sull’Appennino centrale e in Sardegna, restano invariate altrove. I venti soffiano moderati di maestrale sulle coste nord-occidentali sarde, altrove deboli e variabili, con rinforzi locali legati proprio all’attività temporalesca: sono le raffiche di downburst il vero pericolo di queste celle. I mari risultano da quasi calmi a poco mossi nei bacini orientali, da poco mossi a mossi altrove, con l’eccezione del Tirreno centro-meridionale orientale che si presenta calmo.
Dove il termometro fa più paura
I picchi massimi raggiungono i 39-40°C sulle pianure centro-orientali settentrionali e nelle zone interne di Sardegna, Toscana, Umbria, Lazio, Puglia, Basilicata e Sicilia centro-orientale. Localmente, però, nelle conche riparate e nelle aree urbane più densamente costruite, si possono toccare e superare i 42°C: valori che spostano il problema dal disagio alla salute pubblica.
Le zone da monitorare con maggiore attenzione sono le pianure attorno a Bologna e Ferrara, le valli interne toscane a nord di Firenze, il bacino tra Perugia e Terni, la campagna a est di Roma, il Tavoliere attorno a Foggia e le pianure interne sarde alle spalle di Cagliari. Massime elevate, comprese tra 36°C e 37°C, riguardano le aree pianeggianti piemontesi intorno a Torino, le Marche, l’Abruzzo, il Molise, l’entroterra campano e quello calabrese. Anche Milano resta stabilmente su valori prossimi ai 37°C, con notti tropicali che impediscono il recupero notturno. Abbiamo già mappato in dettaglio le regioni esposte ai temporali e alla grandine in questa configurazione.
Giovedì 6 e venerdì 7 agosto, l’instabilità guadagna terreno
Giovedì 6 agosto il cielo si presenta sereno al mattino, ma nelle ore centrali si sviluppa nuvolosità cumuliforme ad evoluzione diurna con rischio temporali lungo l’intero arco alpino. Nel pomeriggio i fenomeni raggiungono anche i rilievi di Calabria, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna orientale, per poi attenuarsi rapidamente in serata, salvo residui proprio sulle Alpi, dove le celle tendono a rigenerarsi lungo le linee di convergenza di valle.
Venerdì 7 agosto lo schema si ripete, ma con una novità che merita attenzione: nelle ore serali i temporali alpini si estendono anche alle aree pianeggianti delle regioni settentrionali. È il passaggio più delicato dell’intera settimana, perché una cella che scende dai rilievi verso la pianura trova al suolo aria molto calda e umida, condizione ideale per sistemi organizzati con rischio grandine di grosso calibro e raffiche lineari. Nel pomeriggio i fenomeni interessano localmente anche i rilievi appenninici centro-meridionali. Sul quadro delle precipitazioni attese nel medio termine abbiamo dedicato un’analisi alle insidie che si nascondono dietro il bel tempo.
Il fine settimana dell’8 e 9 agosto
Sabato 8 agosto la giornata inizia con cielo sereno, poi nelle ore centrali subentra un annuvolamento a carattere diurno che porta rischio temporali diffusi sui settori alpini, prealpini e lungo la dorsale appenninica. Domenica 9 agosto lo schema si ripete con fenomeni meno intensi, segno che l’energia disponibile comincia parzialmente a scaricarsi.
Restano comunque due giornate da affrontare con prudenza in quota: sopra i duemila metri il passaggio dal sole pieno alla cella temporalesca può avvenire in meno di un’ora, e le escursioni vanno pianificate per concludersi entro il primo pomeriggio. Chi si muove verso Aosta o le valli del Trentino dovrebbe verificare gli aggiornamenti la mattina stessa.
Cosa aspettarsi dopo
Il promontorio subtropicale non è destinato a crollare, ma l’arretramento in corso e la maggiore frequenza dei disturbi in quota indicano una fase in cui il caldo estremo convive con episodi temporaleschi sempre più energici. È il modello che ha caratterizzato l’intera estate e che continuerà a caratterizzarla nelle prossime settimane, come emerge dall’analisi sulle aree più esposte a questi temporali di stampo tropicale e dalla ricostruzione del quadro dal caldo estremo ai temporali nelle zone a rischio.
La chiave interpretativa resta una sola: più a lungo si accumula calore, più violenta sarà la reazione dell’atmosfera quando il tappo si allenterà. Grandine e nubifragi non sono l’eccezione di questa estate, ne sono la conseguenza diretta.
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